Un'economia che combatta l'emarginazione
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Le economie del mondo occidentale sono tese verso il profitto senza tenere conto delle necessità della popolazione al di sotto di una certa soglia di ricchezza. Espropriando così vaste fasce di popolazione si costringono i giovani all'emigrazione, e si costruisce con i poveri che restano un esercito di riserva. Questa fetta che cresce continuamente della popolazione ha poco potere per ottenere la riconversione delle fabbriche dannose e di armi, considerare la salute e l'istruzione per tutti la base per una vita sicura.
Sono necessarie politiche che leghino gli studi a possibilità di lavoro utili socialmente e ambientalmente, autonome dalle multinazionali e scelte assieme agli abitanti delle regioni. Allo stesso tempo va depenalizzata tutta una serie di comportamenti che i governi hanno colpevolizzato per accrescere il controllo sulle fasce di popolazione più svantaggiate, con un meccanismo di coercizione crescente a seconda di quanto le proteste mettano in difficoltà il quadro economico.
Occorre agire nei luoghi di detenzione, carceri e CPR, e di detenzione attenuata, ICAM e REMS, perché siano sempre meno un parcheggio volto a togliere strumenti di autodeterminazione agli imprigionati, e si democratizzano, col contributo delle persone addette alla sicurezza e degli educatori.
La prima leva da utilizzare per scardinare questo sistema repressivo nel suo ultimo anello come nei primi è un controllo pubblico della situazione sanitaria fornito dalle ASL sulle quali insiste l'istituto, esaminato dalle istituzioni, monitorato e migliorato togliendo le numerosissime zone d'ombra.
Il pieno godimento degli articoli 2,3 e 32 della Costituzione devono diventare leve culturali, essere le basi delle persone che respingono la marginalizzazione, e su queste fondamenta sapranno collaborare con le altre classi, in ricomposizione di rispetto di genere, orientamento, scelte personali di lavoro, orientamento artistico e ambientale.
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