Modifiche a "Aumento salari e riduzione precarietà "
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Salari e Produttività.
Ultimamente si moltiplicano i post che discutono sulla diminuzione dei salari in Italia dal 1990 ad oggi: si registra un - 6.6% a fronte di un +32.5% dell'area OCSE.
Si evidenzia, inoltre, che tale contrazione si fa via via meno sensibile quando ci si sposta verso fasce reddituali più alte: il decimo percentile, infatti, vede una contrazione estremamente marcata, pari al 40.8%. Nella parte centrale della distribuzione, la dinamica tende a mitigarsi per terminare con una crescita del 3.3.% nel novantesimo percentile.
Oltre i numeri, inequivocabili, quello che si aggiunge è l'analisi; tale tendenza infatti avrebbe un unica causa: la produttività stagnante del nostro sistema economico.
Tuttavia nella maggior parte dei commenti la relazione salari-produttività viene letta solo in un senso.
E se la produttività fosse bassa perché i salari sono bassi?
Non è un'idea né nuova né provocatoria. L'economista Sylos Labini, infatti, aveva già ipotizzato che una lettura biunivoca della relazione portasse a due potenziali effetti:
Effetto Ricardo: se i salari crescono rispetto al costo delle macchine, le imprese usano più tecnologia.
Effetto Smith: un mercato più grande stimola la divisione del lavoro e l'innovazione.
Esistono testimonianze (anche recenti, senza bisogno di richiamare i paesi scandinavi) incoraggianti in tal senso. Si può infatti citare l'esempio della Spagna dove l'azione combinata di aumento del salario minimo e riduzione di contratti precari ha spinto le aziende ad investire in innovazione e formazione. Oppure, la Germania che dal 2022 ha incrementato il salario minimo a 12 euro/ora, per cui i numeri mostrano che, a disoccupazione costante, è aumentata la produttività oraria.
Ecco, in estrema sintesi, le proposte sono 3:
Introduzione salario minimo
Adeguamento dei salari correnti all' inflazione rispetto al 1990 (+6.6%)
Riduzione dei contratti part time e tempo determinato (inclusi contratti a collaborazione)
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Salari e Produttività.
Ultimamente si moltiplicano gli articoli che riportano i dati sulla diminuzione dei salari in Italia dal 1990 ad oggi: si registra un - 6.6% a fronte di un +32.5% dell'area OCSE.
Si evidenzia, inoltre, che tale contrazione si fa via via meno sensibile quando ci si sposta verso fasce reddituali più alte: il decimo percentile, infatti, vede una contrazione estremamente marcata, pari al 40.8%. Nella parte centrale della distribuzione, la dinamica tende a mitigarsi per terminare con una crescita del 3.3.% nel novantesimo percentile.
Oltre i numeri, inequivocabili, quello che si aggiunge è l'analisi; tale tendenza infatti avrebbe un unica causa: la produttività stagnante del nostro sistema economico.
Tuttavia nella maggior parte dei commenti la relazione salari-produttività viene letta solo in un senso.
E se la produttività fosse bassa perché i salari sono bassi?
Non è un'idea né nuova né provocatoria. L'economista Sylos Labini, infatti, aveva già ipotizzato che una lettura biunivoca della relazione portasse a due potenziali effetti:
Effetto Ricardo: se i salari crescono rispetto al costo delle macchine, le imprese usano più tecnologia.
Effetto Smith: un mercato più grande stimola la divisione del lavoro e l'innovazione.
Esistono testimonianze (anche recenti, senza bisogno di richiamare i paesi scandinavi del dopoguerra) incoraggianti in tal senso. Si può infatti citare l'esempio della Spagna dove l'azione combinata di aumento del salario minimo e riduzione di contratti precari ha spinto le aziende ad investire in innovazione e formazione. Oppure, la Germania che dal 2022 ha incrementato il salario minimo a 12 euro/ora, per cui i numeri mostrano che, a disoccupazione costante, è aumentata la produttività oraria.
Ecco, in estrema sintesi, le proposte sono 3:
Introduzione salario minimo
Adeguamento dei salari correnti all' inflazione rispetto al 1990 (+6.6%)
Riduzione dei contratti part time e tempo determinato (inclusi contratti a collaborazione)