Come superare il modello patriarcale e la violenza di genere
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Dobbiamo purtroppo constatare oggi in Italia che la cultura e il modello patriarcale non sono affatto superati. Che non siano stati abbandonati non ce lo dicono solo i femminicidi che hanno la paurosa statistica di uno ogni tre giorni, ma anche l’efferatezza con cui vengono compiuti, la violenza e la persecuzione a cui le donne e anche i loro figli e figlie vengono sottoposti e il dilagare di un modello maschile machista anche in politica.
Il modello patriarcale è un modello gerarchico, violento, che sottomette il più debole al più forte e non sente ragioni. L’esatto contrario del modello circolare che governa la natura dove ogni essere vivente contribuisce al sistema vitale che Lovelock ha chiamato Gaia. Perciò l’ecofemminismo rifiuta il modello patriarcale e machista, vede e denuncia i danni che ha provocato e che continua a provocare alla societá e all’ecologia umana.
Occorre sostenere e riaffermare e potenziare le leggi di recente conquista che cercano di arginare il patriarcato e le sue violente conseguenze, come:
Legge 66/1996: Ha trasformato la violenza sessuale da reato contro la moralità pubblica a reato contro la persona.
Legge 38/2009: Ha introdotto il reato di atti persecutori (stalking) all'articolo 612-bis del codice penale.
Legge 119/2013: Conosciuta come la legge sul femminicidio, ha ratificato la Convenzione di Istanbul e potenziato le tutele e le misure cautelari.
Legge 69/2019 (Codice Rosso): Ha impresso una svolta accelerando i procedimenti, obbligando il pubblico ministero ad ascoltare la vittima entro 3 giorni e introducendo nuovi reati come il revenge porn e il reato di deformazione dell'aspetto della persona.
Legge 168/2023: Ha ulteriormente rafforzato il DASPO e l'ammonimento del questore, estendendo l'uso del braccialetto elettronico e la sorveglianza speciale per prevenire i reati spia.
Abbiamo visto purtroppo che tutta questa normativa non è ancora sufficiente a impedire gli atti di violenza anche estremi a cui assistiamo tutti i giorni. Per questo proponiamo come prima cosa un investimento importante di risorse per il potenziamento e la diffusione territoriale e capillare dei Centri antiviolenza, fondamentali nell’ascolto e nell’aiuto delle donne in pericolo e dei loro figli.
E dato che il nostro Governo pare molto interessato al tema della Difesa, su cui sta investendo una ingente quantità di denaro pubblico, allora che difesa sia, ma non solo una difesa dei confini del paese o delle navi commerciali che devono attraversare gli stretti, ma la difesa della metà della popolazione italiana. Proponiamo quindi e non solo come provocazione, di spostare dalle spese nazionali per la difesa e il riarmo le spese per sostenere gli aiuti e la difesa della donne.
Legislazione, centri antiviolenza, il percorso comunque è molto complesso e non può prescindere da un ripensamento del ruolo maschile nella società e da un’educazione sessuo-affettiva delle giovani e giovanissime generazioni che deve coinvolgere le agenzie educative primarie: la famiglia e la scuola.
E non è da sottovalutare la necessità di sostenere, con un aiuto emotivo tutti quegli uomini che non si riconoscono in questi obsoleti modelli maschili e desiderano uscirne, per costruire insieme alle donne una società più ecologicamente umana, paritaria e sicura.
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