L'alternativa alla scuola dell'esclusione: perché difendere l'inclusione

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La scuola pubblica è oggi il terreno di uno scontro culturale profondo, dove i diritti conquistati in decenni di lotte democratiche vengono messi in discussione da spinte reazionarie e abiliste. Il generale Sturmtruppen (come Marco Rovelli ha ribattezzato Vannacci) vorrebbe reintrodurre le classi differenziali, superate negli anni 70 da una straordinaria legge per la scuola dell’inclusione. Probabilmente, come un ventriloquo, Vannacci dice quello che Valditara e Meloni pensano; che è, poi, quanto ha scritto, con la violenza di un nazifascista, il loro amico argentino Milei: basta col linguaggio inclusivo, nei documenti ufficiali vanno chiamati “idioti” o “spastici”!

È bene tenere a freno la lingua, che darebbe risposte assai rapide e pre-politiche, perché non è a Vannacci o a Milei che dobbiamo parlare, ma a studenti e studentesse, a insegnanti e cittadin3. Per questo è fondamentale rimettere al centro i pilastri di una scuola autenticamente democratica.

La Costituzione in classe: l'inclusione come valore collettivo

La scuola dell'inclusione garantisce il diritto allo studio, alla relazione umana e sociale, indipendente dalle abilità o disabilità individuali. Questa conquista è stata uno dei passi più concreti verso la realizzazione del II comma dell'Articolo 3 della Costituzione repubblicana (su cui Vannacci dovrebbe aver giurato due volte: come militare e come parlamentare), verso, cioè, la rimozione degli ostacoli alla realizzazione delle persone.

L’inclusione, cioè l'inserimento nelle classi, non è determinante solo per i ragazzi diversamente abili, ma anche (e molto) per i loro compagni e le loro compagne, perché forma le persone alla diversità come valore, al processo di crescita come esperienza complessa e collettiva, alla ricchezza della dimensione umana. E questo vale anche per alunne e alunni con qualunque altro tipo di problema, in qualunque momento della loro vita, così come per gli allievi con disturbi specifici dell’apprendimento.

Investire sul sapere, non sulle armi: le proposte per il governo dell'alternativa

L’inclusione funziona molto meglio quando le classi sono piccole (e chi insegna può lavorare in modo molto più efficace e innovativo), quando gli insegnanti (sia di sostegno che curricolari) sono più stabili e hanno a disposizione un maggiore tempo-scuola (tempo pieno o prolungato), quando, fin da bambini si è potuto accedere ad asili nido.

Ecco perché, rifiutare la visione “selettiva” (su base sociale, abilista o etnica) dei Vannacci o dei Valditara, significa, ad esempio, avere massimo 20 alunni per classe, con più insegnanti e più stabili. Significa investire sulla scuola invece che sulle armi, per garantire il diritto di tutt3 a un’istruzione di qualità. Il governo dell'alternativa dovrà avere il coraggio di spostare risorse ingenti sul diritto universale al sapere. Decidiamolo insieme.
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