Modifiche a "Cooperazione internazionale"
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Aumentare progressivamente la percentuale di PIL destinata alla cooperazione internazionale, riportando il Paese verso gli impegni assunti in sede ONU e OCSE-DAC in materia di aiuto pubblico allo sviluppo. Un investimento adeguato in questo ambito non è un costo, ma una responsabilità e un'opportunità: contribuisce alla stabilità globale, previene le crisi prima che si trasformino in emergenze, rafforza la credibilità internazionale del Paese e genera ricadute positive anche in termini di sicurezza, commercio e relazioni diplomatiche.
Aiuto umanitario e allo sviluppo scisso dall'agenda politica
Le attività di aiuto umanitario d'emergenza e di cooperazione allo sviluppo devono fondarsi esclusivamente sui bisogni concretamente rilevati nei paesi e nelle comunità destinatarie, e non su calcoli di convenienza politica, diplomatica o economica del momento. Questo significa:
Valutazione dei bisogni come unico criterio guida: le priorità di intervento vengono definite sulla base di analisi indipendenti dei bisogni umanitari e di sviluppo (vulnerabilità, accesso a servizi essenziali, esposizione a crisi e conflitti), non sulla base di alleanze politiche, interessi commerciali o pressioni diplomatiche.
Indipendenza dagli interessi di politica estera: l'aiuto non deve essere condizionato, esplicitamente o implicitamente, al perseguimento di obiettivi di politica estera, né utilizzato come leva negoziale in altri ambiti (commercio, migrazione, sicurezza).
Continuità e prevedibilità dei finanziamenti: gli stanziamenti per la cooperazione non devono essere soggetti a tagli o riorientamenti improvvisi legati a cambi di maggioranza politica o a mutamenti nelle relazioni bilaterali, garantendo così partner affidabili e programmi sostenibili nel tempo.
Rispetto dei principi umanitari fondamentali: umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza restano i criteri cardine di ogni intervento, in linea con gli standard internazionali riconosciuti.
Trasparenza e valutazione indipendente: l'allocazione dei fondi e l'efficacia degli interventi vengono sottoposte a monitoraggio e valutazione da parte di soggetti terzi, per garantire che le risorse rispondano effettivamente ai bisogni identificati e non ad altre logiche.
Rispetto e applicazione del diritto internazionale umanitario
L'impegno umanitario del Paese non può prescindere dal pieno rispetto e dalla promozione attiva del diritto internazionale umanitario (DIU), quale quadro giuridico fondamentale a tutela delle popolazioni colpite da conflitti armati. In concreto:
Coerenza tra azione estera e obblighi giuridici internazionali: ogni decisione in materia di politica estera, difesa, commercio di armi e relazioni bilaterali deve essere valutata alla luce del rispetto del DIU da parte dei soggetti coinvolti, evitando complicità in eventuali violazioni.
Sostegno attivo alla diplomazia umanitaria: promozione del dialogo con tutte le parti in conflitto per garantire accesso umanitario sicuro e senza ostacoli, protezione dei civili, del personale sanitario e umanitario, e rispetto degli emblemi protetti (croce rossa, mezzaluna rossa, cristallo rosso).
Sostegno alle istituzioni e ai meccanismi di monitoraggio: rafforzamento del supporto politico e finanziario al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), alla Corte Penale Internazionale e agli altri meccanismi di accountability per le violazioni gravi del diritto internazionale umanitario.
Promozione universale del DIU: iniziative diplomatiche volte a incoraggiare l'adesione e l'attuazione dei trattati di diritto umanitario da parte di tutti gli Stati, nonché la formazione e la disseminazione dei suoi principi presso le forze armate e gli attori non statali.
Nessuna eccezione per ragioni di alleanza politica: il rispetto del DIU va richiesto e monitorato in modo coerente e non selettivo, indipendentemente dai rapporti diplomatici, economici o militari con lo Stato o l'attore coinvolto.
L'investimento nello sviluppo come leva di riduzione dell'emigrazione forzata
Un investimento serio, continuativo e ben indirizzato nella cooperazione allo sviluppo non è soltanto un atto di solidarietà, ma anche uno strumento efficace di gestione strutturale dei flussi migratori. Affrontare le cause profonde della migrazione forzata nei paesi di origine è, nel medio-lungo periodo, più efficace ed economicamente sostenibile della sola gestione dell'emergenza alle frontiere. In particolare:
Intervento sulle cause profonde (root causes): povertà, mancanza di opportunità lavorative, insicurezza alimentare, accesso limitato a servizi essenziali (acqua, sanità, istruzione), fragilità climatica e conflitti sono tra i principali fattori che spingono le persone a lasciare il proprio paese. Investire in modo strutturale su questi fattori riduce la pressione migratoria alla radice, molto più di misure di contenimento a valle.
Creazione di prospettive locali, specialmente per i giovani: programmi di sviluppo economico locale, formazione professionale e creazione di posti di lavoro dignitosi offrono alle nuove generazioni un'alternativa concreta all'emigrazione come unica via di riscatto economico e sociale.
Resilienza climatica e sicurezza idrica e alimentare: il cambiamento climatico è un moltiplicatore crescente di instabilità e spostamenti forzati. Investire in adattamento climatico, gestione sostenibile delle risorse idriche e sicurezza alimentare previene le migrazioni legate a siccità, desertificazione e perdita di mezzi di sussistenza.
Rafforzamento della governance e dei servizi pubblici locali: sostenere le istituzioni dei paesi partner nell'erogazione di servizi essenziali e nella gestione trasparente delle risorse contribuisce a costruire contesti più stabili, in cui le persone possano immaginare un futuro senza dover emigrare.
Un approccio di lungo periodo, non emergenziale: a differenza delle politiche migratorie reattive, spesso costose e concentrate sulla gestione delle frontiere, l'investimento nello sviluppo agisce in modo preventivo e strutturale, generando benefici duraturi sia per i paesi di origine sia per i paesi di destinazione.
Migrazione come scelta e non come necessità: l'obiettivo non è impedire la mobilità delle persone, diritto fondamentale, ma garantire che l'emigrazione sia una scelta libera e non l'unica opzione di sopravvivenza disponibile.
In sintesi, l'obiettivo è costruire una cooperazione internazionale credibile, coerente e realmente orientata alle persone: una cooperazione che si guadagna la fiducia dei partner internazionali proprio perché non è ostaggio delle contingenze politiche del momento, che si fonda su un impegno saldo e non negoziabile per il rispetto del diritto umanitario internazionale, e che rappresenta al tempo stesso uno strumento strategico e lungimirante per affrontare le cause profonde della migrazione forzata.
Titolo (Italiano)
- +Cooperazione internazionale