Solitudine abitativa degli anziani
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Per le persone con qualche difficoltà fisica o psichica, che non abbiano più un valido sostegno familiare, la soluzione migliore sono le case famiglia. Gruppi fi 4, 5 o 6 persone, che vivono assieme magari con qualche sostegno esterno. Vediamo che molti anziani vivono soli e avrebbero anche bisogno di un piccolo aiuto esterno. Piccole case di comunità potrebbero essere la giusta soluzione. Realizzazione di sistemi di auto, mutuo aiuto. Gestione collettiva di pranzi e altre faccende con eventuale aiuto esterno e certe e sicure economie di scala. Si potrebbe lamentare la limitazione di libertà personale. Sarebbe necessaria l’accettazione di un regolamento per la gestione condivisa di spazi tempi ed acquisti. Quando però la libertà è perfettamente coincidente con gli interessi dell’industria e della produzione capitalistica, mi viene qualche dubbio sul valore di quella libertà. Cinque anziani che vivono da soli hanno cinque lavatrici, se vivono assieme ne basta una. Da soli cinque cucine, assieme una. Da soli cinque salotti, assieme uno. La famiglia mono nucleare è la più conveniente per chi produce beni e servizi, è la più costosa per chi acquista. Altro aspetto poi, sono le case di riposo, dove finiscono gli anziani che non possono più vivere da soli. In primo luogo, estraggono l’anziano dal suo contesto territoriale e sociale, sono poi i fornitori di servizi che determinano tempi, spazi e modalità dello svolgimento della vita dell’ospite. Le piccole case di comunità o case famiglie, mantengono l’anziano nel suo ambito territoriale e sociale. Inoltre si mantiene con gli erogatori di servizi un rapporto dove è l’anziano che decide e controlla. Nelle case di riposo, coloro che erogano servizi, non rispondono a chi ne usufruisce ma al datore di lavoro. Il rapporto di forza tra gestore di case di risposo ed anziano è estremamente sfavorevole all’anziano. Si dovrebbe cercare di evitare per quanto possibile le case di riposo, grosso affare per i proprietari e su cui si stanno concentrando grandi intererai messi di grosse società. L’alternativa sono case di comunità, che però per funzionare, devono partire molto prima dell’insorgere della necessità del ricovero. L’emergenza sarà sempre ragione ai grandi gestori. Gli anziani quindi, devono avere una visione di prospettiva e cominciare a costruire l’alternativa prima che insorga il bisogno, facendo qualche rinuncia, ma costruendo un futuro di reale libertà e indipendenza, ovviamente correlata a capacità che andranno scemando.
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