Ripensare l'inclusione scolastica degli alunni con disabilità

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Premessa

Gli alunni con disabilità sono quasi 359 mila, il 4,5% degli iscritti (ISTAT, a.s. 2023/24), e il loro numero cresce. L'inclusione però si regge su una divisione dei ruoli che ne limita l'efficacia: il docente curricolare si occupa della classe, il docente di sostegno dell'alunno con disabilità. Il sostegno è formalmente contitolare della classe, ma di fatto lavora spesso solo con l'alunno, e talvolta lo fa fuori dall'aula. Ne derivano cinque criticità.

  1. Un ruolo dedicato che separa invece di includere. Finché esiste una figura che si occupa solo dell'alunno con disabilità, la classe tende a delegarle la sua inclusione. Il 59,7% degli alunni ha cambiato insegnante di sostegno rispetto all'anno precedente (ISTAT, a.s. 2024/25): l'unica presenza stabile è il docente curricolare, che però spesso non si sente responsabile di quell'alunno.

  2. Formazione non adeguata. Il 27% dei docenti di sostegno non è specializzato, con punte del 38% al Nord. Anche i docenti curricolari sono spesso privi di strumenti per una didattica inclusiva della propria disciplina.

  3. Classi troppo numerose. La media nazionale è di circa 20 alunni per classe. Il DPR 81/2009 prevede, di norma, un massimo di 20 alunni nelle sole classi iniziali con alunni con disabilità, e ammette deroghe. Con 20-22 alunni, di cui almeno uno con L. 104/1992 e uno con DSA, e con più adulti presenti nella stessa ora, è difficile mantenere un clima adatto a una lezione di 50 minuti.

  4. Didattica svolta fuori dalla classe. Questa soluzione può essere utile per alcune criticità o per le disabilità più gravi, ma in molti casi è diventata di fatto una prassi e svuota il concetto stesso di inclusione.

  5. Figure di supporto non garantite in modo uniforme. Gli educatori e gli assistenti all'autonomia e alla comunicazione dipendono in gran parte dagli enti locali, e la loro presenza varia da un territorio all'altro.

Proposte

Il ruolo del docente dedicato solo al sostegno va superato. Ogni docente è responsabile dell'apprendimento di tutti gli alunni della propria classe e deve saper realizzare, nella propria disciplina, una didattica inclusiva. La riduzione delle classi e la formazione di tutti i docenti rendono possibile questa didattica; la presenza stabile dell'educatore la rende sostenibile anche nei casi più complessi.

  1. Ridurre le classi a un massimo di 12-15 alunni. È la condizione che rende realistico il principio: con pochi alunni il docente può personalizzare la didattica senza delegare.

  2. Superare la figura del docente di solo sostegno e la relativa graduatoria separata. Le competenze specifiche non si perdono: vengono distribuite in tutto il corpo docente. Va previsto un periodo di transizione che tuteli i docenti specializzati e i precari attuali.

  3. Formare tutti i docenti alla didattica inclusiva.

    A. Formazione di base per tutti. Un percorso obbligatorio, nella formazione iniziale e in servizio, su come rendere inclusiva la propria disciplina.

    B. Formazione sul caso specifico. Quando in una classe arriva un alunno con una disabilità complessa (autismo, disabilità sensoriali, pluridisabilità), tutti i docenti di quel consiglio di classe seguono una formazione dedicata a quella disabilità.

    C. Un esperto di riferimento in ogni scuola. Alcuni docenti, di materie diverse, approfondiscono le disabilità complesse con una specializzazione ulteriore. Il loro compito è aiutare i colleghi a progettare e ad adattare la didattica. Non hanno in carico alcun alunno e insegnano la loro disciplina come tutti gli altri.

  4. Garantire la presenza in classe di un educatore, per tutti gli alunni che ne hanno bisogno. L'educatore non sostituisce il docente e non fa didattica disciplinare. Si occupa di autonomia, assistenza e relazione, e permette al docente di dedicarsi a tutta la classe. La sua presenza è un diritto dell'alunno, definito nel PEI, e non dipende dalle risorse della singola scuola o del singolo ente locale. Può accompagnare l'alunno fuori dalla classe solo secondo quanto previsto dal PEI. Per le disabilità più gravi, le ore sono calibrate sul bisogno dell'alunno e coprono l'intero orario, se necessario.

  5. Finanziare gli educatori a livello statale. Il costo degli educatori è a carico dello Stato, con un organico dedicato assegnato alle scuole, così da garantire lo stesso livello di servizio in tutto il Paese. Le risorse oggi destinate ai posti di sostegno e ai servizi degli enti locali vengono in parte riorientate verso questa figura, mentre la riduzione delle classi richiede risorse aggiuntive da programmare gradualmente.

  6. Garantire la corresponsabilità educativa, con PEI condiviso, co-progettazione e valutazione condotte da tutti i docenti del consiglio di classe.

  7. Stabilire criteri chiari per le attività fuori dalla classe. Le uscite dalla classe sono svolte dall'educatore e riguardano autonomia, assistenza e regolazione, non la didattica disciplinare. Sono ammesse solo per motivi documentati nel PEI, per tempi limitati e con obiettivo di rientro. La didattica resta in classe, a carico del docente, che la adatta alla propria disciplina.

Fonti: ISTAT, L'inclusione scolastica degli alunni con disabilità (a.s. 2023/24 e 2024/25); DPR 81/2009, art. 5.

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