Modifiche a "Pilastro VI-Diritto ad’abitare"

Corpo del testo (Italiano)

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    Premessa: questo è un pilastro aggiunto in seguito in quanto sembrava corretto anche proporre aspetti sulle politiche abitative, grande urgenza nel nostro Paese e fuori

    Obiettivo: garantire accesso a un’abitazione dignitosa e sostenibile in tutto il territorio nazionale, con priorità alle aree ad alta tensione abitativa, senza espropri e senza assistenzialismo.

    18. Contrasto alla speculazione abitativa

    Introduzione di una maggiorazione progressiva dell’IMU sugli immobili a uso abitativo tenuti sfitti per più di dodici mesi continuativi nei comuni classificati ad alta tensione abitativa dall’ISTAT. La maggiorazione parte dall’1% nel primo anno di sfitto e sale fino al 3% dal terzo anno consecutivo. Sono previste esenzioni per immobili oggetto di ristrutturazione documentata e per immobili ereditati in fase di definizione successoria. Il gettito aggiuntivo stimato è compreso tra i 2 e i 4 miliardi annui ed è interamente vincolato al Fondo Nazionale per l’Abitare.

    19. Regolamentazione degli affitti brevi

    Introduzione di una legge nazionale che fissa a sessanta giorni annui il limite massimo di locazione breve per immobili non adibiti a residenza principale del proprietario, nei comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti e nei comuni ad alta tensione turistica certificati. Obbligo di registrazione in un registro nazionale pubblico e trasparente. Tassazione unificata al 26% senza accesso alla cedolare secca agevolata per chi supera i trenta giorni annui. L’obiettivo non è vietare il fenomeno ma riallocare l’offerta verso le locazioni residenziali di lungo periodo, restituendo stock abitativo al mercato degli affitti stabili nelle aree urbane ad alta domanda.

    20. Piano straordinario per l’edilizia residenziale pubblica e a canone moderato

    Il piano si articola su tre livelli complementari. Il primo è il recupero del patrimonio ERP esistente: si stima la presenza di circa 80.000 unità attualmente sfitte per degrado strutturale o blocchi burocratici, con un piano di recupero quinquennale finanziato con 4 miliardi dal Fondo Nazionale per l’Abitare, parzialmente cofinanziabile con fondi europei nell’ambito delle missioni PNRR sulla rigenerazione urbana. Il secondo è l’introduzione dell’obbligo di quota abitativa pubblica nelle grandi operazioni di sviluppo immobiliare nei comuni ad alta tensione, sul modello dell’affordable housing anglosassone, con una quota minima del 20% delle unità realizzate destinata a canone moderato: il costo ricade sugli sviluppatori privati, non sullo Stato. Il terzo è la creazione di una fascia intermedia di edilizia a canone moderato destinata ai lavoratori dei servizi pubblici essenziali, come trasporto, sanità, istruzione, sicurezza, con redditi troppo elevati per accedere all’ERP e troppo bassi per sostenere il mercato libero nelle aree centrali delle grandi città. Il principio di fondo è che chi garantisce il funzionamento quotidiano di una città ha il diritto di viverci.

    Copertura del pilastro

    Il Fondo Nazionale per l’Abitare è alimentato da tre fonti già identificate nel programma: il gettito IMU aggiuntivo sugli sfitti (2-4 miliardi annui), la tassazione sugli affitti brevi fuori soglia (800 milioni - 1,5 miliardi annui), e una quota dei proventi delle dismissioni di partecipate pubbliche non strategiche già prevista nella spending review. Il costo netto aggiuntivo per lo Stato è contenuto tra 1,5 e 2,5 miliardi annui a regime.

Titolo (Italiano)

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