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A processo partecipativo è una sequenza di attività partecipative (ad esempio, prima compilando un sondaggio, poi formulando proposte, discutendole in riunioni faccia a faccia o virtuali e infine dando la priorità a esse) allo scopo di definire e prendere una decisione su un argomento specifico.

Esempi di processi partecipativi sono: un processo di elezione dei membri del comitato (in cui le candidature vengono presentate per la prima volta, poi discusse e infine si sceglie una candidatura), i budget partecipativi (dove le proposte sono fatte, valutate economicamente e votate con i soldi disponibili), un processo di pianificazione strategica, la stesura collaborativa di un regolamento o norma, la progettazione di uno spazio urbano o la produzione di un piano di politica pubblica.

3 - Sì, viaggiare (ma senza inquinare)

Mobilità

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Serve un cambio radicale per una mobilità sostenibile. Priorità al trasporto pubblico, gratuito per under 30 e over 65, e alla mobilità dolce. Entro il 2030 servono 10 milioni di auto elettriche tutelando l'occupazione. Sì alle ferrovie, no a opere inutili come il Ponte e la TAV; stop jet privati.

mobilità decidiamo senza

Viaggiare deve restare un diritto, ma senza pesare sul pianeta: per questo serve un cambio radicale della mobilità. La nostra priorità è un grande rilancio del trasporto pubblico locale, con un piano straordinario da 30 miliardi del fondo complementare del PNRR per rendere il servizio capillare, efficiente e competitivo. Vogliamo rendere gratuiti i mezzi urbani e i treni regionali per under 30 e over 65, affiancando questo provvedimento a un “biglietto climatico” europeo a basso costo per combattere la povertà di mobilità. Serve anche una trasformazione delle città, con più sicurezza e spazio per percorsi ciclabili e pedonali.

Entro il 2030 l’Italia deve puntare a 10 milioni di veicoli elettrici e 100 mila colonnine di ricarica, dentro una strategia europea che includa anche il potenziamento delle reti elettriche e lo stop ai motori a combustione previsto per il 2035. Gli incentivi devono essere equi, concentrati sulla prima auto elettrica e modulati sul reddito. Nessuna transizione sarà giusta senza tutela del lavoro: servono riconversione delle filiere automotive e riqualificazione dei lavoratori, con recupero dei materiali critici.

Bisogna investire sul ferro potenziando l’alta velocità dove utile, ma soprattutto ampliando le reti regionali, riattivando tratte dismesse e rilanciando i treni notturni. Il trasporto merci deve essere spostato progressivamente e in modo vincolante dalla strada alla ferrovia.

Infine, serve una scelta politica chiara sulle infrastrutture: no a opere inutili costose e impattanti come il Ponte sullo Stretto di Messina e  il TAV Torino-Lione in Val di Susa. Va ridotto l’impatto del trasporto aereo, eliminando i jet privati e limitando i voli a corto raggio dove esistono alternative ferroviarie. Deve essere introdotta una tassazione ambientale sui carburanti dell’aviazione e sui frequent flyer, insieme a un rafforzamento del controllo pubblico sulle grandi infrastrutture strategiche, per garantire che la mobilità resti davvero un bene collettivo.

Riferimento: VIO-PART-2026-05-6

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