Aiuto
A processo partecipativo è una sequenza di attività partecipative (ad esempio, prima compilando un sondaggio, poi formulando proposte, discutendole in riunioni faccia a faccia o virtuali e infine dando la priorità a esse) allo scopo di definire e prendere una decisione su un argomento specifico.
Esempi di processi partecipativi sono: un processo di elezione dei membri del comitato (in cui le candidature vengono presentate per la prima volta, poi discusse e infine si sceglie una candidatura), i budget partecipativi (dove le proposte sono fatte, valutate economicamente e votate con i soldi disponibili), un processo di pianificazione strategica, la stesura collaborativa di un regolamento o norma, la progettazione di uno spazio urbano o la produzione di un piano di politica pubblica.
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Come AVS valutiamo il benessere oltre il PIL. Lo Stato deve innovare, indirizzando le partecipate verso obiettivi sociali e ambientali. Gli aiuti pubblici saranno vincolati al rispetto di standard elevati. Chi delocalizza deve restituire i fondi. Esigiamo parità di diritti negli appalti e subappalti.
Non possiamo più misurare il benessere solo attraverso il PIL, ma attraverso la qualità della vita delle persone e dell’ambiente, seguendo indicatori come il Benessere Equo e Sostenibile dell’ISTAT. Per AVS tutte le politiche economiche devono essere orientate a questo obiettivo.
Per rendere questo approccio operativo, vogliamo rafforzare una cabina di regia “Benessere Italia” presso la Presidenza del Consiglio e il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile, come spazio di programmazione e valutazione delle politiche pubbliche, in modo da evitare riforme improvvisate e costruire strategie coerenti e multidisciplinari.
Lo Stato deve tornare a essere un attore innovatore dell’economia, investendo direttamente in settori strategici e creando un ponte stabile tra ricerca e industria.
Le imprese partecipate dallo Stato devono cambiare missione e orientarsi al bene collettivo, non solo al profitto. ENI, Leonardo, Enel e Poste devono contribuire agli obiettivi sociali e ambientali del Paese, insieme a un rafforzamento del controllo pubblico sulle infrastrutture e sui servizi essenziali per evitare monopoli e garantire vera concorrenza.
Vogliamo che gli aiuti pubblici e i fondi europei siano legati a rispetto di standard sociali, sindacali e ambientali elevati. Incentiveremo il modello delle società benefit, integrando la responsabilità sociale d’impresa dentro il funzionamento stesso delle aziende e premiandole anche negli appalti pubblici e nel sistema fiscale.
Chi delocalizza dopo aver ricevuto fondi pubblici deve restituire i contributi degli ultimi dieci anni, mentre chi abbandona stabilimenti deve cederli o contribuire con una sanzione sul fatturato destinata alla rioccupazione attraverso workers buyout.
Vogliamo riformare il sistema degli appalti per garantire piena parità tra lavoratori diretti, in appalto e in subappalto, rafforzando le tutele e la clausola sociale come principio fondamentale di giustizia economica e sociale.
Riferimento: VIO-PART-2026-05-9