Modifiche a "Verità e giustizia, per comprendere il presente serve conoscere il passato"
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La lotta contro le mafie non può basarsi esclusivamente sull’azione repressiva e sugli interventi emergenziali del presente. Per comprendere davvero il funzionamento delle organizzazioni mafiose contemporanee e per sconfiggerle in modo definitivo, è necessario fare piena luce sul passato della Repubblica italiana, sulle stragi di mafia che hanno segnato il nostro Paese e sulle eventuali complicità istituzionali che ne hanno favorito o coperto l’azione. La mafia trae potere dalla povertà: sfrutta i meno abbienti e gli emarginati per trarne profitto, nel quartieri più poveri.
Le mafie di oggi e di ieri non nascono dal nulla: esse sono il risultato di decenni di relazioni opache tra criminalità organizzata, potere economico, politica e apparati deviati dello Stato. Per questo motivo, la ricerca della verità storica rappresenta uno strumento indispensabile di giustizia, democrazia e prevenzione.
È fondamentale chiedere quindi:
la desecretazione completa di tutti i documenti relativi alle stragi di mafia e ai rapporti tra mafia e istituzioni;
il pieno accesso agli archivi dello Stato per magistrati, studiosi, giornalisti e cittadini;
la rimozione di ogni ostacolo politico o burocratico all’accertamento della verità;
il sostegno alle procure, ai familiari delle vittime, ai giornalisti d’inchiesta e alle associazioni impegnate nella ricerca della verità e della giustizia;
la promozione della memoria storica nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche;
distruggere definitivamente quella parte politica che chiede voti o favori alle mafie e collabora con esse.
Non può esistere una vera lotta alla mafia senza verità. Non può esistere giustizia senza trasparenza. E non può esistere una democrazia pienamente libera finché restano zone d’ombra sulle stragi che hanno colpito il nostro Paese e sui martiri che hanno sacrificato la propria vita nella lotta alla mafia.
Conoscere tutta la verità sulle stragi mafiose e sulle responsabilità politiche che le hanno rese possibili è un dovere morale e civile. È l’unico modo per spezzare definitivamente i legami tra mafia e potere, restituire fiducia nelle istituzioni e costruire un futuro libero dalla criminalità organizzata. Il corteo del 23 maggio a Palermo e le istanze che noi cittadini palermitani abbiamo portato in piazza ne sono il chiaro esempio: la cittadinanza rigetta le istituzioni che usano la morte di Falcone come una passerella politica, mentre a Roma infangano la sua memoria con leggi e provvedimenti aberranti. La mafia sarà sconfitta solo quando la parte buona della politica riuscirà a recidere il cordone ombelicale che lega l'altra parte politica alla mafia e all'imprenditoria.
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