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Parte fissa e variabile dello stipendio

Si prega di leggere attentamente le regole elettorali per capire come il tuo voto sarà utilizzato da Decidiamo - Vivaio delle idee

Condivido molto la vostra attenzione su diritti, welfare e tutela del lavoro: salario minimo, lotta alla precarietà, sicurezza e dignità del lavoro sono temi fondamentali e sono pienamente d’accordo sul fatto che vadano rafforzati.

Allo stesso tempo, però, penso che nel dibattito sul lavoro manchi spesso un tema importante: la meritocrazia.

Un sistema giusto non dovrebbe solo garantire tutele a tutti, ma anche saper riconoscere e valorizzare chi si impegna di più, chi porta risultati, chi innova e crea valore. Oggi invece capita spesso che persone molto motivate e produttive ricevano, di fatto, lo stesso trattamento di chi si adagia o lavora in modo cronicamente inefficiente, perché tanto lo stipendio arriva comunque. Questo, nel lungo periodo, rischia di demotivare proprio chi dà di più.

Secondo me welfare e meritocrazia non sono in contraddizione, anzi: devono andare insieme.

Un esempio pratico potrebbe essere quello di introdurre, soprattutto nel settore pubblico, un modello con una parte fissa dello stipendio, che garantisca stabilità e tutela, e una parte variabile, legata invece a obiettivi chiari, risultati e capacità di creare valore, stabiliti con criteri trasparenti e rigorosamente verificati.

Questo principio potrebbe valere in molti ambiti. Pensiamo, ad esempio, alla sanità pubblica: un medico deve avere il suo stipendio base garantito, ma potrebbe avere una parte variabile legata anche alla sua capacità di migliorare il sistema. Ad esempio, se propone innovazioni organizzative che riducono le liste d’attesa, se introduce protocolli che migliorano la qualità delle cure, se contribuisce alla digitalizzazione dei processi, se partecipa alla ricerca clinica o sviluppa soluzioni che fanno risparmiare risorse senza ridurre la qualità del servizio, questo dovrebbe essere riconosciuto concretamente, anche economicamente.

Lo stesso vale per insegnanti, funzionari pubblici, dirigenti, e in generale per molti ruoli del settore pubblico: il messaggio dovrebbe essere chiaro, ti proteggo e ti garantisco diritti, ma valorizzo e premio anche il tuo contributo reale.

Il privato, in parte, già si muove in questa direzione; credo che anche il pubblico debba iniziare a farlo meglio, con equilibrio e senza trasformare il lavoro in una gara tossica, ma evitando anche l’effetto opposto: l’appiattimento totale.

Perché equità non significa trattare tutti allo stesso modo a prescindere, ma riconoscere il valore quando c’è.

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