Modifiche a "Tutela del lavoro logorante: ricollocamento garantito e pensione anticipata per i lavoratori della catena di montaggio e della turnazione continuativa"

Corpo del testo (Italiano)

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    Settore / Ambito:

    Lavoro, Previdenza, Diritti Sociali, Salute e Sicurezza

    Descrizione del problema

    Chi lavora per decenni in catena di montaggio, soprattutto con una turnazione continuativa comprendente anche il lavoro notturno, è sottoposto nel tempo a un significativo carico fisico, psicofisico e organizzativo.

    Non tutte le forme di lavoro notturno e di turnazione, tuttavia, possono essere considerate equivalenti.

    Una cosa è effettuare occasionalmente un turno notturno, seguito da adeguati periodi di recupero; altra cosa è essere sottoposti per anni a una rotazione continuativa e strutturale dei turni, nella quale ogni settimana cambia completamente l'orario di vita.

    Si pensi, ad esempio, a un lavoratore che per anni alterna continuamente:

    una settimana dalle 06:00 alle 14:00;

    una settimana dalle 14:00 alle 22:00;

    una settimana dalle 22:00 alle 06:00;

    per poi ricominciare nuovamente il ciclo.

    Questa non è semplicemente una successione di turni: significa costringere il proprio organismo, settimana dopo settimana e anno dopo anno, a spostare continuamente il ritmo sonno-veglia, i pasti, la vita familiare e le abitudini quotidiane.

    Per questo motivo, una turnazione strutturale di questo tipo non dovrebbe essere assimilata, ai fini della tutela, a chi svolge soltanto occasionalmente un turno notturno oppure effettua una singola notte e successivamente beneficia di un periodo di recupero.

    La continuità della rotazione deve essere considerata un elemento specifico della condizione lavorativa.

    Il peso del pendolarismo

    A questo si aggiunge, per molti lavoratori, il pendolarismo quotidiano di lunga distanza.

    Esistono lavoratori che per recarsi ogni giorno in fabbrica o in azienda percorrono 90, 100 chilometri o anche più complessivamente tra andata e ritorno, affrontando per decenni un ulteriore carico di viaggio prima e dopo il turno.

    Il problema diventa ancora più evidente quando il lungo pendolarismo si combina con la rotazione dei tre turni.

    Un lavoratore può infatti terminare alle 06:00 il turno notturno, affrontare il viaggio verso casa, recuperare poche ore di sonno e, pochi giorni dopo, trovarsi nuovamente a modificare completamente il proprio ritmo di vita.

    La condizione del lavoratore deve quindi essere valutata nella sua interezza: lavoro sulla linea, ripetitività, carichi fisici, turnazione, lavoro notturno, continuità della rotazione, pendolarismo e durata complessiva dell'esposizione.

    Soluzione proposta

    1. Distinguere la turnazione continuativa dal lavoro notturno occasionale

    La normativa dovrebbe introdurre una distinzione più precisa tra:

    A. lavoro notturno occasionale o sporadico, caratterizzato da un numero limitato di turni notturni;

    e

    B. turnazione continuativa a rotazione, nella quale il lavoratore alterna sistematicamente, settimana dopo settimana, turni mattutini, pomeridiani e notturni per un periodo pluriennale.

    La seconda condizione dovrebbe beneficiare di una specifica tutela, perché la particolare gravosità deriva non soltanto dalla presenza del turno notturno, ma dalla continua alterazione dei ritmi biologici e della vita quotidiana.

    Un lavoratore che per 20 o 30 anni alterna sistematicamente mattina, pomeriggio e notte non dovrebbe essere considerato, ai fini delle tutele, semplicemente come un lavoratore che "ha fatto delle notti".

    2. Diritto alla mobilità di salvaguardia e al ricollocamento

    Al raggiungimento di 30 anni di servizio effettivo in catena di montaggio e/o in attività caratterizzate da turnazione continuativa a rotazione comprendente il lavoro notturno, il lavoratore dovrebbe poter accedere a un percorso garantito di ricollocamento verso mansioni meno gravose.

    Il ricollocamento dovrebbe avvenire, in via prioritaria, all'interno della stessa azienda, assegnando il lavoratore a mansioni compatibili con:

    età;

    esperienza professionale;

    competenze acquisite;

    condizioni di salute;

    eventuali limitazioni lavorative certificate;

    necessità di evitare ulteriori esposizioni a ritmi e carichi fisici eccessivamente gravosi;

    esclusione, ove necessario, della turnazione notturna.

    Qualora all'interno dell'azienda non siano disponibili mansioni adeguate, dovrebbe essere previsto un percorso di ricollocamento esterno, anche attraverso la Pubblica Amministrazione o presso altre aziende e nuove realtà produttive che necessitino di personale per attività non caratterizzate da un'elevata intensità fisica.

    Il lavoratore dovrebbe essere considerato una professionalità da valorizzare, non semplicemente una persona da spostare da una mansione all'altra.

    Quando necessario, il passaggio dovrebbe essere accompagnato da formazione e riqualificazione professionale.

    3. Riconoscimento previdenziale dell'esposizione prolungata

    Prevedere una specifica disciplina previdenziale per i lavoratori che abbiano accumulato almeno 30 anni di effettiva esposizione alla catena di montaggio e/o alla turnazione continuativa a rotazione.

