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La Treccani definisce il patriottismo come “sentimento di amore, obbedienza e devozione verso la patria”. Ma se vogliamo capire cosa significhi davvero, dobbiamo guardare alla storia e non agli slogan.
Oggi molti che si definiscono patrioti hanno come riferimenti culturali i fascisti. Eppure il fascismo, fin dalle sue origini, tradì ogni autentico ideale di indipendenza nazionale: si mise al servizio dei grandi interessi economici, diventò il braccio armato contro il movimento dei lavoratori, si alleò con il clero e con la monarchia, sacrificando ogni principio in nome del potere. E quando quel regime crollò, molti dei suoi dirigenti e sostenitori non combatterono per la patria che dicevano di amare: fuggirono oltre confine, nelle stesse terre straniere che avevano disprezzato e insultato per anni.
Il patriottismo italiano ha invece radici diverse. Nasce nel Risorgimento e trova in Giuseppe Garibaldi uno dei suoi simboli più alti. Garibaldi non lottava perché una nazione dominasse sulle altre, ma perché ogni popolo fosse libero. La patria non come strumento di sopraffazione, ma come comunità di cittadini sovrani, libera dai padroni e dagli oppressori, stranieri o italiani che fossero. Da questa idea nasce il principio che la sovranità appartiene al popolo, principio che ritroviamo nella Costituzione della Repubblica.
Questo filo storico continua nella Resistenza. Non a caso il comando generale partigiano comunista portava il nome di Garibaldi e le Brigate Garibaldi avevano nei GAP, i Gruppi di Azione Patriottica, una delle loro espressioni più coraggiose. Quei partigiani erano patrioti nel senso pieno del termine: uomini e donne che misero a repentaglio la propria vita per liberare il Paese dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista.
C’è chi tenta ancora oggi di sminuire il loro ruolo, ma fu proprio il loro sacrificio a dimostrare al mondo che esisteva un’altra Italia: un’Italia antifascista, democratica e libera. Furono loro a restituire dignità alla nazione quando i vertici dello Stato, gran parte dei comandi militari, la monarchia e lo stesso re avevano abbandonato il Paese al caos e alla disfatta.
Non è un caso che nelle prime elezioni politiche della Repubblica le forze della sinistra si presentarono unite sotto il simbolo raffigurante il volto di Garibaldi, rivendicando una continuità ideale tra Risorgimento, Resistenza e democrazia repubblicana.
Per questo i patrioti non sono coloro che alimentano paura, odio e divisione. Quella è la tradizione del nazionalismo. Il patriottismo è un’altra cosa: è la difesa della libertà, della dignità popolare e dell’indipendenza della nazione da ogni forma di dominio economico e politico. È l’idea che nessun popolo debba essere sfruttato o schiacciato dalla prepotenza di pochi.
Il significato di patriottismo va quindi liberato dalle deformazioni che la destra nazionalista gli ha imposto e restituito al suo senso originario: l’amore per la propria patria attraverso la libertà, la giustizia sociale e la sovranità del popolo. Non la fedeltà ai padroni, ma l’emancipazione da essi.
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