Modifiche a "Una nuova politica sulle droghe"

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    UNA NUOVA POLITICA SULLE DROGHE: SALUTE, DIRITTI, SICUREZZA E GIUSTIZIA SOCIALE

    L'Italia deve superare la “guerra alla droga” e adottare una politica fondata su diritti umani, evidenze scientifiche, riduzione del danno e regolazione sociale. Il proibizionismo non ha eliminato i consumi né il mercato illegale: ha consegnato alle organizzazioni criminali un settore miliardario, esposto le persone a sostanze dalla composizione ignota e assorbito risorse di polizia, giustizia e carcere che dovrebbero essere concentrate sui reati violenti, sul riciclaggio e sulle reti criminali.

    Il XVII Libro Bianco sulle droghe documenta che nel 2025 10.784 ingressi in carcere su 42.005, il 25,7%, sono avvenuti per violazione dell'art. 73 del DPR 309/1990. A fine anno erano detenute 13.735 persone per il solo art. 73 e altre 6.807 insieme agli artt. 73 e 74; i procedimenti pendenti per art. 73 erano 73.549 e coinvolgevano 156.179 persone. Il 40% degli ingressi riguardava persone definite “tossicodipendenti”. Questi dati mostrano un sistema che affolla carceri e tribunali senza governare il fenomeno, colpendo soprattutto i soggetti più esposti e il piccolo spaccio.

    Si propone una riforma organica articolata nei seguenti impegni con disponibilità ad approfondimenti in incontri tematici. 

    1. Decriminalizzare l'uso e tutelare i diritti

    Abrogazione totale della legge 309/90, ripartendo da un testo legislativo che riformi sia il sistema dei servizi che l’impianto penale, a partire dalle proposte della società civile presentate in queste legislature in Parlamento. Vanno eliminate le sanzioni amministrative per detenzione, acquisto e cessione gratuita destinati all'uso personale di qualsiasi sostanza. L'uso non deve comportare ritiro di patente o passaporto, perdita del lavoro, del permesso di soggiorno o accesso condizionato a servizi sociali e abitativi. Cancellare le conseguenze pregresse ancora attive, comprese le registrazioni nei sistemi informatici delle forze dell’ordine che oggi rimangono come un marchio indelebile per tutta la vita, e garantire che un qualsiasi contatto con i servizi sia volontario, riservato e non punitivo.

    Riformare l'attuale reato di spaccio distinguendo con chiarezza uso personale, cessione sociale senza profitto, fatti di lieve entità, piccolo spaccio legato a marginalità o dipendenza e traffico organizzato. Ripristinare proporzionalità delle pene e discrezionalità del giudice; ampliare misure alternative e giustizia di comunità con l’obiettivo finale della decarcerizzazione delle condotte senza violenza; meccanismo di riesame automatico per le condanne per fatti non più punibili. Abrogare le norme introdotte dai decreti rave, Caivano e sicurezza che aggravano discriminazione e repressione delle persone che usano droghe. In materia di guida, sanzionare l'effettiva alterazione e il concreto pericolo, accertati con criteri scientifici, non la mera presenza di metaboliti riferibile a consumi precedenti. 

    2. Regolare legalmente la cannabis

    Consentire alle persone adulte l'autocoltivazione per uso personale e la coltivazione collettiva in Cannabis Social Club autorizzati, democratici e senza scopo di lucro. I club dovranno avere soci adulti e residenti, numero limitato, produzione commisurata al fabbisogno, bilanci e filiera tracciabili, divieto di pubblicità, promozione e vendita a terzi, controlli indipendenti su contaminanti e concentrazione di THC e CBD, etichettatura neutra, formazione degli operatori e servizi di informazione e riduzione dei rischi. Vanno previste regole rigorose contro prestanome, turismo della cannabis e profitto occulto, senza però appesantire la burocrazia o criminalizzare le associazioni autentiche.

    Il modello non profit è una scelta da privilegiare, non solo perché le evidenze la indicano come la più efficace a garantire la salute pubblica. Crea anche un'alternativa legale al mercato criminale senza imprese incentivate ad aumentare vendite, frequenza d'uso o potenza dei prodotti; vieta marketing e profilazione commerciale; favorisce rapporti stabili, informazione, controllo tra pari e intercettazione precoce dei consumi problematici. Malta e Germania hanno già introdotto nell'Unione europea autocoltivazione e associazioni non commerciali, dimostrando che questa via è concretamente praticabile.

    Questo non esclude la necessità di aprire un mercato legale, per tutti coloro non sono capaci a coltivare per sé, oppure non sono disponibili ad associarsi ad un club. Il mercato regolato dovrà restare subordinato alla salute: licenze limitate e trasparenti, tracciabilità dal seme alla vendita, limiti di età e quantità, divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazione, confezioni neutre, standard su contaminanti e potenza, tassazione graduata anche sul THC, prezzi capaci di competere con l'illegale, prevenzione dei conflitti d'interesse e destinazione vincolata delle entrate a servizi, prevenzione, ricerca e riparazione sociale. Va impedita la concentrazione oligopolistica e garantito spazio prioritario a cooperative, imprese sociali e piccoli produttori.