    La proposta prevede una maggiorazione o un coefficiente contributivo aggiuntivo per gli anni effettivamente lavorati in tali condizioni, finalizzato a consentire un accesso anticipato alla pensione.

    Il beneficio dovrebbe essere riconosciuto senza penalizzazioni sull'importo dell'assegno pensionistico, secondo criteri e requisiti stabiliti dalla legge.

    Nel definire il livello di tutela, dovrebbero essere considerati anche la durata effettiva della turnazione, la continuità del lavoro notturno e, nell'ambito dei criteri da stabilire, il particolare disagio derivante da un pendolarismo di lunga distanza protratto per molti anni.

    4. Ricambio generazionale

    La proposta non riguarda soltanto la tutela dei lavoratori più anziani.

    Un sistema di ricollocamento e pensionamento programmato potrebbe favorire un vero ricambio generazionale nei settori produttivi.

    Quando un lavoratore ha trascorso decenni sulla catena e raggiunge il limite previsto, dovrebbe avere la possibilità di passare a una mansione meno gravosa oppure, qualora ne ricorrano i requisiti, accedere alla pensione anticipata.

    Questo consentirebbe alle aziende di programmare il ricambio della forza lavoro e permetterebbe ai lavoratori più giovani di avere maggiori opportunità di ingresso, formazione e crescita professionale.

    5. Una prospettiva certa cambia il rapporto con il lavoro

    Sapere fin dall'inizio della propria carriera che, dopo un determinato numero di anni di lavoro particolarmente gravoso, esiste un percorso certo di tutela, ricollocamento e, ove previsto, pensionamento anticipato può dare al lavoratore una prospettiva concreta per il futuro.

    Il lavoratore dovrebbe sapere che il proprio percorso può essere:

    entrare → lavorare → acquisire esperienza e diritti → raggiungere il limite previsto → essere ricollocato in una mansione più sostenibile oppure accedere alla pensione anticipata.

    Questo può contribuire a rendere più sostenibile la permanenza nel lavoro, dando al lavoratore un orizzonte temporale e la consapevolezza che gli anni trascorsi in condizioni particolarmente gravose saranno riconosciuti.

    6. Valorizzare l'esperienza, non consumare le persone

    Chi ha trascorso 25 o 30 anni in produzione ha accumulato esperienza, competenze tecniche, conoscenza dei processi produttivi e capacità che possono essere preziose per l'azienda e per le nuove generazioni.

    La fase finale della carriera dovrebbe quindi trasformarsi da una fase di progressivo logoramento a una fase di valorizzazione dell'esperienza.

    Il lavoratore potrebbe essere destinato, quando compatibile con le sue capacità e condizioni personali, a funzioni di supporto, controllo qualità, formazione dei nuovi assunti, affiancamento, tutoraggio, gestione delle procedure o altre attività meno gravose.

    In questo modo l'esperienza del lavoratore anziano diventerebbe una risorsa per formare i giovani che entrano nel mondo del lavoro.

    Impatto atteso

    La proposta mira a intervenire contemporaneamente su più fronti:

    tutela della salute;

    sicurezza sul lavoro;

    riconoscimento della particolare gravosità della turnazione continuativa;

    tutela dei lavoratori sottoposti per decenni alla rotazione mattina-pomeriggio-notte;

    valorizzazione dell'esperienza professionale;

    ricollocamento verso mansioni adeguate all'età e alle condizioni del lavoratore;

    riconoscimento previdenziale dell'esposizione prolungata;

    ricambio generazionale;

    maggiore prevedibilità del percorso lavorativo.

    Conclusione

    Dopo decenni trascorsi in fabbrica, sulla catena di montaggio, alternando continuamente 06:00–14:00, 14:00–22:00 e 22:00–06:00, e in molti casi percorrendo ogni giorno 90, 100 chilometri o più per raggiungere il posto di lavoro, non si può considerare questa condizione semplicemente come una normale attività lavorativa.

    Una notte occasionale non è la stessa cosa di venti o trent'anni di rotazione continua.

    Non è la singola notte a rappresentare l'intero problema: è la ripetizione del ciclo, settimana dopo settimana, anno dopo anno, con la continua necessità di adattare sonno, vita familiare, alimentazione, spostamenti e recupero fisico a un nuovo orario di lavoro.

    È una condizione che, protratta per decenni, può diventare estremamente logorante.

    Per questo la legge dovrebbe riconoscere la differenza tra il lavoro notturno occasionale e la turnazione continuativa e strutturale, prevedendo per quest'ultima forme di tutela proporzionate alla durata dell'esposizione.

    La produttività non può essere costruita consumando le persone.

    Un sistema moderno deve accompagnare il lavoratore durante tutto il percorso professionale: dall'ingresso nel mondo del lavoro fino alla pensione, tutelandone la salute, valorizzandone l'esperienza e garantendo contemporaneamente alle nuove generazioni la possibilità di entrare e costruire il proprio futuro.

    Meno logoramento. Più tutela. Più ricambio generazionale. Un futuro più dignitoso per chi lavora.

Titolo (Italiano)

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