Modifiche a "I luoghi che chiamiamo casa Territorio, città, casa, beni comuni, partecipazione, democrazia"
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La nostra tesi è semplice: il territorio è uno dei principali luoghi in cui si decide come vengono distribuiti ricchezza, diritti e opportunità. Quando il suolo diventa rendita, la casa investimento e il verde privilegio, la disuguaglianza diventa geografica.
La transizione ecologica deve quindi essere una politica di redistribuzione territoriale: sottrarre spazio alla rendita e restituirlo alla collettività; trasformare la casa da bene finanziario a diritto sociale; portare verde, salute, mobilità e servizi dove mancano; dare ai cittadini strumenti reali per decidere sulle trasformazioni dei luoghi in cui vivono.
Casa non è solo quattro mura: è il quartiere, la piazza, il parco, la scuola, l'ospedale, il trasporto pubblico, l'acqua, il paesaggio. È il territorio nel quale costruiamo la nostra vita individuale e collettiva.
Murray Bookchin ha scritto: «Quasi tutti i nostri problemi ecologici attuali hanno origine in problemi sociali profondamente radicati». Per questo ambiente, diritti sociali e democrazia vanno affrontati insieme.Fermare il consumo di suolo
Proponiamo una legge nazionale sul consumo di suolo con l'obiettivo dello zero consumo netto entro il 2030. La legge dovrà:bloccare nuove edificazioni su suolo agricolo o naturale quando esistono alternative di riuso;
istituire un registro nazionale delle aree dismesse e degli immobili inutilizzati;
subordinare ogni nuova trasformazione alla dimostrazione che non sia possibile usare patrimonio già urbanizzato;
destinare una quota dei proventi urbanistici a rigenerazione e rinaturalizzazione;
fissare obiettivi regionali annuali e un sistema pubblico di monitoraggio.
Principio operativo: prima riusare, poi rigenerare, solo in ultima istanza trasformare.
Un Piano nazionale per la sicurezza del territorio
Alluvioni, frane, erosione, siccità e ondate di calore richiedono prevenzione permanente. Entro il primo anno proponiamo un Piano decennale per la sicurezza territoriale, con fondi pluriennali e priorità basate sulla vulnerabilità. Il Piano finanzierà la rinaturalizzazione di fiumi e torrenti, il recupero di aree umide e zone di espansione delle acque, la manutenzione di versanti, boschi e alvei, la deimpermeabilizzazione delle aree a rischio, la messa in sicurezza degli edifici pubblici e la progressiva delocalizzazione degli edifici nelle aree a rischio non mitigabile.
Ogni intervento indicherà costo, rischio ridotto, tempi e responsabile.La casa come infrastruttura sociale
Proponiamo un Nuovo Piano nazionale per il diritto all'abitare, per aumentare strutturalmente l'offerta di edilizia pubblica e sociale. Le prime misure:1. censimento nazionale degli immobili pubblici inutilizzati;
fondo pluriennale per il recupero degli alloggi pubblici sfitti;
riuso di caserme, uffici e immobili pubblici dismessi adatti all'abitare;
quota obbligatoria di edilizia sociale nelle grandi operazioni di rigenerazione;
sostegno a cooperative di abitanti e Community Land Trust;
fondo per il recupero di immobili privati inutilizzati da destinare, tramite accordi con i proprietari, all'affitto accessibile.
La casa pubblica dev'essere un'infrastruttura permanente, non un'emergenza.
Istituiamo inoltre un Fondo nazionale rotativo per la casa sociale, alimentato da risorse statali ed europee e dalla cattura di parte dell'incremento di valore prodotto dalle decisioni urbanistiche pubbliche. Se una scelta pubblica genera valore privato, una quota deve tornare alla comunità sotto forma di case, verde e servizi.Governare gli affitti brevi
Nelle aree ad alta pressione abitativa proponiamo una disciplina nazionale che dia ai comuni poteri effettivi di regolazione:registro obbligatorio degli alloggi in affitto breve;
autorizzazione comunale nelle zone ad alta tensione abitativa;
limiti quantitativi per quartiere;
sospensione temporanea di nuove autorizzazioni nelle aree sature;
controlli fiscali e amministrativi integrati;
una quota del gettito aggiuntivo destinata alle politiche abitative.
Non si colpisce il turismo: si impedisce che sottragga case alla residenza stabile.
Città spugna: un programma nazionale di adattamento
Istituiamo un Piano nazionale per le città spugna, con priorità ai quartieri più esposti ad allagamenti, calore e scarsità di verde. Ogni comune aderente predisporrà un Piano locale di adattamento con mappa dei rischi e programma triennale. Le risorse finanzieranno la deimpermeabilizzazione di piazze e parcheggi, cortili scolastici verdi, giardini della pioggia, parchi allagabili, tetti verdi, alberature stradali, riuso dell'acqua piovana e rinaturalizzazione dei corsi d'acqua urbani.
