Modifiche a "Non autosufficienza, da dovere privato ha diritto universale."
Corpo del testo (Italiano)
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- +DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER LA PIATTAFORMA DECIDIAMO!
- +Alleanza Verdi e Sinistra
- +Contributo dal territorio del Friuli Venezia Giulia
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- +Non autosufficienza: dalla cura come dovere privato al diritto pubblico universale
- +Una proposta dal Friuli Venezia Giulia per il programma di Alleanza Verdi e Sinistra
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- +Premessa politica
- +Una società si misura da come tratta chi non ha voce contrattuale. In Italia, dopo decenni di tagli al welfare, di esternalizzazione del lavoro di cura sulle famiglie e in particolare sulle donne, e di cessione progressiva della sfera dei diritti sociali alla logica del mercato, la non autosufficienza resta uno dei nodi più gravi della questione democratica. Non è materia tecnica: è il punto in cui si decide se la Costituzione, articoli 2, 3, 32 e 38, trova ancora attuazione concreta o se viene di fatto sospesa per la fascia più fragile della popolazione.
- +Il presente documento nasce come contributo al percorso pubblico e partecipato Decidiamo!, lanciato sabato 9 maggio 2026 a Roma da Alleanza Verdi e Sinistra, e si propone come tassello di una piattaforma programmatica che sappia tenere insieme giustizia sociale, giustizia climatica e democrazia partecipata. Lo scriviamo da una regione di confine, il Friuli Venezia Giulia, che è laboratorio anticipato della transizione demografica nazionale e che, proprio per questo, mostra in anticipo le contraddizioni di un modello di welfare ridotto a sistema di emergenza, sopravvivenza e residualità.
- +La tesi politica che attraversa l'intero documento è la seguente: la cura non è un costo, è un'infrastruttura democratica ed ecologica. Investire nella non autosufficienza significa scegliere un modello sociale fondato sulla solidarietà strutturale, sulla redistribuzione del reddito e sulla conversione ecologica del welfare, contro la deriva neoliberista che riduce la cura a merce e il caregiver, quasi sempre una donna, spesso una migrante, a manodopera invisibile e sottopagata. Significa, in una parola, portare al centro del programma di Alleanza Verdi e Sinistra un capitolo di cura universale che faccia parte integrante della transizione giusta e non una sua appendice residuale.
- +Il punto numero uno del programma di AVS, fin dal 2022, è la difesa e attuazione della Costituzione repubblicana e antifascista. La proposta che qui presentiamo è la traduzione operativa di quel principio nel campo del welfare: dove non c'è cura universale, l'eguaglianza sostanziale dell'articolo 3 resta lettera morta.
- +1. Il Friuli Venezia Giulia: laboratorio anticipato della crisi demografica
- +Il Friuli Venezia Giulia è, dal punto di vista demografico, una regione sentinella. Secondo i dati ISTAT al 1 gennaio 2025, la popolazione regionale ammonta a 1.193.284 abitanti, in calo di 1.332 unità rispetto al 2024. Ma il dato decisivo non è il calo: è la composizione per età.
- +Gli over 65 rappresentano il 27,5 per cento della popolazione, circa 328.000 persone; gli over 80 sono oltre 112.000; gli ultraottantacinquenni 57.562, pari al 4,8 per cento del totale regionale. L'indice di vecchiaia è pari a 252,9, ossia quasi 253 anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni, contro una media nazionale ben più contenuta. L'età media è di 48,7 anni, contro i 46,9 nazionali; Trieste è la provincia più anziana d'Italia con un'età media di 49,4 anni. Le proiezioni ISTAT al 2080 stimano una perdita di circa 200.000 abitanti e un ulteriore aggravio dello squilibrio generazionale.
- +La Regione stessa stima oggi in circa 36.000 le persone non autosufficienti residenti in Friuli Venezia Giulia. Ma è la fotografia delle liste di attesa nelle case di riposo a restituire la dimensione della crisi: a Pordenone, Casa Serena registra 425 persone in attesa per 259 posti; la Casa Anziani Umberto Primo 363 in attesa per 110 posti; Cordenons 356 per 113 posti. In totale, circa 2.000 anziani in lista d'attesa per una struttura residenziale a livello regionale.
- +Sul fronte domiciliare i numeri certificano un sistema sotto pressione: 6.700 persone seguite dall'assistenza domiciliare sociale, 34.597 anziani presi in carico dall'ADI, 9.100 beneficiari del Fondo Autonomia Possibile (FAP), che nel 2025 ha visto stanziamenti per 49 milioni di euro, in crescita del 45 per cento rispetto al 2018. Cifre rispettabili, ma manifestamente insufficienti se rapportate alla platea reale del bisogno.
- +Quando il governo regionale stesso, voce dell'assessore Riccardi nel settembre 2025, riconosce che nei prossimi venticinque anni gli over 65 in Friuli Venezia Giulia aumenteranno del 235 per cento e gli over 85 del 70 per cento, è chiaro che siamo di fronte a una emergenza strutturale che impone una svolta sistemica. Il Friuli Venezia Giulia non è un'eccezione: è il futuro prossimo dell'Italia. Quello che qui si decide oggi vale come anticipazione nazionale, ed è precisamente per questa ragione che il contributo di una regione periferica può e deve interpellare la coalizione progressista a livello nazionale.
