IVA partecipata – il cittadino al timone
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Prevede la restituzione al consumatore del 50% dell’IVA effettivamente pagata su ogni acquisto regolarmente documentato e saldato mediante carta di credito, bancomat, bonifico bancario o postale, oppure altro strumento di pagamento tracciabile. Il principio è semplice: pagamento tracciabile + documento fiscale elettronico + codice fiscale dell’acquirente = restituzione del 50% dell’IVA versata.
L’incentivo dovrebbe avere carattere universale, senza limitazioni riferite al settore commerciale, al prodotto acquistato o al reddito del cittadino. La semplicità e l’immediatezza della misura rappresenterebbero infatti la sua principale forza. Il cittadino avrebbe finalmente un interesse economico concreto a richiedere lo scontrino o la fattura e a preferire il pagamento tracciabile. Non sarebbe più soltanto il soggetto che sostiene l’imposta, ma diventerebbe parte attiva della sua corretta riscossione.
Il messaggio dello Stato sarebbe chiaro: “Siamo tutti nella stessa barca e al timone della lotta all’evasione c’è il cittadino.” Il rimborso potrebbe essere gestito automaticamente dall’Agenzia delle Entrate attraverso un “Conto IVA personale”, collegato al codice fiscale dell’acquirente. Al momento dell’acquisto il cittadino comunicherebbe il proprio codice fiscale, anche attraverso la tessera sanitaria o la carta d’identità elettronica. Il sistema incrocerebbe:
• il pagamento tracciabile;
• lo scontrino o la fattura elettronica;
• l’IVA effettivamente registrata;
• il codice fiscale del consumatore. Il 50% dell’IVA verrebbe quindi accreditato periodicamente sul conto corrente o sulla carta indicata dal cittadino. Per chi non dispone di tali strumenti, il credito potrebbe confluire nel cassetto fiscale personale ed essere utilizzato in compensazione con imposte, ticket sanitari, servizi pubblici o altre somme dovute allo Stato.
La misura produrrebbe un circuito economico virtuoso: tracciabilità dei pagamenti → emersione delle operazioni non dichiarate → recupero dell’evasione → rimborso IVA al cittadino → maggiore potere d’acquisto → aumento dei consumi → crescita del fatturato delle imprese → nuovi investimenti e posti di lavoro → maggiori entrate fiscali e contributive. Il leitmotiv della proposta è pertanto il seguente: “Restituire una parte dell’IVA al cittadino significa contrastare l’evasione, aumentare il potere d’acquisto, sostenere i consumi, creare lavoro e generare nuove entrate per lo Stato.” La restituzione del 50% dell’IVA non dovrebbe essere valutata soltanto come un costo statico per il bilancio pubblico.
Le somme restituite rientrerebbero infatti nel circuito economico attraverso nuovi consumi, generando ulteriori vendite, produzione, occupazione, imposte sui redditi e contributi previdenziali. Ogni euro restituito al cittadino può ritornare nei negozi, nelle imprese, nel lavoro e, infine, anche nelle casse dello Stato. Inoltre, nelle operazioni che attualmente avvengono completamente “in nero”, lo Stato, pur restituendo al cittadino metà dell’IVA, incasserebbe comunque: • la restante quota dell’IVA; • le imposte sul reddito dell’operatore economico; • i contributi previdenziali eventualmente connessi; • le ulteriori entrate prodotte dalla successiva circolazione della somma rimborsata. Il sistema dovrebbe prevedere controlli automatici contro operazioni simulate, acquisti fittizi, annullamenti e rimborsi indebiti. In caso di reso o annullamento dell’acquisto, il credito IVA precedentemente riconosciuto verrebbe automaticamente stornato.
Propongo pertanto che il Ministero valuti la costituzione di un gruppo tecnico incaricato di elaborare una simulazione economica nazionale, confrontando:
• il costo lordo dei rimborsi;
• la maggiore IVA derivante dall’emersione delle operazioni;
• l’aumento delle imposte sui redditi;
• le maggiori entrate contributive;
• gli effetti sui consumi, sull’occupazione e sul prodotto interno lordo;
• la possibile riduzione delle spese pubbliche collegate alla disoccupazione e al sostegno del reddito. La presente proposta non intende configurarsi come un semplice cashback, ma come un nuovo patto fiscale tra lo Stato e i cittadini: lo Stato riconosce al consumatore una parte del risultato perché il consumatore contribuisce direttamente all’emersione dell’economia sommersa.
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