Modifiche a "Sviluppo sostenibile dei territori italiani in un'ottica " One Health""
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SVILUPPO SOSTENIBILE DEI TERRITORI ITALIANI IN UN’OTTICA “ONE HEALTH”
a cura di GABRIELLA ERRICO
Introduzione
Legalità e Trasparenza
Transizione Ecologica
Sviluppo Economico
Cultura e Giovani
Welfare e Diritti
Tutti i sopraelencati punti sono estremamente interconnessi tra loro, ad esempio uno sviluppo economico fragile inevitabilmente condiziona la legalità e la trasparenza nella gestione della res publica, le prospettive di vita futura dignitosa per i giovani ed i diritti di tutti i cittadini, perché rende le scelte politiche della cittadinanza condizionabili da potentati economici consolidati e da consorterie di faccendieri ed affaristi. Pertanto per liberare le energie sociali ed economiche dei territori diventa fondamentale pensare a progetti innovativi che ne determinino uno sviluppo economico moderno ed in linea con i criteri europei di contrasto alla crisi climatica in atto. La realizzazione di tale obiettivo consentirebbe non solo di elevare le condizioni economiche dei territori ma anche di migliorare le condizioni di salute dei cittadini ivi residenti.
A scopo esemplificativo segnalo il caso che coinvolge il nostro territorio salentino, dopo il disastro Xylella, che ha recentemente messo in ginocchio l’olivicoltura salentina e migliaia di agricoltori. Occorre recuperare e sostenere il settore primario del nostro territorio in senso locale ma anche in un’ottica nazionale. La nostra agricoltura era una fonte importante di reddito responsabile del 12,6% della ricchezza prodotta nel leccese, mentre il settore turistico, il cui impatto economico è molto sovrastimato si ferma a 8,5%. L’indebolimento del settore agricolo, che è fondamentale, provoca, a catena, riduzione dello sviluppo degli altri settori secondario e terziario e riduzione globale della nostra economia.
Occorre pertanto supportare il settore primario in quanto vitale per l’economia dei nostri territori, non solo al Sud ma anche in ambito nazionale e farne un pilastro della modernizzazione e dello sviluppo sostenibile del nostro Paese.
Come realizzare questo obiettivo?
Nel contesto europeo di politica energetica volta alla promozione delle energie rinnovabili, le crisi internazionali, che stanno provocando aumenti significativi ed onerosi dei costi per energia, materie prime e prodotti agricoli, rappresentano non solo una criticità ma anche una finestra d’opportunità di crescita e di ammodernamento del nostro Paese. Infatti, l’Unione europea ha innalzato al 50% entro il 2030 la quota vincolante di produzione di energia tramite fonti rinnovabili e l’Italia dovrà raggiungere una produzione aggiuntiva di 80 GW entro il 2030.
Questo obiettivo di produzione energetica richiede non solo l’utilizzo fotovoltaico dei tetti degli edifici e delle superfici artificiali, senza consumo di suolo, ma anche l’agrifotovoltaico avanzato che monta i nuovi pannelli solari di vetro semitrasparente su strutture alte fino a 4 metri che consentono la coltivazione del suolo.
Gli innovativi impianti di agrifotovoltaico avanzato consentono il connubio virtuoso tra produzione di energia elettrica “pulita”, produzione agricola con protezione delle coltivazioni e ridotto impatto ambientale, in quanto sono impianti riciclabili e di scarso impatto visivo.
Inoltre permettono all’agricoltore di ottenere un reddito integrativo che sarebbe un volano attrattivo per i giovani, allo scopo di interessarli professionalmente all’agricoltura e alla produzione di cibo biologico.
Infatti, i sopracitati impianti avanzati consentono alle famiglie dei nostri agricoltori non solo di riprendere a coltivare i loro terreni grazie alla protezione che i nuovi panelli garantiscono dalle intemperie violente tipiche del clima tropicalizzato, ma anche di ottenere un reddito aggiuntivo e molto cospicuo ( stimato circa 100000 euro l’anno per un’ azienda agricola che impegni un ettaro con agrifotovoltaico avanzato per produrre almeno 1 MV) legato alla produzione e commercializzazione dell’energia elettrica prodotta.
Inoltre, poiché le aziende agricole che utilizzeranno questi impianti innovativi possono entrare a far parte anche delle Comunità energetiche rinnovabili (CER), anche accedendo a tutti gli incentivi statali già previsti, l’agricoltore con il suo impianto agrivoltaico può diventare socio produttore sia di energia che di cibo nelle CER, permettendo alle famiglie socie meno abbienti di ricevere risparmi in bolletta fino al 30% senza investire nulla e solo facendo parte della CER.
Alle CER possono accedere anche gli Enti comunali con la possibilità di organizzare parternariati pubblico-privati con le aziende agricole coinvolte generando benefici economici per i cittadini e risparmio per il bilancio energetico comunale.
