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Parlare di Giustizia vuole dire parlare di gestione dello Stato e della Cosa Pubblica.
E' un tema fondante, deriva direttamente dalla Costituzione e alla Costituzione si debbono rifare i cittadini. Di conseguenza i vari appelli alla Costituzione venuti dai comitati per l'Acqua Pubblica, contro la riforma Nordio, contro la logica dei subappalti, contro lo spacchettamento di parti produttive del sistema economico da quelle distributive e dall'organizzazione del sistema dei servizi, sanità, servizi sociali, pubblica istruzione. Parlare dell'emergenza abitativa non è scisso dalla precarietà, e la battaglia per il giusto salario va assieme alla contrarietà alla delocalizzazione delle industrie all'estero e alla privatizzazione delle sezioni meno redditizie del ciclo dei rifiuti e dell'acqua, della depurazione. Giustizia perciò è togliere dalle distorsioni del libero mercato quanti più aspetti della vita di tutti i giorni e dell'impianto dello Stato.
Non si può parlare di Giustizia senza parlare di equità sociale e individuale. Il capitalismo globalizzato sfruttando risorse naturali e umane ha accresciuto quella parte della popolazione che ha sempre meno poco potere, e l'ha sottoposta a violenze inaudite. E' sufficiente soffermarsi sugli ultimi atti nei confronti di lavoratori provenienti da fuori Europa, barbaramente uccisi per la loro origine o perché costituivano un pericolo con la loro ribellione.
Un'economia anticapitalismo, nei limiti attuali, deve tendere alla riconversione delle fabbriche dannose e di armi, combattere gli sprechi e considerare la salute e l'istruzione per tutti la base per una vita sicura.
Sinistra Italiana e AVS sono chiamate a proporre interventi praticabili e comprensibili contro il sovraffollamento che impedisce qualsiasi significativa applicazione dell'articolo 27 della Costituzione. Per la parte che norma il ricorso all'amnistia e indulto mi rifaccio all'intervento già pubblicato da Marco Dal Toso. Proseguo articolando in questa maniera.
Segnalando la necessità di dare luogo a diversi rapporti economici e culturali va innanzitutto depenalizzata tutta una serie di comportamenti che i governi hanno classificato come eversivi per accrescere il controllo sulle fasce di popolazione più svantaggiate, con un meccanismo di coercizione crescente a seconda di quanto le proteste mettano in difficoltà il quadro economico.
Mi riferisco ai Decreti Rave e Caivano, continui decreti sicurezza e accordi anche europei per rimpatri, articolo 15 dell'ultimo decreto sicurezza volto a legittimare l'infiltrazione degli agenti di Polizia penitenziaria fra i detenuti.
Occorre agire nei luoghi di detenzione, carceri e CPR, e di detenzione attenuata, ICAM e REMS, perché siano sempre meno un parcheggio volto a togliere strumenti di autodeterminazione agli imprigionati, e si democratizzano, col contributo delle persone addette alla sicurezza e degli educatori.
Riguardo ai progetti del Ministro Nordio sulla creazione di esecuzione penale esterna collettiva per chi non ha domicilio, siamo favorevoli nello spirito, come per l'esecuzione in strutture pubbliche per detenuti affetti da dipendenza. Sull'applicazione i principali dubbi sono la fattibilità e il rischio di formare altre zone di parcheggio che non diminuiscano la durata della pena, sempre ricordando che chi gode di misure alternative è portato sempre meno a delinquere, si parla del 14% a oggi.
La leva dell'amnistia e indulto è descritta nell'intervento di Dal Toso.
Per scardinare questo sistema repressivo nel suo ultimo anello come nei primi è un controllo pubblico della situazione sanitaria fornito dalle ASL sulle quali insiste l'istituto, esaminato dalle istituzioni, monitorato e migliorato togliendo le numerosissime zone d'ombra. No alla gestione separata all'interno del DAP degli agenti, che vanno integrati con educatori, sanitari, personale amministrativo. Assistiamo invece, vedi anche rapporto di Antigone, al tentativo coercitivi di dividere le diverse professionalità e sensibilità.
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