Una riflessione sul tema sicurezza

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Scrivo in questa sezione anche se ciò di cui voglio parlare è una questione trasversale. Mi riferisco al tema della sicurezza e a come questo può essere trattato e comunicato. Premessa: ritengo che AVS abbia già un programma sulla sicurezza. Questa visione emerge dalle sue battaglie, dalle sue proposte e anche da molti interventi che ho letto su questa piattaforma. Il punto, quindi, non è inventare una posizione nuova, ma renderla più esplicita, più leggibile e più riconoscibile.

La sicurezza è uno di quei temi sensibili sui quali le destre hanno costruito negli anni un forte monopolio comunicativo. Lo hanno fatto semplificando questioni complesse, strumentalizzando paure reali e offrendo risposte apparentemente immediate, ma spesso inefficaci o persino dannose. La sinistra deve sottrarre questo tema alla narrazione delle destre, senza inseguirle sul loro terreno.

La percezione diffusa di insicurezza non nasce dal nulla: è anche il risultato del progressivo indebolimento della presenza capillare dello Stato nei territori, della riduzione dei servizi, della solitudine sociale, della precarietà e dell’abbandono di intere aree, soprattutto le periferie urbane. A questa insicurezza le destre rispondono con poche idee molto confuse, ma comunicate in modo efficace. La loro traiettoria è quasi sempre la stessa: la militarizzazione. Una militarizzazione formale, come l’impiego dell’esercito in alcune aree considerate “calde”; oppure informale, attraverso la proposta di ronde, controlli privati e forme di presidio che rischiano di alimentare paura, conflitto e marginalizzazione.

AVS ha un’altra idea di sicurezza: una sicurezza multidimensionale, fondata sulla presenza delle istituzioni, sulla ricostruzione dei legami sociali e sul coinvolgimento attivo delle comunità. Alla militarizzazione dei territori contrappone la costruzione di presìdi di comunità: scuole aperte anche fuori dall'orario scolastico, case comuni, spazi pubblici vivi, servizi territoriali accessibili, luoghi di socialità, cultura, cura e partecipazione.

La sicurezza, inoltre, non riguarda solo l’ordine pubblico. Significa sicurezza sul lavoro. Sicurezza abitativa. Sicurezza rispetto alla propria identità, al proprio corpo, al proprio orientamento, alla propria libertà. Significa accesso universale a condizioni di vita dignitose. Significa costruire territori in cui la povertà, la precarietà e l’assenza dello Stato non diventino terreno fertile per mafie, sfruttamento e violenza.

Per questo sarebbe utile prevedere nel programma un punto esplicitamente dedicato alla sicurezza. Non per cavalcare un’onda securitaria, ma per rendere visibile una visione che AVS già possiede: una sicurezza democratica, sociale e costituzionale, che non si fonda sulla paura, ma sui diritti, sulla giustizia sociale, sulla presenza pubblica e sulla forza delle comunità. L'obiettivo è anche quello di contendere alle destre il senso stesso della parola “sicurezza”. Significa affermare che una società è più sicura non quando è più militarizzata, ma quando è più giusta, più coesa, più presidiata dalle istituzioni e più capace di non lasciare nessuna/o sola/o.

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