E’ molto importante garantire, entro i limiti previsti dalla normativa comunitaria e dalla libera concorrenza, che questo elevato reddito energetico vada in modo prioritario all’agricoltore e non agli investitori energetici esteri, spesso interessati solo a produrre e vendere l’energia senza alcun interesse alla coltivazione.
Per raggiungere questo obiettivo il nostro compito è, in primo luogo, quello di sensibilizzare la creazione di protocolli d’intesa fra le banche locali, le organizzazioni di produttori agricoli, gli agronomi, le Università, affinchè siano sviluppati e finanziati progetti di agrivoltaico sostenibile e a beneficio dell’economia primaria locale, ed in secondo luogo quello di studiare eventuali meccanismi premiali per i giovani imprenditori agricoli locali.
La diffusione su grande scala della produzione di energia da parte delle aziende agricole italiane e la sua commercializzazione, innescano un processo virtuoso di “democraticizzazione” del reddito energetico che va a costituire un accumulo di capitale a disposizione per l’azienda agricola coinvolta e dei suoi partners.
Il reddito integrativo dell’agri voltaico deve quindi diventare un volano di sviluppo socioeconomico dei territori.
Come affermato dal Centro di Ricerca di Bolzano AgrarKurtSystem mai come ora il settore primario agricolo si trova di fronte a così tante e concomitanti sfide: la crisi climatica in atto, una richiesta di maggior produzione di cibo sicuro su terreni coltivabili sempre più ridotti, un’esigenza di protezione dell’ambiente e, contemporaneamente quella di garantire sufficienti introiti per gli agricoltori.
Questi problemi possono essere superati solo promuovendo un’agricoltura innovativa ed altamente tecnologica che privilegi una visione di coltivazione biologica e renda le aziende agricole centri d’innovazione digitale, vere e proprie “piccole e medie imprese diffuse” con valorizzazione delle competenze tecniche dei giovani agricoltori.
L’agricoltura biologica e la protezione delle api sono soltanto alcuni dei vantaggi che ne scaturiscono, altri importantissimi vantaggi sono la riduzione della frequenza delle patologie neoplastiche, causate da pesticidi, tra gli agricoltori e la popolazione generale.
Ulteriori opportunità di impiego in investimenti “green” del reddito energetico delle aziende agricole:
le aziende agricole che ospitano tali impianti innovativi potranno partecipare ai bandi di ricerca per lo sviluppo della filiera produttiva dell’Idrogeno verde, attualmente considerato un vettore energetico di grande interesse ed anche potrebbero contribuire a contrastare le condizioni siccitose dei campi con l’utilizzo di dissalatori dell’acqua di mare, alimentati dall’energia prodotta dai loro impianti agrifotovoltaici.
I finanziamenti disponibili: Il PNRR articolato tramite decreto del Ministero della transizione ecologica prevede un contributo a fondo perduto pari al 40% (contributo massimo di 600000 euro) per un’azienda agricola votata ad un investimento in tal senso, nonché una tariffa incentivante per 20 anni per la vendita dell’energia prodotta al GSE, il rimanente 60% può essere finanziata da importanti istituti di credito con la formula del leasing operativo senza richiesta di ipoteche.
A mio avviso, un partito progressista che voglia ambire ad una solida rappresentanza in tutto il Paese dovrebbe realizzare progetti centrati sulla promozione della green economy a partire dal Sud, che rendano il territorio meridionale un luogo di lavoro dignitoso a partire dalle risorse naturali del Sud (agricoltura, energia solare ed eolico) senza ricorrere più ai tremendi tributi in termini di vita e salute persi a modelli industriali inquinanti ed obsoleti.
Il Sud non è una “terra di sacrificio” ma una terra ricca di risorse naturali che ha le potenzialità di costruire il suo futuro e di contribuire a quello dell’intero Paese.
Cosa realizzare nel prossimo futuro:
Inserire nel programma nazionale di AVS il sostegno al settore primario ed allo sviluppo dell’agricoltura innovativa favorendo lo sviluppo di agrifotovoltaico avanzato che garantisca la crescita delle piante da reddito (es. vigneti, melograni, fichi, mandorle, pistacchi, noci, cereali)
Incentivare la creazione di collaborazione innovativa tra aziende agricole, CER e Comuni tramite le Associazioni temporanee d’impresa (ATI) allo scopo di realizzare piccoli impianti diffusi di produzione elettrica allo scopo di incrementare il PIL del territorio.
Prevedere una collaborazione con le locali Università a fine di aggiornamento tecnico continuo dei giovani agricoltori e monitoraggio preciso e puntuale dei risultati ottenuti in termini di crescita economica ed energia pulita prodotti.
Promuovere l’interlocuzione tra Associazioni di categoria e gli Istituti di credito locali per finanziare tali progetti innovativi.
Discutere eventuali accordi programmatici su queste tematiche con forze politiche di Centrosinistra sensibili a tali istanze per costruire alleanze di governo, come ad esempio il M5S.
Titolo (Italiano)
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