- +2. Il Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze e la cronica insufficienza di risorse
- +Il Fondo Nazionale per le Non Autosufficienze, istituito dall'articolo 1, comma 1264, della legge 296/2006, è oggi lo strumento economico principale del sistema. Reso strutturale dalla legge 208/2015, ha visto una crescita progressiva: dai 400 milioni del 2016 ai 982 milioni del 2025, 934 milioni del 2026 e 1 miliardo e 108 milioni previsti per il 2027. Per il triennio 2025-2027 si arriva quindi a poco più di tre miliardi di euro complessivi.
- +La novità del Piano nazionale per la non autosufficienza 2025-2027, oggetto del DPCM di marzo 2026, è la divisione in doppio binario: una quota vincolata per gli anziani e per i progetti di vita indipendente (250 milioni annui per i LEPS, di cui 50 milioni per il personale dei Punti Unici di Accesso, più 14,64 milioni annui per la vita indipendente) e una quota indistinta che nel 2026 ammonta a 620 milioni e nel 2027 a 794 milioni, programmata unitariamente dalle Regioni in attesa che il Piano per gli over 70 del CIPA, ancora atteso, sia recepito.
- +Il limite politico è netto e va denunciato senza giri di parole: la stessa Commissione tecnica di riferimento ha riconosciuto che i criteri di riparto non sono ancora ancorati ai fabbisogni standard calcolati per Ambito Territoriale Sociale, perpetuando diseguaglianze territoriali strutturali. Il fondo non è coordinato con il Fondo Nazionale Politiche Sociali, il Fondo Povertà e il Fondo Dopo di Noi, e non è raccordato con il Sistema di Garanzia dei LEPS introdotto dalla legge di bilancio 2026.
- +La CGIL e lo SPI hanno parlato con chiarezza di Piano in ritardo e di risorse insufficienti. La cifra raggiunta nel 2027, poco più di un miliardo annuo, andrebbe rapportata alle reali esigenze di milioni di non autosufficienti e dei loro familiari: il dato è impietoso. La Spagna spende lo 0,9 per cento del PIL in long-term care, l'Italia lo 0,5: meno della metà. Una coalizione progressista degna di questo nome deve dirlo: senza un salto quantitativo nelle risorse, qualsiasi riforma di sistema rischia di restare cosmetica.
- +3. La riforma incompiuta: legge delega 33/2023 e D.Lgs. 29/2024
- +La legge delega 23 marzo 2023 numero 33, vincolata agli obiettivi del PNRR, Missione 5 Componente 2, ha promesso una riforma strutturale dell'assistenza agli anziani non autosufficienti: definizione unitaria della condizione, Sistema Nazionale per la popolazione anziana (SNAA), Punti Unici di Accesso nelle Case della Comunità, valutazione multidimensionale, prestazione universale.
- +Il decreto legislativo attuativo numero 29 del 15 marzo 2024, corretto dal D.Lgs. 93/2025, ha ampiamente disatteso gli obiettivi della delega. Le critiche convergono da fonti molto diverse: il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, la CGIL, l'ANCI, le Commissioni Affari Sociali stesse di Camera e Senato. I rilievi sono sintetizzabili in tre punti: oltre venti rinvii a futuri provvedimenti (decreti ministeriali, linee guida, leggi regionali), che svuotano la cogenza della riforma; assenza di finanziamenti aggiuntivi dedicati, con la riforma risolta in un travaso di risorse esistenti; e una cosiddetta prestazione universale di fatto selettiva, riservata ai casi di bisogno assistenziale gravissimo, con criteri così stringenti da ridurre drasticamente la platea dei beneficiari. Più che universale, è residuale.
- +Nel frattempo l'Italia, nel 2022, è stata formalmente censurata dall'ONU per la violazione degli obblighi della Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità. Una sentenza politica e morale che il governo Meloni non ha mai voluto realmente raccogliere e che la nostra alleanza è chiamata a rimettere al centro del proprio mandato programmatico.
- +4. Il caregiver familiare: la grande questione sospesa
- +Secondo l'ISTAT i caregiver familiari in Italia sono oltre 7 milioni, in maggioranza donne (circa il 70 per cento), spesso costrette ad abbandonare il lavoro retribuito o a ridurre drasticamente la propria vita sociale. Si stima che fino a 8,5 milioni di persone svolgano attività di cura non riconosciuta. Il valore economico nascosto di questo lavoro, vero e proprio sussidio invisibile al bilancio dello Stato, è incalcolabile: è il pilastro non contabilizzato del welfare italiano, sostenuto sulle spalle delle donne e prelevato dalle loro pensioni future.
- +Il 12 gennaio 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela del caregiver familiare. Le misure previste comprendono il riconoscimento formale presso l'INPS, l'inserimento obbligatorio del caregiver nel Progetto di vita e nel Piano Assistenziale Individualizzato e un contributo economico fino a 400 euro mensili, ma solo per il caregiver convivente prevalente con almeno 91 ore settimanali di cura, oltre 13 ore al giorno per sette giorni. La dotazione complessiva è di circa 257 milioni di euro.
- +La critica progressista al provvedimento è chiara: non è una misura universalistica, ma una soglia di sopravvi
Titolo (Italiano)
- +Non autosufficienza, da dovere privato ha diritto universale.