Lavorare meno ore senza guadagnare meno, con un incentivo alle imprese

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Ridurre l'orario di lavoro mantenendo la retribuzione :

La proposta punta a realizzarlo con un metodo semplice: non un obbligo,ma una convenienza. L'impresa che decide di migliorare le condizioni dei propri dipendenti ottiene in cambio un vantaggio fiscale. Chi non vuole partecipare non è tenuto a fare nulla, e per lui non cambia niente.Il vantaggio di questo approccio è che la riforma può partire subito, su base volontaria, e crescere man mano che le imprese ne verificano i benefici,senza bisogno di imporre a tutti lo stesso modello nello stesso momento.

L'impresa che vuole accedere agli sgravi accetta prima una condizione:

aumentare del 12,5% la tariffa oraria dei propri dipendenti. A quel punto sceglie tra due formule.

Trentacinque ore a settimana. Il lavoratore lavora cinque ore in meno e porta a casa lo stesso stipendio di prima. Sono venti ore al mese di tempo restituito, che equivalgono a più di due giornate lavorative: tempo per la famiglia, per la cura di un genitore anziano, per studiare, per riposarsi davvero.

Quaranta ore a settimana. Chi preferisce mantenere l'orario pieno vede crescere la busta paga del 12,5%. Per molte famiglie, in questa fase, avere più reddito è la priorità.

La scelta tra le due formule permette di adattare la misura alle esigenze diverse dei settori e delle persone, invece di applicare a tutti la stessa soluzione.

Per le imprese che vogliono andare oltre è prevista una formula più ambiziosa: passaggio a trentadue ore settimanali, con un aumento del 14% della tariffa oraria e in cambio uno sgravio contributivo del 12%.

È la vera settimana corta, resa possibile da un incentivo economico proporzionato allo sforzo. Per il lavoratore significa una giornata in meno o orari sensibilmente più leggeri, senza perdere nulla in busta paga. Per l'impresa significa un costo del lavoro competitivo, un vantaggio evidente nell'attrarre e trattenere personale, e i benefici di produttività che le sperimentazioni internazionali hanno documentato.

Il lavoratore ha sempre un vantaggio

È il principio che tiene insieme tutta la proposta: qualunque sia la formula scelta dall'impresa, il lavoratore ci guadagna. O ottiene più tempo a parità di stipendio, o ottiene più stipendio a parità di tempo. Non esiste un'opzione in cui l'accesso agli incentivi si traduce in un peggioramento delle condizioni: l'aumento della tariffa oraria è la porta d'ingresso, non un effetto eventuale.

Gli incentivi sono riservati alle imprese che applicano un contratto collettivo rappresentativo, con una retribuzione ancorata alla contrattazione reale del settore.

Questo garantisce che il beneficio pubblico sostenga il lavoro di qualità e non finisca a chi comprime i salari. La riduzione dell'orario ha senso se parte da una retribuzione dignitosa, e questa condizione lo assicura.

Le misure che accompagnano la riforma

Insieme al menù dell'orario, la proposta prevede alcuni strumenti che rafforzano la stabilità del lavoro.

Un credito d'imposta per le imprese che mantengono e consolidano l'occupazione nel tempo, così che la continuità venga premiata quanto l'assunzione.

Incentivi specifici per le nuove assunzioni stabili, con un importo maggiorato per l'inserimento dei neolaureati, che rende conveniente offrire un contratto solido fin dall'inizio invece di una successione di rapporti brevi.

Una tutela per i lavoratori con più di cinquant'anni e per chi ha una lunga anzianità aziendale, categorie che dopo un licenziamento faticano molto a rientrare nel mercato del lavoro. Le risorse raccolte alimentano un fondo dedicato al loro reinserimento.

Un criterio premiale negli appalti pubblici di importo rilevante: a parità di offerta, viene valorizzata l'impresa che garantisce condizioni di lavoro migliori. È un modo per usare la spesa pubblica come leva di qualità, senza escludere nessuno dalle gare.

Le tutele nei settori più esposti

Una seconda parte della proposta riguarda commercio, logistica ed e-commerce,dove l'organizzazione del tempo di lavoro incide di più sulla vita personale.

Nel commercio viene riconosciuto il diritto di rifiutare il lavoro domenicale e festivo senza conseguenze, con la garanzia di almeno venti domeniche libere l'anno e una maggiorazione retributiva per chi sceglie di lavorarci. Restituire alle persone la possibilità di programmare il proprio tempo libero, e riconoscere economicamente chi rinuncia, sono due facce dello stesso principio.

Nella logistica e nell'e-commerce, la valutazione dell'impresa committente tiene conto delle condizioni di lavoro lungo tutta la filiera di appalti e subappalti, così che la qualità del lavoro non si perda passando di livello in livello.

Per tutti i lavoratori la cui attività è organizzata da sistemi automatici —inclusi gli addetti ai magazzini — vengono estese le tutele già previste per i lavoratori delle piattaforme: sapere come funzionano gli algoritmi che assegnano turni e valutano le prestazioni, avere una persona a cui rivolgersi,poter contestare una decisione presa da un sistema automatico. Sono diritti acosto zero per la finanza pubblica.

Come si finanzia

unacontribuzione di scopo sui processi di automazione che riducono l'organico, ilfondo alimentato dalle risorse raccolte a tutela dei lavoratori più anziani, irisparmi sull'indennità di disoccupazione derivanti dalla maggiore stabilità dei rapporti di lavoro, e le risorse del Fondo Sociale Europeo Plus.

Nello scenario centrale l'insieme delle misure risulta sostanzialmente neutro per i conti pubblici, perché il costo degli incentivi è in larga parte compensato dai minori oneri legati alla disoccupazione e dal maggior gettito generato da retribuzioni più alte.

Una sperimentazione prima della messa a regime

La riforma deve partire con una fase sperimentale di dodici mesi, valutata daistituzioni indipendenti — INAPP, CNEL e Corte dei conti — prima di diventare stabile. I risultati vengono verificati sul campo: quante imprese aderiscono,quale formula scelgono, quali effetti si producono su occupazione, salari econti pubblici.

È un modo per costruire la riforma sull'evidenza, correggendo ciò che nonfunziona prima di estenderlo a tutto il Paese.

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