Modifiche a "Nuovo corso per il conflitto russo-ucraino: prima la diplomazia, la guerra deve finire al più presto"
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La guerra in Ucraina deve finire al più presto.
Questa guerra sta facendo enormemente male al popolo ucraino e rischia di indebolire ulteriormente l’Unione Europea. C’è chi ritiene che debba concludersi con la capitolazione della Russia. Io penso invece che, se vogliamo essere civili e pragmatici, una guerra debba trovare una conclusione attraverso la diplomazia e la ricerca di un accordo.
Condanno senza ambiguità l’invasione di uno Stato nel territorio di un altro Stato. La mia è una condanna sincera, perché il diritto internazionale e la sovranità degli Stati devono essere rispettati sempre, non soltanto quando conviene politicamente. È lo stesso principio che dovrebbe portarci a condannare ogni violazione del diritto internazionale, comprese quelle commesse dal governo israeliano nella guerra a Gaza. Non possiamo difendere il diritto internazionale a corrente alternata: se vale, deve valere sempre.
Sostenere l’Ucraina non dovrebbe significare alimentare indefinitamente il conflitto. Se la finalità dell’aiuto militare è permettere all’Ucraina di arrivare a un tavolo negoziale in una posizione di maggiore forza e sicurezza, allora quell’obiettivo deve essere dichiarato con chiarezza: arrivare al negoziato, non impedire il negoziato.
E dobbiamo anche avere il coraggio di guardare agli interessi economici e geopolitici che ruotano intorno a questa guerra. Un conflitto prolungato significa enormi risorse destinate agli armamenti e alimenta un'industria bellica che ha interesse alla continuità della domanda. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno interessi strategici in Ucraina (vedi accordi terre rare) e nel rapporto con la Russia che non necessariamente coincidono con quelli dell'Unione Europea.
L'Europa deve quindi chiedersi se sia davvero nel proprio interesse accettare una guerra senza una chiara prospettiva diplomatica, con costi economici, energetici e industriali che ricadono anche sui cittadini europei. Non possiamo diventare semplicemente il teatro di una competizione geopolitica tra grandi potenze.
Anche le risorse dell'Ucraina meritano attenzione. Il Paese possiede importanti giacimenti di materie prime e minerali strategici, comprese risorse considerate cruciali per le tecnologie e le industrie del futuro. Gli accordi internazionali sul loro sfruttamento e sulla ricostruzione dell'Ucraina dimostrano che, accanto alla guerra, esiste anche una partita economica enorme. L'Ucraina non deve uscire dalla guerra libera soltanto sulla carta, per poi vedere le proprie risorse e il proprio futuro economico diventare oggetto di interessi e condizionamenti esterni.
A un tavolo di pace si dà e si prende. Si cercano compromessi, garanzie di sicurezza e condizioni che permettano di porre fine alle ostilità. L'obiettivo deve essere costruire un accordo che tenga insieme la sicurezza dell'Ucraina, quella della Russia e quella europea, oltre alla ricostruzione e allo sviluppo dell'Ucraina.
L'Europa dovrebbe avere un ruolo autonomo e protagonista in questo processo. Non possiamo limitarci a essere il terreno sul quale si confrontano interessi geopolitici altrui, pagando poi il prezzo economico, sociale e umano di un conflitto che si prolunga nel tempo.
Dobbiamo uscire dalla logica dei blocchi della Guerra fredda e affrontare le ragioni che hanno portato a questo conflitto con precisione, senza letture ideologiche e senza trasformare la politica internazionale in una contrapposizione tra buoni e cattivi.
Non dobbiamo essere “pro” o “contro” una nazione. Dobbiamo essere dalla parte degli interessi italiani ed europei, della pace e del rispetto del diritto internazionale. Perché il diritto internazionale ha valore soltanto se viene applicato con coerenza. Se lo si difende soltanto quando riguarda i nostri alleati e lo si ignora quando riguarda altri Stati, perde credibilità e alla fine questa ipocrisia rischia di ritorcersi contro tutti noi.
L'Ucraina deve poter arrivare a un tavolo alla pari con la Russia e negoziare un accordo sulla sicurezza europea, sulla sicurezza ucraina e russa, sulla fine delle ostilità e sulla ricostruzione del Paese.
L'Europa deve lavorare per questo obiettivo, non per una guerra permanente.
La diplomazia non è resa. La diplomazia è la strada attraverso la quale una guerra può finalmente finire.
Prima la diplomazia.
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