Personale medico
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I problemi del Sistema Sanitario Nazionale sono molteplici e richiedono una analisi approfondita.
I punti che intendo sollevare in questa proposta riguardano la formazione e le assunzioni.
La premessa è che non mancano medici, mancano specialisti, in particolare nel SSN.
La discussione può riguardare tre livelli: la formazione universitaria, quella specialistica e il lavoro nel SSN.
Il rapporto GIMBE dello scorso anno certifica che in Italia si contano 5,4 medici ogni 1000 abitanti, più della media OCSE (3,9) e europea (4,1). I risultati del concorso per le scuole di specializzazione documentano che lo scorso anno, a fronte di 14.493 contratti di formazione specialistica disponibili, ne sono stati assegnati 12.248, pari all’85% del totale. 26 specializzazioni su 51 raggiungono il 100% delle assegnazioni, mentre persiste una scarsa saturazione di altre specialità fondamentali. Alcune rimangono anche sotto il 40% delle assegnazioni (numeri che possono poi ridursi ulteriormente a causa di successive mancate immatricolazioni o abbandoni).
Ma questo non ha a che fare con una carenza di medici, bensì con la mancata scelta di certe scuole da parte dei laureati.
Con l'ulteriore aumento di quest'anno, l'Italia è diventata uno dei Paesi al mondo con più posti a medicina in rapporto alla popolazione: tre volte i posti di Germania e Francia, cinque volte quelli degli Stati Uniti. Numero fuoriscala che rischia di portare a precariato e alla pletora.
Sorgono dubbi anche sulla formazione: come sarà la didattica? Gli esami? Ai tirocini riusciranno a fare qualcosa se sono così tanti? Avranno modo di apprendere?
Anaao Assomed ha dichiarato: "la crescita del numero di medici, spesso definita "pletora medica", è destinata ad essere fuori controllo se la politica in maniera miope continua a essere poco lungimirante commettendo gravi errori di programmazione. Ogni modifica al tempo zero, infatti, in merito alla formazione medica avrà le sue ricadute solo dopo 9/11 anni."
Sembra che attualmente non si stia facendo programmazione. Questo aumento dei posti è sconsiderato perché non ci si sta occupando di quello che ne consegue.
Molti di questi laureati, tra l'altro, potrebbero poi andare in altri Paesi in cerca di lavoro, dopo essersi formati a spese dello Stato Italiano.
Il concorso per l'accesso alla specializzazione, l'SSM, espone una criticità: ci sono specialità molto richieste e altre così poco richieste che il numero dei posti è di gran lunga superiore e sono ben lontane dal saturarsi. Ma questi posti rimangono vuoti non perché mancano concorrenti, laureati ce ne sono, bensì perché non sono proprio desiderati. Aumentare il numero dei posti a medicina non porta automaticamente ad avere più medici dove servono. Se aumentano i laureati ma nessuno vuole lavorare nel reparto X, il problema rimane.
Questo accade principalmente per via delle diverse condizioni lavorative. In molte scuole gli orari di lavoro non sono rispettati perché gli viene richiesto di lavorare di più, talvolta oltre 50 ore a settimana, e alcuni dichiarano che se potessero tornare indietro sceglierebbero un altro ateneo o un'altra scuola. Ci sono disparità di trattamento che potrebbero incidere sulla scelta e avere un ruolo nella carenza di personale.
Un'altra criticità è quella riguardante il tetto alle assunzioni e i medici gettonisti. Il blocco delle assunzioni ancora in vigore ha esacerbato il fenomeno dei gettonisti, anch'esso ancora presente, portando dunque a una sbagliata gestione delle risorse.
Pertanto, i punti su cui secondo me si dovrebbe lavorare sono i seguenti:
Facoltà di medicina:
- fermare l'aumento dei posti e invertire la tendenza
- rivedere l'attuale sistema di accesso
Specializzazione:
- rispetto degli orari di lavoro e pagare eventuali straordinari, festivi e reperibilità
- monitoraggio della qualità della formazione
Medici strutturati:
- intervenire sul blocco delle assunzioni
- incentivare i medici a scegliere di lavorare nel SSN
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