Modifiche a "Una mobilità davvero sostenibile e inclusiva mette al centro la cura, la sicurezza e l'accessibilità"
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La mobilità sostenibile in chiave eco-femminista riprogetta i trasporti partendo dai bisogni delle persone e dell'ambiente, mettendo al centro la cura, la sicurezza e l'accessibilità
I problemi della mobilità tradizionale derivano dal fatto che questa è stata plasmata sulle esigenze del lavoratore maschio pendolare, impegnato in spostamenti lineari casa-lavoro in automobile (aumentando al contempo le emissioni nocive e il degrado ambientale) o mezzi pubblici, il tutto nelle ore di punta. Non a caso le linee storiche di trasporto collegano soprattutto le periferie ai centri direzionali.
Si tratta però di un modello di mobilità che, se pensa al lavoro d’ufficio, esclude il lavoro di cura. Chi si occupa delle persone, in special modo di bambini e anziani, e parliamo soprattutto di donne, compie spostamenti brevi, a piedi, bicicletta o mezzi pubblici, spostamenti frammentati e non lineari (casa-scuola-supermercato-medico-lavoro), spesso penalizzati dal costo delle tariffe del trasporto pubblico e dalle mancate coincidenze dei mezzi.
E’ fondamentale quindi, per chi sta al governo della città o di un territorio, passare dalla progettazione della mobilità di “spazi solo per alcuni” a progettare la mobilità di “spazi per tutti e tutte.
Le soluzioni ci sono:
Cura della prossimità: sostenere e incentivare i servizi di prossimità, per contenere gli spostamenti; potenziare i marciapiedi, le piste ciclabili e i trasporti di quartiere per favorire gli spostamenti a piedi o in bicicletta.
Biglietti flessibili: tariffe orarie o integrate che non penalizzino chi deve salire e scendere più volte dai mezzi per commissioni legate alla cura della famiglia.
Sicurezza attiva: progettare fermate dell'autobus ben illuminate, visibili e integrate nel tessuto sociale del quartiere, anziché isolate.
Meno auto, più alberi: Ridurre lo spazio per i parcheggi privati per realizzare corsie preferenziali per i mezzi pubblici e corridoi verdi, riducendo l'inquinamento e le isole di calore.
Spazio pubblico liberato dalle auto: ridurre progressivamente lo spazio occupato da traffico e sosta per restituire strade e piazze alle persone, con aree verdi, luoghi di incontro, gioco e socialità.
Autonomia di bambini e bambine: realizzare strade scolastiche, zone a traffico limitato e percorsi pedonali e ciclabili sicuri, affinché bambini e bambine possano muoversi e giocare con maggiore autonomia, senza essere “prigionieri” delle proprie case per effetto del traffico.
Meno auto, meno lavoro di cura: una città più sicura e percorribile a piedi o in bicicletta riduce anche la necessità di accompagnare continuamente bambini e persone fragili, alleggerendo un carico di cura che ricade ancora soprattutto sulle donne.
Città senz’auto e buone pratiche europee: valorizzare le numerose esperienze europee che hanno ridotto il traffico automobilistico e restituito spazio alla vita urbana, come le Superilles di Barcellona, le rues aux écoles di Parigi, i woonerf e le politiche di riduzione del traffico nelle Fiandre.
La strada come bene comune: considerare la strada non soltanto come infrastruttura per lo spostamento, ma come spazio pubblico di prossimità, relazione, gioco, cura e autonomia, accessibile a tutte e tutti.
Di casi virtuosi di mobilità inclusiva è piena l’Europa, non mancano quindi esempi cui potersi ispirare.
Titolo (Italiano)
- +Una mobilità davvero sostenibile e inclusiva mette al centro la cura, la sicurezza e l'accessibilità