Un'edilizia sociale "europea"
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Immagino alloggi di edilizia sociale di proprietà di una varietà di enti autonomi, democratici e senza scopo di lucro. Potranno essere Comuni (o direttamente o tramite organizzazioni ad hoc), fondazioni o anche associazioni degli inquilini, in ogni caso sotto la supervisione di un'agenzia/organismo nazionale. Si dovrà offire un'ampia varietà di tipologie edilizie e dimensionali, senza restrizioni basate sul reddito, il che contribuirà ad evitare la ghettizzazione. Gli affitti dovranno essere significativamente inferiori a quelli degli alloggi privati e dovranno essere sovvenzionati dalle autorità pubbliche. Dovranno essere regolarmente effettuati lavori di manutenzione e ristrutturazione sugli alloggi esistenti per adeguarli ai nuovi standard che via via verranno introdotti. La maggior parte degli alloggi dovrà essere assegnata in base al tempo di attesa in una lista e alla composizione del nucleo familiare: priorità dovrà essere data a famiglie con bambini, persone con disabilità, anziani, studenti, divorziati o a coloro che hanno bisogno di trasferirsi più vicino al luogo di lavoro. Per legge, i Comuni dovranno avere accesso ad una quota di questi alloggi, anche se di proprietà di enti non comunali, immagino un 25%. Nelle aree con un'alta percentuale di disoccupati, dovrà essere data priorità anche a coloro che rappresentano un modello di riferimento, come le persone con un lavoro o gli studenti.
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