Housing sociale per spazi e servizi condivisi. Progettare il futuro per tutelare la società e creare ecosistemi di salute e benessere.
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L’edilizia pubblica popolare ha spesso creato quartieri ghetto che nelle provincie delle città metropolitane si sono caratterizzati per la carenza di servizi. L’housing sociale prevede un un modello abitativo collaborativo nato per chi ha redditi medi e non accede alle case popolari, ma non sostiene i prezzi di mercato. In questo frangente socioeconomico la classe media ha bisogno di modelli culturali che propongano l’inclusione sociale e la vita di comunità con prezzi che ne garantiscano la realizzazione. Può essere proposto sia come acquisto sia proposto come alloggi a prezzi calmierati.
Per poter proporre un progetto credibile è necessario disporre di dati ricavati dallo stato civile del luogo o centro abitato ove si vuole realizzare il progetto. La conoscenza della composizione della popolazione residenziale e la valutazione del flusso migratorio che si sposta verso il territorio interessato (celibi/nubili, coniugati/coniugate, divorziati/divorziate, vedovi/vedove) con relative fasce d’età…) permette di vericare la compatibilità del progetto. La lettura del contesto sociale e locale dà, inoltre, la possibilità di valutare i servizi in comune da associare alla progettazione, come mobilità condivisa (car/bike sharing, navetta raccordo con i punti di sosta dei trasporti pubblici…); aree verdi attrezzate (giardini comuni, parchi gioco, percorsi attrezzati, percorsi benessere per la salute, orti urbani…); spazi di socialità (sale polivalenti, cucine o lavanderie comuni, spazi smartworking, spazi studio…); tutela integrata per la salute (con Ambulatori Infermieristici di Comunità, spazi condivisi da più Medici di Medicina Generale, punti prelievo e telemedicina, con locali attrezzati per esami diagnostici rapidi o televisite con specialistici - riducendo gli spostamenti per anziani e fragili-, sportelli di ascolto psicologico e spazi per l'assistenza intergenerazionale).
Il tutto con un occhio al risparmio sulla gestione della vita poiché spazi e servizi condivisi azzerano molti costi quotidiani, inoltre la condivisione e l’ utilizzo di fonti energetiche sostenibili ridurrebbero le spese di luce e riscaldamento con l’abbattimento dell’impatto ambientale.
Il social housing nei Paesi Bassi è una realtà consolidata ma anche la Germania con Friburgo ha esempi che fanno scuola. Milano sta iniziando a proporre esempi simili.
La frammentarietà sociale che stiamo vivendo con incidenza di famiglie monogenitoriali, invecchiamento della popolazione, ecc., richiede di creare forme di intervento e tutela delle fragilità sociali che non trovano risposte adeguate alle situazioni di rischio di emarginazione sociale e provocano isolamento e impoverimento non solo economico. Sarebbe quindi importante riuscire, per esempio, a far comunicare e creare spazi di convivenza tra generazioni che affrontano la solitudine generazionale in modo diverso per tutelare le fragilità sociali. Mettere al centro gli spazi e i servizi condivisi significa progettare contesti urbani capaci di curare le relazioni umane, contrastare l'isolamento e garantire una tutela sociale attiva.
Promuovere la socialità e un modello di vita collaborativo incide positivamente sulla qualità della vita e sul benessere e la salute psicofisica delle persone.
Può essere una prospettiva di riqualificazione urbana per valorizzare e recuperare edifici dismessi e degradati, aree dismesse, trasformandoli in abitazioni ad alta efficienza energetica e spazi vivibili integrati in aree verdi per contrastare il consumo di suolo.
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