PIANO CASA è legge, approvato con la fiducia: cosa prevede e a chi è destinato

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Il piano casa è legge. Dopo l’approvazione della Camera, è arrivato il sì del Senato.

Il Governo Meloni ha proposto la sua soluzione per far fronte al disagio abitativo, un’emergenza sempre più sentita in Italia perché, al patrimonio edilizio pubblico storicamente insufficiente e sempre più malridotto, si è aggiunta una nuova aggravante: la casa è un bene di lusso anche per chi lavora, per giovani e coppie, insomma per chi non soddisfa i requisiti per accedere all’edilizia pubblica, ma una casa non può permettersela comunque.

Cosa prevede il piano casa?

Il Piano Casa promette di mobilitare 10 miliardi di euro in dieci anni e mettere a disposizione 100mila alloggi tra edilizia residenziale pubblica (ERP) ed edilizia sociale, ovvero destinata a quella fascia di popolazione che non riesce ad accedere né al mercato immobiliare né alle case popolari. Dovrebbe rappresentare una svolta dopo anni di sottofinanziamento delle politiche per l'abitare, ma non è il grande aiuto che dice di essere.

Guardando il testo, emerge una distanza significativa tra gli obiettivi annunciati e le risorse effettivamente disponibili. Oggi gli stanziamenti certi ammontano a poco più di un miliardo di euro, di cui 970 milioni destinati al recupero degli alloggi ERP e sociali, per recuperare 60mila abitazioni oggi inutilizzate e inagibili. 

Quindi non 10 miliardi, ma meno di un miliardo, in dieci anni. Dati reali alla mano, all’Umbria sono destinati circa 10 milioni di euro, ma la Regione Umbria da sola ha messo 20 milioni di euro per mettere a posto 700 appartamenti, ed è intervenuta dopo una gestione del centrodestra che ha lasciato 1400 appartamenti residenziali pubblici sfitti e da ristrutturare. 

Inoltre, 970 milioni del piano casa diviso 60mila alloggi da rimettere a norma, fa 16mila euro per alloggio. La Regione Emilia-Romagna, da sola, ha stanziato 300 milioni di euro per ristrutturare tutte le case popolari attualmente inagibili e realizzare nuova edilizia sociale per le famiglie, lavoratrici e lavoratori 

Un Piano che, mentre annuncia il rilancio dell'abitare pubblico, introduce la possibilità di vendita degli alloggi pubblici, in un Paese in cui l'edilizia residenziale pubblica rappresenta appena il 2,9% del patrimonio abitativo, contro una media europea che supera il 15%.

Il decreto punta inoltre a una forte centralizzazione delle decisioni. In nome della velocità nelle procedure, le risorse verranno gestite attraverso Invitalia e coordinate da un Commissario straordinario con ampi poteri, mentre Regioni e Comuni vedono ridursi il proprio ruolo di programmatori degli interventi e di intermediari con le comunità. 

A chi è destinato il piano casa

Oltre 350mila famiglie attendono una casa popolare, più di un milione di famiglie in povertà assoluta vivono in affitto e circa 500mila persone sono senza dimora. Questo piano senza risorse reali, però, non accoglie queste fragilità. Anzi.

Il Piano Casa riduce drasticamente il Fondo per la morosità incolpevole, che passa da 320 milioni a poco più di 20 milioni annui, mentre introduce norme che rischiano di accelerare sfratti e precarietà abitativa, calpestando ogni principio di giustizia sociale.

Inoltre aiuterà privati e speculatori, attraverso il Fondo Housing Coesione, il nuovo strumento attraverso cui convogliare risorse pubbliche e attrarre investimenti per l'edilizia sociale. Una parte crescente delle politiche abitative viene così affidata a strumenti finanziari e immobiliari, mentre restano ancora poco chiari criteri, vincoli e modalità di funzionamento.

Per una misura fondamentale e tanto attesa, ci si aspetterebbe basi solide e condivise, espressioni del confronto parlamentare. Invece il piano casa è stato presentato come decreto legge, una procedura nata per le occasioni d’urgenza che indebolisce il ruolo del parlamento in favore dell’espressione governativa. 

Ed è diventato legge con un voto blindato, il voto di fiducia, che non permette dibattiti ed emendamenti: nasce e cresce come figlio di un solo punto di vista, quello di un Governo delle narrazioni solenni e amico di chi specula.

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