Favorire l’inserimento nel mercato del lavoro a volte è una semplice astrazione
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Non tutte le persone sono, o mai saranno, nella possibilità di essere inserite a pieno titolo in contesti lavorativi, siano essi di natura profit o cooperativi
Per favorire l’inclusione sociale e lavorativa di persone con alti livelli di vulnerabilità occorre intraprendere azioni che si fondano sulle singole condizioni soggettive e oggettive e da lì costruire percorsi personalizzati con approcci strettamente integrati fra servizi pubblici e privati
A mio avviso occorrerebbe:
Incentivare spazi di attivazione e orientamento non sottoposte nella produzione di beni o servizi alle logiche del mercato, che consentono di sperimentarsi in attività reali, dignitose, professionalizzante in diverse mansioni (in modo da sperimentare diverse possibilità lavorative). Sia il sistema imprenditoriale profit che il sistema cooperativo è costretto a stare “sul mercato“ occorre creare ed inventare spazi diversi per consentire alle persone di sperimentarsi in contesti reali ma con la libertà di rispettarne i tempi e le storie.
Incentivare la creazione di un’agenzia (integrate tra pubblico e Privato) che lavori alla sensibilizzazione del sistema imprenditoriale del territorio per l’inserimento di persone fragili (uscendo dalla logica della concorrenza fra singoli enti privati e tra pubblico e privati); un’agenzia unica consentirebbe: lo sviluppo di una cultura del lavoro, la condivisione tra pubblico e privato di contesti di inserimento lavorativo, mappatura e monitoraggio integrati tra pubblico e privato
rafforzare il sistema di figure di mediazione e accompagnamento al lavoro in grado di essere riferimento costante e professionalizzato per il sistema delle imprese sia pubbliche che private
Relativamente al sistema della cooperazione o, investire risorse per il finanziamento delle figure di sostegno educativo e relazionale per le persone inserite in quei contesti; non lasciando solamente al mercato i reperimento delle risorse
Incentivare una reale integrazione fra pubblico e privato; non lasciando al pubblico la definizione delle strategie e al Privato la realizzazione delle attività (il più delle volte con scarsa qualità dovuta alla scarsità di risorse), ma creando spazi di reale conpartecipazione (i sistemi di copro programmazione e coprogettazione non stanno funzionando al meglio)
Sburocratizzare l’utilizzo e il controllo delle risorse economiche erogate al sistema del terzo settore, incentivando sistemi di monitoraggio e controllo su aspetti qualitativi e non prettamente rendiconto ali in modo da sviluppare la qualità e non la produzione documentale a comprova della realizzazione dell’attività
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