Modifiche a "Lavoro di cura: l’Italia non è un paese per donne. Quali misure urgenti mettere in campo"
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L’Italia non è un paese per donne a partire dal tema fondamentale della cura, il cui peso ricade ancora quasi totalmente sulla popolazione femminile. Questo quando la cura della popolazione dovrebbe invece essere una responsabilità collettiva e condivisa. Invece, oggi come ieri, il lavoro di cura, l'accudimento dei figli, l'assistenza ad anziani o familiari con disabilità e la gestione della casa grava ancora in modo sproporzionato sulle donne rappresentando una delle principali barriere alla parità economica e realizzazione professionale.
L’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ricorda che in Italia il 74% delle ore di cura familiari grava sulle donne, che secondo Istat contribuiscono al lavoro di cura con due ore e 48 minuti in più al giorno rispetto ai partner maschili. Un divario che sale a quattro ore e 12 minuti se ci sono bambini in casa e che in un anno si traduce in 64 giorni di lavoro NON retribuito in più. Un dato che nel tempo può solo peggiorare, perché stima l’Oil che, con l’aumento della domanda di assistenza e cura dovuta ai cambiamenti climatici e demografici, diventa pressante e urgente stabilire nuove misure per sostenere l’economia della cura.
La nascita di un figlio spesso implica per la donna il dover lasciare il lavoro, fare un part-time involontario, ricevere uno stipendio più basso o avere una carriera meno gratificante. Se mediamente il 20% delle donne smette di lavorare dopo essere diventata madre, nei casi dove ci sono figli con disabilità la percentuale sale ulteriormente di 15 punti, raggiungendo il 35%.
Su questo tema, i dati ufficiali dell'ISTAT mostrano che l'Italia è un Paese profondamente spaccato in due, dove il tasso medio di occupazione femminile nazionale si attesta attorno al 53,8%, ma nasconde divari territoriali drammatici tra il Nord e il Mezzogiorno. Mentre le regioni del Nord si stanno avvicinando ai livelli delle medie europee, diverse regioni del Sud dell’Italia registrano le percentuali di lavoro femminile più basse dell'intera Unione Europea. E questo è dovuto sì al minor tessuto aziendale nel Meridione ma, soprattutto, alla mancanza di servizi all'infanzia.
Quali misure urgenti possiamo e dobbiamo mettere in campo subito
Condivisione della genitorialità: Fin da subito è necessario agevolare e incentivare i padri a usufruire dei congedi di paternità per dividere il carico domestico fin dai primi mesi di vita del bambino. L’obiettivo però è di arrivare ad attuare un vero cambiamento di paradigma, con l’introduzione di congedi di genitorialità paritari, cioè gli stessi mesi, obbligatori per ognuno dei genitori, con una copertura retributiva di entrambi al 100%. Questo porrebbe entrambi i genitori sullo stesso livello di fronte a un possibile datore di lavoro e responsabilizzerebbe gli uomini sul fatto che il lavoro di cura è anche affar loro.
A fine febbraio 2026 le opposizioni hanno presentato alla Camera una proposta di legge chiedendo di estendere il congedo di cinque mesi a ciascun genitore con retribuzione garantita al 100%, rispetto all’attuale sistema che prevede percentuali variabili tra l’80% e il 30%. L’aula della Camera ha bocciato tutti gli articoli della proposta ufficialmente per via dei costi troppo elevati. La cosa non stupisce più di tanto, visto che nei programmi elettorali della scorsa tornata elettorale, il congedo paritario rientrava in tutte le proposte dei partiti in minoranza ma in nessuna di quelle della maggioranza
Servizi pubblici efficienti: Potenziare gli asili nido e il tempo pieno a scuola, oltre a creare reti di assistenza accessibili per gli anziani non autosufficienti.
Flessibilità aziendale: Promuovere lo smart working e gli orari flessibili di lavoro
Valore della cura sia dei bambini che degli anziani e delle persone non autosufficienti. E’ necessario riconoscere delle misure come il “reddito di maternità” per le madri con bambini fino a tre anni e per i caregivers il “reddito di assistenza”, specialmente nei momenti di disoccupazione o inattività (senza contratto di lavoro attivo).
Ma, come scrivono le ecofemministe Maria Mies e Vandana Shiva: “Sarà solo quando gli uomini inizieranno seriamente a condividere la cura dei bambini, dei vecchi, dei deboli e della natura, quando riconosceranno che questo lavoro di sussistenza per preservare la vita è più importante del lavoro per i soldi, allora diventeranno in grado di sviluppare una relazione paritaria, di cura e responsabilità (…) ”
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