Creare Politiche Urbane e Rurali attive per ridurre le disuguaglianze e favorire lo sviluppo umano
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Da molti tempo, ormai, la maggioranza della popolazione si è concentrata nelle aree urbane estese che si trovano all’interno dei Sistemi Locali del Lavoro (SLL). L’armatura urbana italiana è mutata e si è consolidata; i fenomeni quali urbanesimo (crescita), e poi contrazione demografica e globalizzazione (delocalizzazione delle attività produttive) hanno trasformato le città in aree urbane estese, “città di città”, “reti di città”. Nonostante la contrazione demografica dei centri urbani principali gli abitanti si concentrano nelle aree urbane estese, e pertanto tutte le politiche attive di investimento pubblico e privato vanno concentrate sui territori. Sarebbe opportuno implementare le politiche pubbliche negli ambiti urbani e territoriali, ed ampliare il Comitato Interministeriale delle Politiche Urbane (CIPU) aggiungendo quelle Rurali (CIPUeR), e creare un apposito Ministero: il Ministero delle Politiche Urbane e Rurali, e spostando l’attuale Ministero delle Infrastrutture come Sottosegretariato. Sono quegli i luoghi e gli spazi della concentrazione di ricchezza e delle disuguaglianze, ove intervenire per ridurre gli squilibri fra Nord e Sud del Paese, non più tollerabili, e gli squilibri fra i SLL che sono in competizione fra loro, recando danno alle zone economiche marginali ed alle aree interne (quelle rurali) perché non riescono a competere con la forza delle aree urbane.
Le aree urbane presentano disuguaglianze interne, persino fra quartieri e quartieri, oltreché disuguaglianze fra i territori; il famoso rapporto fra città e campagna. La proposta è quella di promuovere politiche urbane e rurale bioeconomiche per cambiare i paradigmi culturali che definiscono le priorità di investimento nelle aree urbane, solitamente condizionate da dannose rendite immobiliari. Bisogna favorire la nascita di nuovi piani territoriali ed urbanistici ispirati alla bioeconomia al fine di territorializzare nuove attività, soprattutto nelle aree economiche marginali, come Il Sud (Campania, Basilicata, Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia e Molise) con attività di manifattura leggera ed alto valore aggiunto, e poi interventi di rigenerazione urbana nelle zone consolidate delle aree urbane per migliorare la morfologia urbana esistente recuperando standard mancanti e creare nuove attività e funzioni per favorire lo sviluppo umano.
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