Modifiche a "La celiachia non è un lusso!"

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    E' necessario ricordare le principali criticità che oggi ancora pesano sulla vita sociale delle persone celiache e che purtroppo contribuiscono a determinare un sistema di diseguaglianza sociale ed economica che pesa troppo sulla qualità della vita e il benessere delle persone con celiachia.

    Bisogna pertanto partire da alcuni punti:

    1.Adeguamento dei prezzi dei prodotti gluten free.

    Dal punto di vista economico, per un celiaco mangiare senza glutine non è un lusso, né una moda. Ma necessità e sopravvivenza. I prodotti senza glutine hanno costi molto elevati e talvolta in sovrapprezzo nelle attività commerciali o di ristorazione diverse da quelli convenzionali. Pur potendo disporre di un budget mensile, riconosciuto dalle Asl e dal SSN, dopo la diagnosi, una famiglia non riesce ad ottemperare alle esigenze e ai bisogni mensili di una persona celiaca solo attraverso il buono, un buono che varia in funzione del genere e dell'età. Se un celiaco vuole semplicemente acquistare del pane fresco ogni giorno deve spendere dai 7 euro al Kilo con un costo che non può rientrare già nel buono, considerato il limite dei tetti previsti.

    Si chiede pertanto un intervento sui prezzi: il pane, la pasta e i prodotti gluten-free sono beni di prima necessità, non prodotti d'élite. E questi costi devono tenere conto delle difficoltà economiche delle famiglie con persone celiache, perché se è vero che la lavorazione prevede costi maggiori di produzione o di scelta delle farine questi non possono ricadere sulle persone celiache.

    2. Parità di Sostegno: Oltre il Genere e l'Età.

    Il sistema dei buoni celiachia in Italia presenta ancora disparità ingiustificate. La celiachia in quanto malattia autoimmune non discrimina le persone in base al sesso o all'età, eppure i tetti di spesa variano sensibilmente in ragione a questi criteri. Si chiede un adeguamento delle tariffe che possa garantire alle persone celiache lo stesso potere d'acquisto e lo stesso diritto ad una dieta sicura e garantita, indipendentemente dalle caratteristiche anagrafiche. Le donne soprattutto sono maggiormente penalizzate, perché dai 18 anni in poi il budget mensile è sempre più basso rispetto a quello degli uomini con una differenza maggiore con l'avanzare delle età.In generale per tutti il buono mensile (90 euro per le donne e 110 per gli uomini) si riduce col passare dell'età. Un costo che non tiene conto, ad esempio, che fare colazione con fette biscottate senza glutine e marmellata ogni giorno vuol dire arrivare a spendere quasi tutto il buono previsto. Il meccanismo di ripartizione delle tariffe e dei buoni sembra voler decidere della dieta alimentare che una persona celiaca deve seguire se bambino, donna o anziano.

    3. Ristorazione e attività.

    La Sicurezza non significa solo "togliere il pane", ma avere cura di eliminare tutti i contesti in cui possa realizzarsi una contaminazione crociata. Per intendersi, usare uno stesso utensile o condividere un uguale piano di cottura determina una contaminazione nociva per trasferimento involontario. Un semplice pasto fuori casa può così diventare un rischio serio per la salute che non necessariamente genera un impatto immediato sulla persona celiaca. I danni sulla salute sono di lunga durata e all'origine di ulteriori malattie autoimmuni che possono insorgere in comorbilità. Poter sensibilizzare il personale e dedicare spazi protetti non è un "favore" al cliente, ma un atto di professionalità e vera inclusione sociale. Per cui, si chiede anche di intervenire su questo ambito per incentivare e sostenere la predisposizione di spazi destinati alle persone celiache che sono ormai in forte incremento e che si prevede aumenteranno ancora di più già a partire dai prossimi 5 anni.

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