Modifiche a "Lavoro da remoto come diritto"

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    Negli ultimi anni, le aziende e nella PA, si è spinto per riportare in sede i dipendenti, spesso, molti di questi assunti con l'ottica di poter lavorare da remoto, nel giro di un mese sono stati riportati in sede. Sono stati fatti innumerevoli scioperi che spesso non hanno ottenuto l'effetto voluto.

    E' necessario introdurre un diritto effettivo per il dipendente al lavoro da remoto, al 100% se le mansioni lo permettono, sulla base del dipendente, con rifiuto motivato da parte del datore del lavoro solo se ci sono ragioni valide.

    Bisognerà fare attenzione ad evitare abusi, per soli motivi "organizzativi", che possano far rientrare i dipendenti in sede.

    Estensione a 6 mesi minimi per eventuali rientri in sede, con motivazione scritta. ( In altre nazioni sono molto più alti )

    Questa proposta non è solo un modo per conciliare il bilanciamento vita - lavoro, è un modo per rendere più sostenibili le città, riducendo affitti, aumentando a costo zero gli stipendi effettivi, di chi può ora trasferirsi in provincia, tornare nel propria città natale ed evitare di doversi spostare solo per lavoro se ne ha la possibilità, rendere le città più vivibili facendo usare meno l'auto, aiutare i pendolari ( che non possono lavorare da remoto ) che si troveranno meno traffico e i mezzi pubblici liberi, ci saranno meno sprechi energetici, più tempo in famiglia, alcuni studi cominciano a collegare ad aumento della natalità, aumentare produttività, migliorare la salute dei lavoratori che avranno più tempo libero, e far rivivere borghi.

    Per i giovani questo rende possibile evitare di trasferirsi e da l'opportunità ad una PA di diventare competitiva e attrarre talenti.

    Il lavoro da remoto deve diventare un diritto.

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