Modifiche a "Verso un agriecologico -voltaico"
Corpo del testo (Italiano)
-
+
A mio avviso, occorre contrastare la definizione di agrivoltaico contenuta nell'art. 11 bis, comma 2 del D.Lgs. 190/2024, che ha assorbito parzialmente le Linee Guida del MASE del giugno 2022. Tale norma consente l’installazione “adeguatamente distanziata da terra” previa attestazione asseverata che l’impianto sia idoneo a conservare almeno l’80% della Produzione Lorda Vendibile (PLV).
Non è in discussione la necessità e l'urgenza di installare pannelli fotovoltaici su terreni agricoli per raggiungere il target di 80 GW di potenza rinnovabile. Ciò che è concettualmente sbagliato, e rischia di creare traiettorie perverse, è legare la produzione energetica rinnovabile alla produttività agricola.
Non è utile discutere se sia possibile continuare a coltivare sotto i pannelli: con le opportune strategie lo è sicuramente. Concentrarsi sul fatto che il fotovoltaico minacci la produzione agricola in senso tecnico è un argomento che distoglie dalla questione centrale.
Il fotovoltaico minaccia l’agricoltura in senso ecologico, sociologico ed economico, NON tecnico, e la dimostrazione è semplice.
L’assunto di base è che le scelte economiche siano mosse dal reddito derivante da un’attività. Ipotizziamo un sistema agrivoltaico nel Centro Italia su 10 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Ipotizziamo prudenzialmente un impianto fotovoltaico con un’impronta a terra del 15%, pari a 1,5 ettari. Su questa superficie è ragionevole prevedere un impianto da 1,5 MWp, con una resa annua di circa 2.000 MWh. Ipotizzando ricavi con il Ritiro Dedicato attorno a 90 €/MWh, si ottengono ricavi annui pari a 180.000 €.
Sul terreno sottostante residuo di 8,5 ettari, sulla base dei dati RICA del CREA, i ricavi e i costi di produzione su tre scenari (foraggero, cerealicolo, allevamento ovino/caprino da latte) presentano i seguenti ordini di grandezza:
Foraggero: ricavi 8.000 - 15.000 €, costi 5.000 - 8.000 €
Cerealicolo: ricavi 8.000 - 12.000 €, costi 5.000 - 7.000 €
Allevamento: ricavi 25.000 - 60.000 €, costi 20.000 - 40.000 €
Questi elementi evidenziano in prima approssimazione rendimenti energetici da 3 a 22 volte superiori rispetto ai ricavi dell’attività agricola. A questo vanno aggiunte le valutazioni sui costi e sui rischi legati alla volatilità della produzione agricola per cause esogene e incontrollabili (piogge, siccità, zoonosi, ecc.).
A prescindere dalle metodologie di calcolo, in cui è sempre vera la massima “se torturi i dati abbastanza, alla fine confesseranno quello che vuoi” , resta evidente che la produzione energetica sia la componente economicamente preponderante in qualsiasi sistema agrivoltaico (come dimostrano i progetti presentati alle Valutazioni di Impatto Ambientale in tutta Italia).
Appare dunque logico ipotizzare che, dati i rischi e i costi dell’attività agricola, si crei un forte incentivo a concentrarsi sulla produzione energetica, che rappresenta la fonte di reddito centrale, stabile e a bassi costi variabili.
Una volta consolidata questa preferenza, e date le scarse rese nette agricole, è tutt’altro che irragionevole ipotizzare che l’attività agricola non sarà condotta perché utile o di valore “per sé”, ma solo perché strumentale e ancillarmente necessaria a giustificare una PLV non inferiore all’80%. Questo al solo fine di mantenere lo status di agrivoltaico e i relativi vantaggi fiscali e normativi (in primis l’esenzione IMU).
Il limite dell’80% della PLV perde così la funzione di salvaguardare l’agricoltura. L’interesse emergente diventerà la compressione dei costi agricoli, poiché la vendita dei prodotti sul mercato sarà indifferente a fronte di un reddito agricolo marginale rispetto a quello energetico. Ciò che conterà sarà solo ridurre l'attività agricola a un mero adempimento burocratico, scollegato dalle reali dinamiche di mercato, dalle necessità di vendita, dal valore sociale del lavoro contenuto e dal ruolo di cura territoriale dell’attività.
Con questo evidente effetto spiazzamento, ha davvero senso parlare di multifunzionalità e di preservazione dell’attività agricola?
Se vogliamo preservare l’essenza di una buona attività agricola, ovvero il suo lavoro di cura, dobbiamo abbandonare una concezione puramente produttivistica – fallimentare per i suoi incentivi perversi – e concentrarci su altri elementi.
Perché l’attività energetica possa definirsi agrivoltaica “fatta bene”, l'approccio deve essere agroecologico-voltaico.
Oltre alla necessaria ed urgente produzione energetica, il sistema deve assicurare, tramite monitoraggi, un miglioramento della qualità dei suoli sottostanti, focalizzandosi sui requisiti "E" delle linee guida MASE. Esistono diversi indicatori chiave di prestazione (KPI) per le buone pratiche agroecologiche, come le proposte della EARA (European Alliance for Regenerative Agriculture).
Un metodo che metta al centro la qualità dei suoli, a prescindere dalla resa produttiva, può affrancare l’agricoltura dai modelli intensivi propri della vecchia "rivoluzione verde". Senza l’assillo della produttività asseverata fine a se stessa, si possono sperimentare pratiche che rovescino il paradigma: prima un suolo sano e, come sottoprodotto di questa cura, i beni agricoli.
In questa chiave epistemica, l’emergere della rendita energetica può diventare l’occasione per avviare una vera transizione sia energetica sia agroecologica, a patto di orientare il sistema verso traiettorie virtuose.
I rendimenti da produzione energetica rendono pienamente praticabile un modello di monitoraggio avanzato degli agroecosistemi. Un modello che consenta una mappatura dinamica in cui, posto come punto fermo l’obiettivo della produzione energetica, si punti a restituire progressivamente autofertilità al suolo e, con essa, tutti i servizi agro-ecosistemici collegati.
Mi rendo conto della complessità, ma occorre rifefinere le linee guida legando l’agrivoltaico ai requisiti "E" del MASE e definendo indicatori basati sui risultati (result-based indicators) per la qualità dei suoli e degli agroecosistemi.
Se il fotovoltaico – necessario e urgente – rappresenta una trasformazione del paesaggio, può anche diventare un compagno della transizione agroecologica. Occorre però ridisegnare gli obiettivi del sistema agroecologico-voltaico: l'attuale focus sulla produttività quantitativa è figlia del secolo scorso e decisamente fuorviante.
Titolo (Italiano)
- +Verso un agriecologico -voltaico