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Modifiche a "Per un progetto agroalimentare socialista e il contrasto alle agromafie"

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    Buongiorno/buonasera. Sono Gioele Pericolini, militante di Sinistra Italiana e dell'Unione Giovani di Sinistra Umbria. Con questo breve messaggio vorrei portare una proposta per un nuovo modello agroalimentare, comunitario, con una base socialista e con un forte focus sul contrasto alle agromafie. Di seguito l'analisi e le mie proposte.

    Gli ultimi rapporti di Legambiente (2025) ed Eurispes-Coldiretti evidenziano dei dati preoccupanti: la piaga del caporalato è ancora fortemente presente, con oltre 200mila lavoratori irregolari stimati, mentre allo stesso tempono crescono i volumi d'affari miliardari delle ecomafie e delle agromafie. Si parla di ben 9,3 miliardi di euro all'interno del business delle prime, mentre per le seconde, esso sale addirittura a 25 miliardi. Un risultato a dir poco sconfortante, il quale è ovviamente amplificato dal modello socioeconomico capitalista e dallo sfruttamento del lavoro, oltreché da rapporti di forza che devono essere radicalmente cambiati. Quali possono essere delle proposte che si fondano su una base socialista, democratica, per un nuovo modello che metta al centro il lavoratore e la comunità agricola? Eccone alcune.

    1. La creazione di Assemblee Agroalimentari Territoriali, su base comunale, includendo sindacati, cittadini, lavoratori. Le decisioni non devono più passare per la burocrazia di Coldiretti, ma da scelte di comunità sul modello assembleare.

    2. Trasporto con linee pubbliche esclusive dedicate ai lavoratori agricoli e istituzione e finanziamento di Centri per la Logistica Agricola territoriali di proprietà statale/regionale/comunale. Spesso le organizzazioni mafiose gestiscono i trasporti del materiale agricolo e lo smistamento dei lavoratori. Regolamentare ciò, previa mappatura, istituendo una rete di trasporto apposita per i lavoratori agricoli può essere utile.

    3. Collettivizzazione previa mappatura delle terre incolte o inutilizzate di proprietà di società o latifondisti fantasma.

    4. Sviluppo e ricerca di un modello sostenibile attraverso le fattorie urbane con la progressiva abolizione degli allevamenti intensivi.

    5. Tutela del patrimonio forestale aumentando le aree dedicate esclusivamente alla fauna soprattutto in zone montuose e collinari (anche per evitare incidenti come successo in Trentino)

    6. Regolamentazione della svendita delle merci agricole ai mercati e supermercati secondo l'effettivo valore del bene. Spesso i supermercati effettuano aste a ribasso compromettendo di conseguenza i salari dei lavoratori in quanto le merci vengono vendute a ribasso. Regolamentare ciò è essenziale.

    7. Portale per i lavoratori agricoli al fine di ricevere agevolazioni sull'acquisto di veicoli agricoli di fascia di consumo più efficiente in caso di rottamazione di precedenti veicoli, favorendo il ricambio di veicoli in chiave ecologica.

    8. Presìdi territoriali di Polizia e cittadinanza previa mappatura, nelle zone soggette a maggior attività agromafiosa e bracciantizzazione.

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    Buongiorno/buonasera. Sono Gioele Pericolini, militante di Sinistra Italiana e dell'Unione Giovani di Sinistra Umbria. Con questo breve messaggio vorrei portare una proposta per un nuovo modello agroalimentare, comunitario, con una base socialista e con un forte focus sul contrasto alle agromafie. Di seguito l'analisi e le mie proposte.

    Gli ultimi rapporti di Legambiente (2025) ed Eurispes-Coldiretti evidenziano dei dati preoccupanti: la piaga del caporalato è ancora fortemente presente, con oltre 200mila lavoratori irregolari stimati, mentre allo stesso tempono crescono i volumi d'affari miliardari delle ecomafie e delle agromafie. Si parla di ben 9,3 miliardi di euro all'interno del business delle prime, mentre per le seconde, esso sale addirittura a 25 miliardi. Un risultato a dir poco sconfortante, il quale è ovviamente amplificato dal modello socioeconomico capitalista e dallo sfruttamento del lavoro, oltreché da rapporti di forza che devono essere radicalmente cambiati. Quali possono essere delle proposte che si fondano su una base socialista, democratica, per un nuovo modello che metta al centro il lavoratore e la comunità agricola? Eccone alcune.

    1. La creazione di Assemblee Agroalimentari Territoriali, su base comunale, includendo sindacati, cittadini, lavoratori. Le decisioni non devono più passare per la burocrazia di Coldiretti, ma da scelte di comunità sul modello assembleare.

    2. Trasporto con linee pubbliche esclusive dedicate ai lavoratori agricoli e istituzione e finanziamento di Centri per la Logistica Agricola territoriali di proprietà statale/regionale/comunale. Spesso le organizzazioni mafiose gestiscono i trasporti del materiale agricolo e lo smistamento dei lavoratori. Regolamentare ciò, previa mappatura, istituendo una rete di trasporto apposita per i lavoratori agricoli può essere utile.

    3. Collettivizzazione previa mappatura delle terre incolte o inutilizzate di proprietà di società o latifondisti fantasma.

    4. Sviluppo e ricerca di un modello sostenibile attraverso le fattorie urbane con la progressiva abolizione degli allevamenti intensivi.

    5. Tutela del patrimonio forestale aumentando le aree dedicate esclusivamente alla fauna soprattutto in zone montuose e collinari (anche per evitare incidenti come successo in Trentino)

    6. Regolamentazione della svendita delle merci agricole ai mercati e supermercati secondo l'effettivo valore del bene. Spesso i supermercati effettuano aste a ribasso compromettendo di conseguenza i salari dei lavoratori in quanto le merci vengono vendute a ribasso. Regolamentare ciò è essenziale.

    7. Portale per i lavoratori agricoli al fine di ricevere agevolazioni sull'acquisto di veicoli agricoli di fascia di consumo più efficiente in caso di rottamazione di precedenti veicoli, favorendo il ricambio in chiave ecologica.

    8. Presìdi territoriali di Polizia e cittadinanza previa mappatura, nelle zone soggette a maggior attività agromafiosa e bracciantizzazione.

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