La montagna e le aree interne come grande questione nazionale. Proposta della Federazione SI di Belluno

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1. La montagna e le aree interne come grande questione nazionale

La montagna e le aree interne italiane sono una grandissima questione nazionale. Esse interessano circa la metà della superficie del Paese, al quale forniscono servizi eco-sistemici fondamentali.

Tuttavia, a partire dagli anni ’50 e ’60 del ‘900 lo sviluppo italiano è stato potentemente trainato dall’industria e condizionato dalle grandi concentrazioni metropolitane, nelle quali si è riversata la gran parte della popolazione. Così, nonostante le previsioni di sostegno inserite in Costituzione (art. 44), la montagna e le aree interne si sono progressivamente spopolate (migrazione giovanile, invecchiamento della popolazione).

In questo quadro, la montagna somma ai problemi che interessano tutte le aree interne anche i maggiori costi derivanti dal vivere in quota e in pendenza (maggiori oneri per il riscaldamento di edifici pubblici e abitazioni private, salatura delle strade, sgombero neve, scavi in roccia, gallerie, opere di protezione da frane e valanghe…).

Nella situazione di privatizzazione dei servizi pubblici, verificatasi a partire dai primi anni ’90, la montagna e le aree interne sono state definitivamente lasciate in balia di sé stesse: mancano politiche strutturali da parte dello Stato e gli operatori economici privati non intervengono, considerandole aree a fallimento di mercato.     

Vogliamo e dobbiamo invertire questa tendenza! La montagna e le aree interne non possono diventare riserve indiane, dove pochissimi privati realizzano enormi profitti con il turismo dei ricchi e sfruttando il patrimonio naturale esistente (acqua, boschi, terreni fertili e vergini), contando sull’incapacità di resistenza delle popolazioni, troppo poco numerose e disperse per riuscire ad organizzarsi con efficacia.

La stessa struttura amministrativa, composta perlopiù da Comuni piccoli e piccolissimi, difficilmente aggregabili per le condizioni orografiche territoriali, contribuisce alla debolezza delle comunità locali. La legge Del Rio, trasformando le Province in enti di secondo grado, ha indebolito fortemente l’unico livello amministrativo in grado di elaborare strategie di programmazione e pianificazione di livello sovra-comunale e di presentarsi come interlocutore autorevole nei confronti delle Regioni.

Per invertire questa tendenza, sono necessari:

  • la ripublicizzazione di tutti i servizi essenziali, sottraendoli alle logiche di mercato;

  • una riforma organica del livello amministrativo intermedio, con soluzioni differenti per le diverse aree del Paese.

2. Acqua, casa, sanità, scuola, sociale, trasporti: per un alfabeto minimo dei servizi pubblici essenziali per la vita di tutti e delle comunità alpine e periferiche

2.1 Acqua

L’acqua è di tutte e tutti, e il Referendum del 2011 ha dimostrato che la gran parte dei cittadini condivide questa evidenza.

Eppure, dopo le cosiddette liberalizzazioni degli anni ’90, l’acqua è patrimonio di pochi soggetti, in prevalenza privati e quotati in borsa, che realizzano enormi profitti dalle speculazioni sull’acqua. Solo l’1% dell’acqua viene utilizzato per usi potabili, mentre il 99% viene sfruttato per usi idroelettrici, industriali ed irrigui, in un contesto generale di massimizzazione dei profitti.

La maggior parte delle concessioni per l’uso delle acque si trova nella montagna italiana, le cui comunità sono completamente estromesse da qualsiasi ruolo nella gestione integrata delle risorse idriche. Nel 2029 tutte le grandi concessioni per uso idroelettrico e irriguo scadono e saranno riassegnate con gara dalle Regioni.

E’ necessario che l’acqua torni ad essere interamente pubblica, gestita dallo Stato e da aziende speciali pubbliche che coinvolgano le comunità locali. A tal fine è indispensabile che:

  • Il Parlamento vieti a soggetti privati, o a maggioranza privata e quotati in borsa, di gestire l’acqua, e che l’acqua sia quotata in borsa; sia avviata da subito un’azione per la ripublicizzazione di ENEL e per la costituzione di società pubbliche o a maggioranza pubblica in tutte le Regioni interessate dalle gare;

  • prima dell’espletamento delle gare, le Regioni si dotino di un bilancio idrico, per valutare i fabbisogni di acqua potabile della popolazione, e destinino uno o più invasi esistenti a riserva di acqua potabile, per motivi imperativi di interesse generale;

  • sia avviata una campagna sistematica di sghiaiamento dei bacini esistenti, al fine di ripristinarne la capacità originaria;

  • gli usi idroelettrici, industriali ed irrigui delle acque non possano compromettere la sicurezza delle comunità rivierasche, la qualità dei torrenti, i benefici turistici (siano imposti interventi seri di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere bagnate e asciutte, sia fatto rispettare il deflusso ecologico, sia limitato lo svuotamento degli invasi in alta stagione).     

