Modifiche a "Le leve per una riforma salariale e contrattuale in Italia"

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    Oltre il diritto al lavoro: la liberazione del tempo

    Prima di entrare nel merito tecnico, va dichiarata la direzione politica da cui muove questa proposta. La sinistra ha rivendicato per decenni un "diritto al lavoro" che oggi è un orizzonte insufficiente, e per certi versi arretrato: il lavorismo — l'idea che il lavoro salariato sia di per sé fonte di dignità, e che la fatica sia una virtù a sé stante — non è un valore di sinistra. È una narrazione che il capitalismo ha saputo fare propria, e che una parte della sinistra ha finito per interiorizzare, scambiando la piena occupazione per emancipazione.

    La battaglia che deve tornare centrale non è chiedere più lavoro: è chiedere meno. Una riduzione generalizzata e per legge dell'orario di lavoro, a parità di salario, che restituisca centralità politica al tempo liberato — non come concessione residuale da negoziare caso per caso, ma come obiettivo esplicito di riforma.

    Viviamo nell'epoca dell'abbondanza produttiva: automazione, tecnologia, decenni di crescita della produttività dimostrano che il problema tecnico — produrre abbastanza per tutti — è già risolto. Ciò che il capitalismo impone non è più scarsità materiale, ma scarsità artificiale di tempo: bisogna continuare a faticare non perché serva, ma perché la fatica va "meritata". Uscire da questa impostazione è un lavoro culturale prima ancora che normativo — serve un nuovo senso comune in cui il lavoro torni a essere uno strumento, non il fine, dell'organizzazione sociale.

    È qui che si gioca il compito della sinistra oggi: non amministrare la piena occupazione dentro le regole esistenti, ma aprire un terreno culturale nuovo — una concezione del lavoro che metta le persone, e il tempo delle loro vite, davanti alla produzione di capitale.

    Oggi in Italia la precarietà del lavoro ha due facce che si rinforzano a vicenda.

    Precarietà contrattuale. Risultato di trent'anni di riforme che hanno smontato le tutele del dopoguerra: dal Pacchetto Treu (1997), che apre al lavoro interinale, alla Legge Biagi (2003), che moltiplica le forme contrattuali atipiche fino a oltre 40 tipologie di contratto, alla Riforma Fornero (2012) sull'art. 18, fino al Jobs Act (2014-2015), che per chi è assunto dopo il 7 marzo 2015 sostituisce la reintegrazione con un indennizzo economico (oltre 3,5 milioni di lavoratori coinvolti). Il Decreto Dignità (2018) corregge solo parzialmente il tiro. Oggi il 14,7% dei lavoratori ha un contratto a termine (20% al Sud, 11,9% al Nord), e il 15,2% dei giovani 15-29 anni è NEET — tra i tassi più alti d'Europa.

    Precarietà salariale. Meno discussa ma altrettanto strutturale: dal 1992, con l'abolizione della scala mobile, nessun meccanismo protegge automaticamente il salario dall'inflazione. I rinnovi contrattuali arrivano in media oltre 14 mesi dopo la scadenza; il correttivo introdotto nel maggio 2026 (indennità di vacanza contrattuale, DL 62/2026) copre solo una frazione dell'inflazione e scatta solo dopo 9-12 mesi. Tra il 1990 e il 2024 le retribuzioni reali sono diminuite dell'1,6% in Italia, contro una crescita di oltre il 30% in Francia e Germania.

    Le due precarietà si sommano in una condizione esistenziale: l'impossibilità di accedere a un mutuo o a un affitto stabile, di programmare una famiglia, di costruire un futuro — non come emergenza congiunturale, ma come esito prevedibile di scelte legislative precise. Da qui la scelta di intervenire non solo sul salario in astratto, ma anche sui meccanismi contrattuali (appalti, somministrazione, contratti a termine, TFR) attraverso cui la precarietà si è insediata più in profondità.

    Le leve per una riforma salariale e contrattuale

    1. Contrattazione collettiva

    • Legge sulla rappresentanza sindacale in attuazione dell'art. 39 Cost. (mai attuata dal 1948): efficacia erga omnes ai contratti maggioritari, contro i "contratti pirata" (oltre 1.000 CCNL depositati al CNEL, meno di 100 realmente applicati).

    • Un nuovo protocollo sul sistema della contrattazione: superare il protocollo del 1993 con un modello che garantisca non solo il recupero del potere d'acquisto ma anche un aumento reale delle retribuzioni, a tutela dei lavoratori durante le crisi.

    • Indennità di vacanza contrattuale che funzioni davvero: trigger più rapido, copertura piena dell'inflazione, nessuna deroga transitoria.

    • Salario minimo legale come pavimento, non come sostituto della contrattazione (modello tedesco).

    • Meccanismo di indicizzazione almeno parziale dei salari all'inflazione (modello Belgio, Lussemburgo, Francia).

    2. Fiscalità del lavoro

    • No tax area fino a 15.000€ lordi e IRPEF a curva progressiva continua (modello Tarifformel tedesco), senza salti a gradini.

    • Riassorbimento delle detrazioni decrescenti nella curva stessa (oggi l'aliquota marginale effettiva arriva al 56% tra 32.000 e 40.000€).

    • Indicizzazione all'inflazione di scaglioni e detrazioni (in vigore dal 1989, poi abolita; il fiscal drag è costato 12-25 miliardi di euro tra 2022 e 2024).

