Riforma della sanità territoriale
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La sanità territoriale, come è concepita al momento, necessita di una riforma profonda. Spesso non riesce ad intercettare ed assorbire le richieste senza carattere d'urgenza, ad esempio le cronicità, che perciò vengono scaricate ai reparti di pronto soccorso e all'emergenza-urgenza territoriale, andando a saturare un sistema già profondamente in difficoltà.
Modello classico
Si propone un sistema territoriale Hub and Spoke, composto principalmente dalle case di comunità così concepite:
Case della Salute HUB (>30.000 abitanti di bacino funzionale condiviso con gli spoke, che costituisce anche presidio di primo livello per la popolazione residente nel proprio ambito locale e nodo di riferimento per la presa in carico dei casi a maggiore complessità clinica dell’intero bacino territoriale): questi presidi prevedono l’aggregazione dei medici di base del bacino in questa sede, la presenza di infermier* di comunità, psicolog*, assistenti sociali e medici specialisti a rotazione. La dotazione minima consiste in ECG, ecografia di base, radiologia di base, spirometria, POCT, emogasanalizzatore e monitoraggi di base. La funzione di questo presidio deve essere quella di prendersi carico delle cronicità complesse e di erogare prestazioni ambulatoriali su prenotazione.
Case della Salute SPOKE (istituiti in presenza di bacini di norma compresi tra 5.000 e 10.000 abitanti, ovvero quando i tempi di accesso all’HUB superano i 30 minuti, e costituenti sedi organizzate della medicina generale e dell’assistenza territoriale di base): prevede la presenza dei medici di base in forma aggregata, infermier* di comunità, psicolog* su turni, assistente sociale su turni. La dotazione minima diagnostica consiste in ECG, POCT, saturimetria, piccola diagnostica ambulatoriale. Queste sedi sono collegate alle sedi HUB e alle aziende ospedaliere per quanto riguarda la gestione in cronico dei pazienti e il referral (es. un paziente diabetico non deve per forza recarsi in ospedale per fare la visita di controllo ma il tutto può essere gestito in telemedicina dallo SPOKE).
Case della Salute di prossimità (aree interne, istituite indipendentemente dalla soglia demografica quando accessibilità, dispersione abitativa e fragilità clinica impediscono una copertura efficace tramite HUB e SPOKE): prevede la presenza di un MMG a rotazione, infermiere di comunità. La dotazione minima diagnostica consiste in POCT, monitoraggio di base.
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Il modello metropolitano può essere adottato nei comuni o negli ambiti territoriali con popolazione superiore a 250.000 abitanti, densità abitativa superiore a 1.500 abitanti/km² e tempi medi di accesso alle Case della Salute Hub non superiori a 20 minuti.
Nel contesto delle grandi città, dove aggregare tutti i medici di base presso le case della Salute è logisticamente improponibile, si propone di mantenere, almeno parzialmente, gli studi dei medici di base in sede propria. Questi dovranno, però, rispettare i medesimi criteri di dotazione strumentale minima previsti per le case della Salute SPOKE, il che favorirebbe l’aggregazione in studi associati.
Nei suddetti contesti si propone, quindi, l’adozione di:
Case della Salute HUB (istituite in numero tale da garantire la copertura di bacini funzionali non inferiori a 80.000-150.000 abitanti e tempi medi di accesso non superiori a 20 minuti, assicurando la disponibilità delle funzioni diagnostiche e assistenziali di secondo livello per la rete dei medici di medicina generale del territorio): prevedono la presenza di infermier* di comunità conness* con la rete dei medici di base (SPOKE), psicolog*, assistenti sociali. La dotazione minima consiste in ECG, ecografia di base, radiologia di base, spirometria, POCT, emogasanalizzatore e monitoraggi di base. La funzione di questo presidio deve essere quella di prendersi carico delle cronicità complesse.
Le Case della Salute SPOKE, in questo contesto, verrebbero istituite in forma virtuale, ossia come interconnessione della rete dei medici di base.
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Si prevede, inoltre, il potenziamento del sistema di continuità assistenziale H24 (guardia medica) con la presenza di un* infermier* per ogni medico. Si prevede una maggiore integrazione tra la continuità assistenziale (116117) e il 118, con la possibilità, da parte del 118, di passare le non-urgenze al sistema di continuità assistenziale grazie all'integrazione dei due sistemi. Le dotazioni dei medici di guardia devono prevedere, oltre il monitoraggio di base, anche ECG e POCT.
In questo sistema, i medici di guardia sarebbero quindi inseriti nel sistema HUB, che è l’entità che prende in carico il paziente della continuità assistenziale, agendo da filtro delle non-urgenze nei confronti del sistema di emergenza-urgenza.
Il sistema così pensato porterebbe alla riduzione di accessi ospedalieri, che deve essere strutturalmente maggiore dell’aumento del costo territoriale.
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