Ogni progetto pubblico dovrà dimostrare il suo contributo alla gestione delle acque e alla riduzione delle isole di calore.Un diritto alla prossimità verde
Introduciamo uno standard nazionale: ogni abitante deve avere uno spazio verde pubblico di qualità entro cinque minuti a piedi. Dove manca, i comuni individueranno aree da trasformare attraverso acquisizione pubblica, rigenerazione di aree dismesse, deimpermeabilizzazione, accordi con i proprietari e trasformazione di parcheggi e spazi sottoutilizzati.
Le risorse andranno prima ai quartieri più esposti al caldo, all'inquinamento e alla carenza di servizi.La città dei 15 minuti come standard di cittadinanza
La città dei 15 minuti diventa un obiettivo di pianificazione, non uno slogan. Ogni città sopra una soglia demografica dovrà mappare la distanza dei cittadini da scuola, medico e servizi sanitari, farmacia, trasporto pubblico, negozi essenziali, biblioteca e cultura, impianti sportivi, verde pubblico e servizi sociali.
I programmi di rigenerazione saranno finanziati prima nei quartieri con i maggiori deficit e dovranno produrre insieme abitazioni, servizi, verde e mobilità sostenibile.Acqua, coste e spazio pubblico: beni comuni
Proponiamo un Piano nazionale pluriennale per le reti idriche, con obiettivi di riduzione delle perdite, ammodernamento delle condotte e riuso delle acque depurate. Per le coste:almeno l'80% di spiagge libere e gratuitamente accessibili;
procedure trasparenti e comparabili per le concessioni;
canoni adeguati al valore economico delle aree;
tutela obbligatoria di dune, zone umide e praterie di Posidonia;
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pubblicazione online di concessioni, durata, canoni e obblighi.
Il demanio non è un patrimonio da liquidare, ma un'infrastruttura collettiva.
Democrazia territoriale: partecipare prima di decidere
Proponiamo assemblee cittadine sul clima estratte con criteri rappresentativi, bilanci partecipativi, consulte permanenti di quartiere, patti di collaborazione per i beni comuni, accesso pubblico ai dati urbanistici e ambientali, consultazioni obbligatorie sulle principali trasformazioni e monitoraggio pubblico dell'attuazione.
Per le grandi opere: informare prima, discutere prima, decidere con trasparenza e rendicontare dopo.
Wangari Maathai ha ricordato: «sviluppo sostenibile, democrazia e pace sono indivisibili».Ecologia e lavoro
La transizione ecologica è anche politica industriale. Proponiamo un Piano nazionale per il lavoro nella rigenerazione: riqualificazione energetica, sicurezza sismica, recupero dell'edilizia pubblica, manutenzione del territorio, forestazione urbana, rinaturalizzazione dei fiumi, mobilità sostenibile, gestione delle acque, bonifica e riuso delle aree dismesse.
Gli investimenti pubblici avranno clausole sociali e ambientali sulla qualità del lavoro, formazione, sicurezza, contratti e tracciabilità. La rigenerazione non deve alimentare la rendita edilizia, ma produrre sicurezza, lavoro, salute e qualità urbana.I nostri primi 10 provvedimenti
Legge sul consumo di suolo, con zero consumo netto entro il 2030.
Piano nazionale per il diritto all'abitare e censimento degli immobili pubblici inutilizzati.
Fondo nazionale rotativo per la casa sociale, integrato con Community Land Trust e cooperative di abitanti.
Norme sulla cattura della rendita fondiaria a favore di case, verde e servizi.
Regolazione nazionale degli affitti brevi, con poteri effettivi ai comuni.
Piano nazionale per le città spugna.
Standard nazionale di prossimità verde, con priorità ai quartieri più vulnerabili.
Piano nazionale per le reti idriche.
Legge sulla democrazia territoriale.
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Piano per il lavoro nella rigenerazione.Come misurare i risultati
Ogni intervento avrà indicatori pubblici e verificabili. Ogni anno il Governo presenterà un Rapporto nazionale sui luoghi che chiamiamo casa, con almeno: ettari di suolo consumato e rinaturalizzato; alloggi pubblici recuperati e nuovi alloggi sociali; quota di popolazione in disagio abitativo; numero e distribuzione degli affitti brevi; metri quadrati de-impermeabilizzati; alberi e nuove aree verdi; popolazione raggiunta dallo standard dei cinque minuti; perdite delle reti idriche; quota di spiagge liberamente accessibili; risorse destinate alle periferie; partecipazione dei cittadini ai processi decisionali. Ciò che non si misura rischia di non realizzarsi: ogni obiettivo deve avere una responsabilità politica, una scadenza, un finanziamento e un indicatore.
La questione ecologica non è separabile da quella sociale. Chi vive nei quartieri più fragili è spesso anche più esposto al caldo, all'inquinamento, alla carenza di verde, alla distanza dai servizi e all'insicurezza abitativa. Per questo la giustizia ambientale è giustizia sociale.
Vogliamo una città più ricca di relazioni che di cemento, costruita per chi l'abita e non per la rendita, che rigenera ciò che già possiede invece di consumare territorio.
Difendere i luoghi che chiamiamo casa significa trasformare un principio in politica concreta: il territorio è un bene comune, la casa è un diritto, la natura non è una merce e la democrazia deve avere un luogo preciso in cui esercitarsi: quello in cui viviamo.Aurelio Angelini, coord. nazionale di Movimento Ecologista
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