Scioglimenti per mafia: rafforzare lo Stato, rigenerare le istituzioni, responsabilizzare la politica

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Servono istituzioni più forti e una politica più responsabile. Serve una riforma per difendere la democrazia e gli enti locali dalle infiltrazioni mafiose.

Il recente scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia per infiltrazioni della criminalità organizzata, che si aggiunge a quello di Torre Annunziata e agli altri provvedimenti adottati negli ultimi anni, impone una riflessione politica e istituzionale non più rinviabile. In particolare quando un Governo decide di mettere in campo azioni di propaganda e di militarizzazione dei territori invece di intervenire con azioni strutturali sulle dinamiche e sulle cause che determinano le condizioni di scioglimento per mafia negli enti locali. Come fatto ad esempio con il Decreto Caivano della destra di Giorgia Meloni.

Ogni scioglimento rappresenta una ferita per la democrazia, perché priva temporaneamente una comunità della piena rappresentanza elettiva e certifica la capacità della criminalità organizzata di condizionare il funzionamento delle istituzioni locali.

Lo scioglimento di un Comune per infiltrazioni della criminalità organizzata rappresenta una delle misure più drastiche che lo Stato può adottare a tutela della legalità e delle istituzioni democratiche. Tuttavia, il ripetersi di scioglimenti negli stessi enti locali dimostra che, troppo spesso, il commissariamento riesce a interrompere temporaneamente le infiltrazioni senza eliminarne le cause strutturali.

Se vogliamo costruire amministrazioni realmente impermeabili ai condizionamenti della criminalità organizzata, è necessario intervenire con una riforma complessiva che rafforzi sia gli strumenti amministrativi sia la responsabilità della politica.

Il limite dei commissariamenti e la necessità di una riforma

Sul piano amministrativo occorre innanzitutto limitare gli spazi di discrezionalità che possono favorire fenomeni corruttivi o infiltrazioni criminali. In questa direzione appare necessario regolamentare in maniera più rigorosa gli affidamenti diretti, riducendone l’abuso e incentivare gli enti locali a ricorrere ordinariamente alle procedure di evidenza pubblica attraverso bandi di gara, garantendo maggiore trasparenza e concorrenza.

Allo stesso tempo è opportuno riaprire una riflessione sulla disciplina degli appalti pubblici, reintroducendo il criterio del massimo ribasso nelle gare d’appalto e ripristinando il reato di abuso d’ufficio quale strumento di tutela della correttezza amministrativa e della responsabilità dei dirigenti pubblici. Si tratta di strumenti che, se inseriti in un quadro normativo equilibrato, possono contribuire a rafforzare la prevenzione di comportamenti illeciti e ad aumentare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Le proposte: revisione dell’Art. 143 TUEL, appalti e burocrazia

È altrettanto importante avviare una revisione dell’articolo 143 del Testo Unico degli Enti Locali(Collegamento esterno). Oggi gli effetti dello scioglimento incidono prevalentemente sulla componente politica. Occorre invece estendere gli strumenti di prevenzione anche alla componente amministrativa, affinché dirigenti e apparati burocratici coinvolti in contesti caratterizzati da gravi infiltrazioni mafiose siano sottoposti a misure coerenti con l’obiettivo di ricostruire amministrazioni realmente autonome da ogni condizionamento criminale.

Nei Comuni sciolti più volte è indispensabile accompagnare il ritorno alla normalità amministrativa con interventi strutturali sulla macchina comunale. La rotazione dei dirigenti deve diventare una misura ordinaria nei contesti più esposti al rischio di infiltrazione, così come è necessario sbloccare il turnover del personale. Rigenerare gli enti locali attraverso nuove assunzioni, valorizzando le competenze delle nuove generazioni e professionalità adeguatamente formate, significa costruire amministrazioni più moderne, competenti e resistenti alle pressioni esterne.

Un ulteriore passo riguarda il rapporto tra amministrazioni e imprese. Sarebbe opportuno prevedere l’esclusione dalle gare pubbliche delle aziende sottoposte ad accertamenti o rinviate a giudizio per reati quali corruzione, voto di scambio e voto di scambio politico-mafioso. La gestione delle risorse pubbliche deve essere affidata esclusivamente ad operatori economici che offrano adeguate garanzie di legalità e trasparenza.

Queste misure contribuirebbero a rendere le istituzioni più forti, più credibili e più trasparenti, restituendo ai cittadini una democrazia pienamente esercitata e garantendo ai territori quella continuità amministrativa e politica che rappresenta una condizione essenziale per lo sviluppo e per garantire i servizi essenziali.

La responsabilità della politica e delle liste elettorali

Accanto agli interventi normativi, tuttavia, esiste una responsabilità che nessuna legge potrà mai sostituire: quella della politica.

La prevenzione delle infiltrazioni mafiose inizia molto prima dello scioglimento di un Comune. Comincia nella costruzione delle liste elettorali, nella selezione della classe dirigente, nella capacità dei partiti, delle organizzazioni politiche e civiche di esercitare con rigore il proprio ruolo, rifiutando candidature opache e rinunciando a logiche fondate esclusivamente sulla ricerca e sulla sommatoria di grandi pacchetti di voti.

La credibilità di un progetto politico non si misura sulla capacità di intercettare consensi precostituiti che cambiano schieramento a seconda della convenienza del momento. Si costruisce, invece, attraverso la presenza costante nei territori, la qualità delle idee, la competenza amministrativa, l’impegno quotidiano e la formazione di una classe dirigente all’altezza delle sfide che il Mezzogiorno e il Paese sono chiamati ad affrontare.

La lotta alle mafie non può essere affidata soltanto alla magistratura o alle forze dell’ordine. È una sfida culturale, politica e istituzionale che richiede amministrazioni trasparenti, norme efficaci e una politica capace di essere il primo presidio di legalità. Solo così sarà possibile restituire ai cittadini istituzioni forti, autorevoli e davvero libere da ogni forma di condizionamento criminale.

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