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Modifiche a "Io, Casa e Famiglia"

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    La crisi degli affitti in Italia non riguarda soltanto il mercato immobiliare: riguarda il diritto all’autonomia, alla mobilità lavorativa, alla formazione di una famiglia e, più in generale, alla dignità delle persone.

    Oggi trovare una casa in affitto a prezzi sostenibili è diventato estremamente difficile soprattutto per:

    • giovani lavoratori che iniziano un impiego in un’altra città;

    • studenti e studentesse fuori sede;

    • giovani che cercano finalmente di uscire dalla casa familiare;

    • coppie e giovani famiglie che iniziano a costruire un nucleo stabile senza essere ancora pronte ad acquistare una casa;

    • persone separate o divorziate che, in tempi molto brevi, devono trovare una nuova abitazione.

    Quest’ultimo punto ha anche una forte dimensione sociale e dei diritti: la difficoltà di accesso a un alloggio rende più traumatiche le separazioni e i divorzi, alimentando dinamiche economiche squilibrate che possono penalizzare sia uomini sia donne. Garantire la possibilità concreta di trovare una casa significa anche contrastare storture culturali e materiali ereditate da una società patriarcale, in cui la dipendenza economica e abitativa limita la libertà personale.

    La casa non può essere considerata soltanto un bene finanziario. Deve tornare a essere prima di tutto un diritto e una funzione sociale.

    1. Piano nazionale per gli alloggi studenteschi pubblici

    Il primo passo per ridurre la pressione sugli affitti è separare almeno in parte la domanda abitativa studentesca da quella lavorativa e familiare.

    Occorre quindi investire in:

    • residenze universitarie pubbliche;

    • studentati comunali e regionali;

    • recupero di immobili pubblici inutilizzati;

    • convenzioni dirette tra università ed enti territoriali.

    Chi si sposta per studiare dovrebbe poter accedere automaticamente a una soluzione abitativa sostenibile, trasparente e non speculativa. Questo intervento avrebbe un duplice effetto: garantire il diritto allo studio, e liberare una parte enorme della domanda privata nelle grandi città universitarie, riducendo la pressione sugli affitti per tutti. I dettagli economici e amministrativi di questo piano appartengono al più ampio tema del diritto all’istruzione e dell’edilizia universitaria, ma è fondamentale riconoscere che la crisi degli affitti e la crisi del diritto allo studio sono strettamente collegate.

    1. Introduzione di un tetto dinamico agli affitti

    È necessario introdurre un sistema nazionale di calmierazione dinamica dei canoni di locazione. Il costo dell’affitto, utenze escluse, non dovrebbe superare una quota sostenibile del reddito medio netto locale.

    Si propone quindi che:

    • l’ISTAT calcoli periodicamente (ad esempio ogni 2 anni) il reddito netto medio per comune o area urbana;

    • dal campione statistico vengano esclusi i redditi estremamente elevati (ad esempio i primi 1000 redditi più alti dell’area considerata), per evitare distorsioni;

    • venga stabilito un tetto massimo al canone medio compatibile con il principio secondo cui l’affitto non debba superare circa il 33% del reddito netto medio disponibile.

    Naturalmente il sistema dovrebbe prevedere:

    • differenze per metratura;

    • stato dell’immobile;

    • classe energetica;

    • composizione del nucleo familiare;

    • zone urbane differenti.

    L’obiettivo non è imporre prezzi artificiali identici per tutti, ma impedire che il mercato immobiliare si sganci completamente dalla realtà economica delle persone.

    1. Riforma fiscale contro la concentrazione immobiliare

    Negli ultimi anni il prezzo di acquisto delle case è cresciuto molto meno rispetto agli affitti. Questo dimostra che una parte importante del problema deriva dalla rendita e dalla concentrazione immobiliare.

    Occorre quindi modificare il sistema fiscale affinché:

    • possedere una prima casa resti tutelato;

    • possedere una seconda casa abbia una fiscalità moderata;

    • accumulare decine o centinaia di immobili diventi progressivamente sconveniente.

    Un possibile strumento è la tassazione progressiva sugli immobili aggiuntivi, ovvero aliquote crescenti, dal terzo immobile, e oltre determinate soglie patrimoniali. Inoltre, case lasciate vuote per lunghi periodi senza giustificato motivo dovrebbero essere soggette a una tassazione significativamente più alta. Vanno inoltre previsti incentivi all’affitto stabile, come riduzioni fiscali per: contratti lunghi, canoni calmierati e locazioni a giovani, lavoratori mobili e famiglie.

    Come già discusso in altre proposte presenti sulla piattaforma, va occorre contrastare gli affitti ultra-brevi speculative, poiché la funzione della proprietà privata deve essere compatibile con l’interesse collettivo e con il diritto all’abitare.

    1. Limitazione della speculazione dei fondi immobiliari

    La casa non può diventare un semplice asset finanziario internazionale. Negli ultimi anni molti fondi di investimento, in particolare in città come Milano, hanno acquistato grandi quantità di immobili contribuendo all’aumento degli affitti, alla gentrificazione, e alla riduzione dell’offerta abitativa stabile.

    Si propone quindi:

    • limitazioni all’acquisto massivo di immobili residenziali da parte di fondi;

    • obblighi di destinazione all’affitto calmierato;

    • tassazione specifica sulle grandi concentrazioni immobiliari speculative;

    • diritto di prelazione pubblica su grandi operazioni immobiliari urbane.

    Le città devono essere pensate per chi ci vive, non per la massimizzazione della rendita finanziaria.

    1. Piano pubblico di edilizia abitativa sociale

    Accanto alla regolazione del mercato serve anche aumentare direttamente l’offerta pubblica.

    Occorre:

    • costruire nuove abitazioni popolari moderne ed energeticamente efficienti;

    • recuperare edifici abbandonati;

    • riqualificare periferie e piccoli centri;

    • creare quartieri misti e integrati, evitando ghettizzazione e marginalità.

    L’edilizia pubblica non deve essere vista come una misura residuale per persone in estrema difficoltà, ma come uno strumento ordinario di stabilizzazione sociale e di garanzia del diritto alla casa. Esempi virtuosi in questo senso sono realtà come la città di Vienna.

    1. Fondo nazionale di garanzia per gli affitti

    Molti proprietari temono morosità o difficoltà legali, mentre molti affittuari non riescono ad accedere agli alloggi per mancanza di garanzie. Si potrebbe creare:

    • un fondo pubblico di garanzia;

    • assicurazioni pubbliche contro morosità involontarie;

    • mediazione rapida tra proprietari e inquilini.

    Questo permetterebbe maggiore fiducia, minori discriminazioni verso giovani e precari, e un maggiore accesso agli affitti regolari.

    1. Una nuova idea di casa e cittadinanza

    La crisi abitativa non è inevitabile: è il risultato di scelte politiche, fiscali e urbanistiche.

    Una società in cui lavorare non basta per permettersi una casa, i giovani restano bloccati in famiglia, le persone rinunciano a separarsi per motivi economici e le città diventano accessibili solo ai redditi alti, è di fatto una società che limita libertà, uguaglianza e mobilità sociale. La casa deve tornare a essere un’infrastruttura sociale essenziale, non soltanto uno strumento di accumulazione finanziaria, perché, citando Enrico Berlinguer:

    “Nessuno dovrebbe avere il superfluo, finché tutti non avranno il necessario.”

Titolo (Italiano)

  • +Io, Casa e Famiglia

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