La casa non è una merce, il territorio non è un Bancomat
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Per anni ci hanno raccontato che il mercato avrebbe sistemato tutto. E invece abbiamo città piene di case vuote e famiglie che non trovano un tetto. Abbiamo quartieri senza servizi e centri storici trasformati in vetrine per turisti. Abbiamo coste regalate ai privati e territori consumati dal cemento mentre si continua a parlare di sviluppo. Ma sviluppo per chi? Per chi compra palazzi come fossero azioni in borsa? Per chi trasforma ogni metro quadrato in profitto? Per chi considera il paesaggio una risorsa da sfruttare e non un'eredità da custodire? Noi diciamo che la casa è un diritto, non un privilegio. Che l'acqua deve restare pubblica. Che le spiagge devono appartenere ai cittadini e non diventare feudi privati. Che il territorio va difeso dal consumo di suolo e dalla speculazione che arricchisce pochi e impoverisce tutti. Vogliamo città dove una persona possa trovare scuola, sanità, trasporti, cultura e servizi vicino a casa, senza essere costretta a vivere in periferie abbandonate. Vogliamo quartieri vivi, alberi invece di altro cemento, biblioteche invece di centri commerciali vuoti. E soprattutto vogliamo che i cittadini tornino a decidere. Perché la democrazia non può ridursi a mettere una croce ogni cinque anni e poi assistere in silenzio alle scelte prese da altri. L'Italia è piena di luoghi meravigliosi trattati come miniere da sfruttare. È tempo di cambiare prospettiva: il territorio non è una merce. È casa nostra. E una casa, quando la ami davvero, non la vendi a pezzi.
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