Anti delocalizzazione
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Il grave problema delle imprese che, una volta ottenuti sostanziosi contributi pubblici provvedono poi a delicalizzare le produzioni scappando dal territorio nazionale verso paesi in cui il costo del lavoro è molto meno gravoso rispetto all' Italia, talvolta anche ai limiti dello sfruttamento dei nuovi schiavi o del lavoro minorile, va trattato sotto diversi aspetti.
Innanzitutto in sede di erogazione dei contributi si devono imporre per legge alcune clausole di salvaguardia.
La prima e la più ovvia rappresenta l'obbligo per l'impresa che delocalizza, senza scadenza o previa autorizzazione ministeriale, della restituzione dei fondi oggetto dei contributi, degli interessi a decorrere dalla data dell'erogazipne, oltre a una pesante penale.
Già questo rappresenterebbe un forte deterrente al ricorso selvaggio della cassa integrazione con le molteplici ricadute sociali che ciò comporterebbe.
Ma non basta toccare sul denaro le imprese che delocalizzano.
La restituzione dei contributi a suo tempo ottenuti potrebbe comunque essere conveniente per le imprese che vanno a sfruttare il lavoro degli schiavi.
Ci vorrebbe qualcosa di molto forte all' atto dell' erogazione dei contributi pubblici.
Un esempio potrebbe essere la perdita totale del ramo di azienda produttrice in Italia che andrebbe dritta in proprietà ai lavoratori sotto forma di cooperativa.
Una forte perdita non solo in termini economici ma anche di strategia aziendale.
Ovviamente a questi provvedimenti andrebbe anteposta una riforma che abbassasse il costo del lavoro mantenendo, o creando, le salvaguardie in termini di sicurezza sul lavoro e garanzie contro le infiltrazioni delle organizzazioni criminali.
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