    La regolazione sottrae risorse alle mafie e può produrre risparmi e nuove entrate. Lo studio di Marco Rossi pubblicato alcuni anni fa da Fuoriluogo stimava, con ipotesi simili alla regolazione del tabacco, circa 4 miliardi annui di beneficio per i conti pubblici tra gettito e minori costi repressivi; in scenari differenti le stime risultano più elevate. Sono valori da aggiornare e da non confondere con un obiettivo di massimizzazione delle vendite: il beneficio principale resta la riduzione dei costi sanitari, sociali e giudiziari e del fatturato criminale.

    Per quanto riguarda la filiera produttiva legata alla canapa industriale, alle infiorescenze e i derivati contenenti principi attivi non psicoattivi della pianta (in particolare CBD), va chiarita definitivamente la normativa, eliminando ogni norma repressiva introdotta e tutelando il settore per promuovere la sua crescita in termini produttivi e occupazionali, garantendo al contempo la qualità del produttivo e la sicurezza dei consumato.

    3. Garantire la salute e la riduzione del danno come diritto esigibile

    Rendere realmente uniformi in tutte le Regioni i LEA della riduzione del danno e della limitazione dei rischi, con un fondo nazionale vincolato alimentato anche trasferendo almeno il 10% delle risorse oggi destinate alla sola repressione dell'offerta. Garantire unità di strada e servizi a bassa soglia, materiale sterile e per inalazione più sicura, naloxone gratuito e disponibile anche fuori dagli ospedali, terapie agoniste accessibili, drug checking nei servizi e nei luoghi del divertimento, allerte rapide sulle sostanze, stanze del consumo sicuro nelle città che ne documentino il bisogno, programmi per alcol e policonsumo e continuità delle cure in carcere e dopo la scarcerazione. Nessun intervento deve richiedere astinenza come condizione di accesso.

    4. Rifondare i servizi pubblici e il welfare territoriale

    Approvare un nuovo Accordo Stato-Regioni per servizi centrati sulla persona e non sulla sostanza. Rafforzare i SerD con équipe multidisciplinari, organici e orari adeguati, accesso diretto e anonimo dove possibile, presa in carico integrata con salute mentale, medicina di base, consultori, servizi sociali, casa e lavoro. Superare diseguaglianze regionali, liste d'attesa e modelli unicamente residenziali; sviluppare interventi ambulatoriali, domiciliari, di prossimità, per giovani, donne, persone migranti e aree rurali.

    Il Terzo settore e le comunità terapeutiche devono integrare, non sostituire, il servizio pubblico, attraverso coprogettazione, standard verificabili, rispetto dell'autodeterminazione, lavoro dignitoso e valutazione degli esiti. Al tempo stesso vanno garantiti finanziamenti e continuità dei servizi, ora soggetti alla continua incertezza, che si riverbera inevitabilmente sulla qualità del lavoro degli operatori sociali e sanitari, che vivono loro stessi da troppi anni nella precarietà. I Comuni devono adottare piani partecipati per le scene aperte di consumo, combinando mediazione, servizi sociali, tutela dei residenti, prossimità sanitaria e rigenerazione degli spazi, al posto di sgomberi e “zone rosse” che spostano soltanto i problemi.

    5. Informazione laica, prevenzione credibile e ricerca indipendente

    Introdurre nelle scuole un'educazione continuativa, adeguata all'età e non ideologica su sostanze legali e illegali: effetti, rischi, piaceri ricercati, consenso, policonsumo, guida, salute mentale e strategie concrete per ridurre i danni. Formare docenti, operatori sanitari e sociali, magistratura e forze dell'ordine; sostituire le campagne della paura con informazioni verificate e co-progettate con giovani, famiglie e persone con esperienza diretta.

    Abolire il Dipartimento Antidroga, figlio di un approccio ideologico proibizionista che ignora i diritti umani delle persone che usano sostanze. Istituire presso il Ministero della Salute un'Agenzia nazionale indipendente, con l’obbiettivo centrale della tutela della salute delle persone che usano droghe e la loro partecipazione stabile, insieme alla comunità scientifica, enti locali e Terzo settore. L'Agenzia per le politiche sulle droghe pubblicherà dati aperti su salute, overdose, composizione dei mercati, spesa pubblica, procedimenti e disparità sociali; finanzierà ricerca indipendente e valuterà annualmente le politiche con indicatori di salute, inclusione, riduzione del mercato illegale e carico su giustizia e carceri, non con il solo numero di arresti e sequestri.

    Fonti essenziali: XVII Libro Bianco sulle droghe, “E non sono pazzi” (2026), in particolare M. Cianchella, “Il peso delle sanzioni penali e amministrative sul carcere e nella società” (fuoriluogo.it); Marco Rossi, “Cannabis: le conseguenze economiche della regolamentazione legale in Italia” (fuoriluogo.it); documento della Controconferenza della società civile “Sulle droghe abbiamo un piano” (conferenzadroghe.it).

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