2.2 Casa

Una parte rilevante del patrimonio immobiliare della montagna e delle aree interne è disabitato, non solo per il fenomeno delle seconde case, ma anche per l’incapacità economica della popolazione, in costante calo, di occuparsi degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria necessari.

Serve un grande piano nazionale di edilizia residenziale pubblica, con l’acquisizione e la ristrutturazione da parte dello Stato degli immobili esistenti e disabitati, e la loro assegnazione in affitto a prezzi simbolici, in modo da attrarre nuova popolazione residente e venire incontro alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i comparti.

2.3 Sanità

La sanità deve tornare ad essere interamente pubblica, lo Stato e le Regioni devono garantire il potenziamento della sanità ospedaliera e territoriale, garantendo il rispetto della golden hour, e adeguate dotazioni di personale per la presa in carico della cronicità. A tal fine è necessario rivedere in aumento le programmazioni dei numeri chiusi delle facoltà di medicina e scienze infermieristiche (l’introduzione del cosiddetto “semestre filtro” non risolve, bensì sposta in avanti il problema), e vanno approfonditi meccanismi di compensazione stipendiale per le persone che scelgono sedi lavorative nelle aree montane e interne.

2.4 Scuola

Va dato seguito alle proposte di legge sulla scuola portate avanti da AVS (“Non più di venti per classe”, “Promossa”), e in particolare, nei Comuni montani e periferici, lo Stato e le Regioni devono finanziare:

  • il potenziamento e la gratuità dei posti per la prima infanzia (asili nido);

  • la revisione dei numeri minimi per istituto e per classe per consentire il mantenimento degli istituti comprensivi;

  • la realizzazione e la gestione di convitti per consentire agli studenti provenienti dalle aree più distanti della Provincia la frequenza alle scuole superiori, collocate nei Comuni polo;

  • l’istituzione di corsi universitari, anche estivi, legati alle specificità territoriali, nonché la corresponsione di borse di studio per sostenere i costi di vitto e alloggio nelle sedi universitarie metropolitane agli studenti provenienti dalla montagna e dalle aree interne;

  • la realizzazione di foresterie per assegnare alloggi a prezzo calmierato ai docenti e al personale della scuola provenienti da fuori Provincia.

2.5 Sociale

Stante il continuo aumento dell’indice di vecchiaia e dei casi di disturbi psicologici nelle aree montane e interne, lo Stato e le Regioni devono:

  • implementare il Fondo per la non-autosufficienza, adeguando le impegnative per i centri servizi anziani almeno all’incremento del costo della vita;

  • finanziare l’assunzione di psicologi e operatori per la cura a domicilio delle persone con disturbi psicologici o psichiatrici;

  • rivedere in aumento i numeri chiusi dei corsi di specializzazione in psichiatria, approfondendo meccanismi di compensazione stipendiale per le persone che scelgono sedi lavorative nelle aree montane e interne.

2.6 Trasporti

In montagna e nelle aree interne il trasporto pubblico è indispensabile per andare a scuola, a fare la spesa, all’ospedale, per praticare attività sportiva, per recarsi ai servizi (posta, banca, uffici). Serve in particolare per i bambini, i giovani e per le persone anziane e sole.

Lo Stato e le Regioni devono pertanto finanziare l’implementazione delle corse del trasporto pubblico locale, garantendo l’andata e il ritorno dai e nei paesi fino a fine giornata, istituendo un servizio serale e servizi a chiamata. Gli abbonamenti per gli under 20 e gli over 70 devono essere gratuiti o a prezzo calmierato (non più di 100€/anno), validi per tutte le tratte, per tutti i mezzi e per tutte le fasce orarie.    

3. Una legge per il riordino politico-amministrativo dell’Italia

L’art. 114 della Costituzione recita: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

La Costituzione non dice che tutta l’Italia deve essere divisa in Province. Dove esistono le Città metropolitane o dove i Comuni hanno grandi dimensioni, le Province costituiscono un inutile doppione e potrebbero essere soppresse.

Le Province sono invece indispensabili per la montagna e per le aree interne, perché sono l’unico livello amministrativo con una “massa critica” sufficiente per compiere scelte politiche di programmazione strategica e per relazionarsi con autorevolezza con la Regione.

E’ pertanto necessaria una legge di riordino dei livelli politico-amministrativi intermedi, che per le aree montane e interne preveda:

  • il ritorno alle Province di primo grado, con elezione diretta del Consiglio provinciale, e un Presidente e una Giunta esclusivamente dedicati alla politica provinciale. Proponiamo di reintrodurre per le Province una legge elettorale interamente proporzionale, e l’elezione del Presidente in seno al Consiglio, in maniera da restituire a quest'ultimo piena centralità;

  • la previsione di competenze calibrate sulle esigenze specifiche territoriali (quelle della montagna non sono necessariamente le stesse di quelle delle aree interne di pianura o delle isole), e di personale e risorse adeguati per potervi fare fronte.   

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