Corpi Civili di Pace, cos’è e come funziona la legge di iniziativa popolare per una difesa civile non armata
In un contesto internazionale caratterizzato da guerre, tensioni geopolitiche e aumento delle spese militari, cresce il dibattito su modelli alternativi di sicurezza. È in questo scenario che si inserisce la campagna nazionale “Un’altra difesa è possibile”, che ha l’obiettivo di rafforzare la difesa civile non armata e nonviolenta attraverso l’istituzione dei Corpi Civili di Pace.
Cosa prevede la proposta di legge?
La proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile” mira a istituire in modo stabile i Corpi Civili di Pace come strumento pubblico di prevenzione e gestione nonviolenta dei conflitti.
Il progetto punta a dotare il Paese di un sistema di intervento civile capace di operare nelle aree di crisi attraverso attività di mediazione, monitoraggio, dialogo tra le parti e sostegno alle comunità coinvolte.
Per sostenere la proposta è stata avviata una raccolta firme rivolta a cittadine e cittadini. L’obiettivo è portare in Parlamento una legge che rafforzi gli strumenti civili di pace e promuova una concezione della sicurezza fondata sulla cooperazione internazionale, la tutela dei diritti umani e la prevenzione delle cause dei conflitti.
I precedenti in Italia
L’idea dei Corpi Civili di Pace affonda le sue radici nella proposta avanzata da Alexander Langer nel 1994-95 durante le guerre nell’ex Jugoslavia, quando immaginò un corpo civile europeo capace di prevenire e gestire i conflitti con strumenti nonviolenti.
In Italia il primo riconoscimento istituzionale arriva nel 2013, quando il Parlamento approva un finanziamento sperimentale per i Corpi Civili di Pace. Nel 2016 prende avvio la sperimentazione nell’ambito del Servizio Civile, con l’impiego di volontarie e volontari in progetti di mediazione, tutela dei diritti umani e prevenzione della violenza, sia in Italia sia all’estero.
Le esperienze realizzate negli anni successivi hanno coinvolto enti del terzo settore e organizzazioni pacifiste, contribuendo a consolidare il modello della difesa civile non armata e nonviolenta.
La proposta di legge oggi sostenuta dalla campagna “Un’altra difesa è possibile” punta a rendere strutturale e permanente questa esperienza. Per i promotori, si tratta di dare piena attuazione all’articolo 11 della Costituzione italiana, che ripudia la guerra come strumento di offesa e di risoluzione delle controversie internazionali, destinando maggiori risorse a politiche di pace, welfare, istruzione, sanità e transizione ecologica.
Chi fa parte della rete dei promotori?
La campagna nasce da tre Reti promotrici (CNESC – Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!), che comprendono organizzazioni della società civile impegnate sui temi della pace, della nonviolenza, della cooperazione internazionale e della difesa dei diritti umani.
Anche Alleanza Verdi e Sinistra aderisce all’iniziativa, ritenendo che la sicurezza non possa essere affidata esclusivamente all’aumento delle spese militari. Secondo i promotori: “Una politica di sicurezza efficace deve basarsi sul disarmo, sulla diplomazia, sul multilateralismo e sulla capacità di prevenire l’insorgere delle crisi”.
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