    • Eliminazione contestuale di molteplici bonus fiscali esistenti, sostituiti dalla riforma dell'IRPEF.

    3. Redistribuzione

    • Tassazione degli extra-profitti delle multinazionali, oltre la global minimum tax OCSE/G20.

    • Patrimoniale sui grandi patrimoni.

    • Tassazione progressiva delle rendite finanziarie (oggi piatta al 26%) e rafforzamento dell'imposta sulle transazioni finanziarie.

    • Lotta a evasione ed elusione fiscale (tax gap italiano oltre 100 miliardi l'anno).

    • Redistribuzione dei profitti da automazione, piattaforme digitali e intelligenza artificiale.

    • Riforma della tassa di successione, oggi tra le più basse d'Europa.

    • Dividendo universale di 400-500€ a persona, incondizionato, finanziato dalle leve fiscali sopra descritte — inquadrato come comproprietà della ricchezza collettiva e non come sussidio.

    4. Riduzione dell'orario di lavoro e diritto alla disconnessione

    • Riduzione generalizzata per legge dell'orario settimanale, a parità di salario, per via legislativa generale — non lasciata alla sola contrattazione volontaria settore per settore

    • Introduzione di una norma specifica sul diritto alla disconnessione, per contrastare i problemi di salute mentale legati a stress da carico di lavoro eccessivo, mobbing e altre molestie.

    5. Appalti e filiere produttive

    • Scorporo vincolante del costo del lavoro dal ribasso in tutti gli appalti, anche privati (oggi previsto solo parzialmente nel pubblico).

    • Limite alla catena dei subappalti: un solo livello ammesso, salvo eccezioni motivate.

    • Responsabilità solidale piena, inderogabile e senza limiti di tempo lungo tutta la filiera, con onere della prova a carico del committente.

    • Clausola sociale di riassorbimento obbligatorio del personale in caso di cambio appalto, con applicazione del CCNL effettivamente rappresentativo.

    • Estensione della "patente a crediti" (oggi solo edilizia) a logistica, pulizie, vigilanza, con sospensione dall'albo fornitori per le imprese recidive.

    • Eliminazione dell'istituto del distacco (art. 30 D.Lgs. 276/2003) quando utilizzato per fini fraudolenti.

    6. Somministrazione e lavoro tramite agenzia

    • Parificazione integrale di limiti quantitativi, durata massima e causali della somministrazione a termine a quelli del contratto a termine diretto.

    • Somma dei periodi di missione in somministrazione e di contratto a termine diretto presso lo stesso utilizzatore, ai fini del computo della precarietà.

    • Diritto di precedenza e stabilizzazione effettiva dopo un numero definito di missioni o mesi, con controlli ispettivi rafforzati sulla parità di trattamento economico.

    7. TFR: dal fondo privato al fondo pubblico

    • Il TFR non esplicitamente destinato alla previdenza complementare deve confluire di default al Fondo di Tesoreria INPS, non ai fondi privati — rovesciando la logica del silenzio-assenso, rafforzata dalla Legge di Bilancio 2026.

    • Estensione dell'obbligo di versamento al Fondo di Tesoreria anche alle aziende sotto la soglia dimensionale oggi prevista, con possibilità per i lavoratori a carriera discontinua di mantenere l'accantonamento in una cassa pubblica anche alla cessazione dei contratti.

    8. Contratti a termine: causale da subito, e un prezzo per la precarietà

    • Causale obbligatoria fin dal primo contratto, non solo oltre i 12 mesi.

    • Durata massima confermata a 24 mesi complessivi, oltre i quali conversione automatica a tempo indeterminato.

    • Maggiorazione retributiva del 15-20% per il lavoro a termine, incorporata nella retribuzione corrente (più ambiziosa della "prime de précarité" francese, pari al 10%).

    • Ripensamento dell'apprendistato professionalizzante: salario minimo inderogabile, più ore di formazione obbligatoria, durata massima ridotta.

    • Ridefinizione del contratto a chiamata, con limitazioni e controlli sistemici: deve tornare a essere l'eccezione.

    9. Cassa integrazione strutturale con causale climatica

    • Causale climatica resa strutturale e permanente nella CIGO e nei fondi di solidarietà, estesa oltre il caldo estremo (alluvioni, trombe d'aria, grandinate).

    • Estensione della copertura a tutti i settori esposti (agricoltura, logistica, commercio), non solo edilizia e affini.

    • Mantenimento permanente delle condizioni di favore già sperimentate: ore di sospensione fuori dal tetto delle 52 settimane, nessun contributo addizionale a carico dell'impresa.

    • Finanziamento dedicato, distinto dal fondo ordinario della cassa integrazione.

    10. Un piano industriale nazionale

    • Statalizzazione, o rafforzamento della quota pubblica, nei settori strategici (energia, infrastrutture di rete, trasporti).

    • Piano industriale nazionale di medio-lungo periodo con obiettivi vincolanti, che integri transizione ecologica e riduzione dell'orario di lavoro.

    • Cassa Depositi e Prestiti come braccio operativo della pianificazione, con mandato esplicito di investimento strategico di lungo periodo.

    Non lavoriamo per rendere il capitalismo più equo: lavoriamo per superarlo. L'orizzonte di questa proposta è un mondo in cui il tempo delle persone smetta di essere una merce da vendere per sopravvivere e torni a essere, semplicemente, il tempo delle loro vite, meno lavoro, più esistenza liberata.

Titolo (Italiano)

  • +Le leve per una riforma salariale e contrattuale in Italia