Modifiche a "Passare dallo 0,3% al 0,6% del PIL per investimenti in attività e servizi culturali"

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    La spesa pubblica italiana in attività e servizi culturali si attesta storicamente intorno allo 0,3% del PIL (circa 5-7 miliardi di euro annui), una quota inferiore alla media dell'Unione Europea (0,4%) e a quella di altri grandi Paesi come la Francia (0,6%).
    Investire sulla cultura avrebbe due grandi effetti positivi:
    1) crescita culturale della popolazione, che sicuramente favorisce la tenuta democratica del paese ed il benessere dei cittadini;
    2) tale maggiore investimento darebbe ancora più benzina al Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano che ogni anno continua a crescere e si conferma uno dei motori dello sviluppo economico, occupazionale e sociale del Paese. Nel 2025 la filiera ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell'economia nazionale, con una crescita del 3,3% rispetto all'anno precedente; il contributo della cultura all'economia italiana va oltre il valore direttamente prodotto: ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell'economia, arrivando a muovere complessivamente circa 310 miliardi di euro, pari al 15,4% del PIL italiano.
    Qualsiasi imprenditore con questi numeri non esiterebbe a mettere in atto una misura del genere, perché si viaggia con il freno a mano tirato? La cultura fa paura?

Titolo (Italiano)

  • +Passare dallo 0,3% al 0,6% del PIL per investimenti in attività e servizi culturali