Settimana di 32 ore
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C'è una forma di disuguaglianza di cui si parla pochissimo: quella del tempo. Chi lavora troppo non ha tempo per i figli, per la cura, per sé. Chi non trova lavoro ha il tempo ma è senza risorse. Le categorie più colpite: le donne, che portano il peso maggiore del lavoro di cura non retribuito, e i giovani, che faticano a entrare nel mercato del lavoro.
La settimana di 32 ore è una proposta di ridistribuzione del tempo. I suoi effetti si estendono ben oltre il posto di lavoro: meno pendolarismo, meno emissioni, più tempo per la cura dei figli, più spazio per chi oggi è escluso dal mercato del lavoro.
Joe O'Connor, della no-profit 4 Day Week Global, la chiama una "politica del triplo dividendo": un intervento che porta benefici all'economia, alla società e all'ambiente insieme. Poche misure hanno una tale portata trasversale.
Non è un'idea sperimentale. In Islanda, tra il 2015 e il 2019, il governo ha condotto il più grande pilot mondiale sulla riduzione dell'orario di lavoro: 2.500 dipendenti pubblici sono passati a 35-36 ore settimanali a parità di salario. La produttività è rimasta stabile o è migliorata, il benessere dei lavoratori è aumentato significativamente. Nel 2022 il Regno Unito ha condotto un pilot con 61 aziende e oltre 2.900 dipendenti: al termine, il 92% delle aziende ha scelto di non tornare indietro.
La riduzione dell'orario di lavoro settimanale a 32 ore è possibile e necessaria. Richiede un'integrazione al reddito per i lavoratori e un sostegno alle imprese più piccole, che verrebbero garantiti dall'istituzione di un Dividendo Universale.
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