Difendere il territorio prima dei confini: forze armate al servizio di Protezione Civile e VVF
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Entro il 2035 l'Italia porterà la spesa per difesa e sicurezza al 5% del PIL, mentre il sistema di Protezione Civile — Vigili del Fuoco, flotta aerea antincendio, prevenzione del dissesto idrogeologico — resta strutturalmente sottofinanziato, al punto da affrontare ogni anno emergenze che costano più dell'intera programmazione annuale. La proposta non si limita a chiedere meno spesa militare: propone di destinare parte della crescita di quella spesa a Protezione Civile/Vigili del Fuoco e di ridefinire il ruolo delle Forze Armate, rendendole parte strutturale della risposta alle calamità naturali.
La proposta prevede una riduzione effettiva della quota di crescita della spesa militare destinata ad armamenti, articolata su due leve complementari — una esplicita, una funzionale.
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Un taglio formale, a favore di Protezione Civile e Vigili del Fuoco. Si redirige esplicitamente, per via di bilancio, una quota della sua crescita futura non ancora vincolata da contratti — parte dei 19 miliardi 2027-2028 e del percorso verso il 5% del PIL. Queste risorse finanziano direttamente:
il completamento dell'organico di Vigili del Fuoco e Protezione Civile,
il rinnovo e l'ampliamento stabile della flotta Canadair
il finanziamento strutturale — non più emergenziale — della prevenzione idrogeologica,
una cabina di regia unica che superi i ritardi già denunciati dalla Corte dei Conti.
Un taglio informale, ridefinire la missione delle Forze Armate. Anche la parte di spesa militare che resta formalmente tale può essere "sottratta" agli armamenti in senso stretto redirigendone la finalità. Il concorso di Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri alla Protezione Civile esiste già — ogni estate, ad esempio, la Difesa e i Carabinieri mettono a disposizione elicotteri per la campagna antincendio, ma è regolato come supporto occasionale su richiesta, non come missione istituzionale stabilmente finanziata. La proposta rende questo ruolo permanente e prioritario: una quota della crescita della spesa per la difesa dovrebbe finanziare reparti, mezzi aerei e capacità del Genio dedicati stabilmente a incendi, alluvioni e altre calamità, invece che nuovi sistemi d'arma — spostando risorse dagli armamenti alla protezione reale delle persone anche senza toccare formalmente il capitolo di bilancio "Difesa".
Ruolo internazionale
Il rischio climatico non si ferma ai confini italiani: Spagna, Francia, Grecia, Portogallo, Croazia e i Paesi della sponda sud del Mediterraneo affrontano la stessa escalation di incendi e alluvioni. L'Italia è già tra i contributori del meccanismo europeo rescEU e nel 2026 ha inviato propri Canadair in supporto a Spagna e Francia durante le loro emergenze. La proposta è che l'Italia usi questo ruolo — e le proprie capacità aeronavali e logistiche, comprese quelle delle Forze Armate ridefinite al punto precedente — per proporsi come hub di una cooperazione euromediterranea sulla protezione civile, estesa anche ai Paesi nordafricani e balcanici non membri dell'UE: non un'iniziativa isolata, ma un contributo alla sicurezza collettiva del bacino e di importante valore per la diplomazia internazionale.
Valore in campagna elettorale
L'idea non solo è in linea con altri partiti del campo largo, ma potrebbe attrarre anche voti di coloro che preferiscono dare alle nostre forze armate:
Responsabilità di protezione del nostro territori, prima di quello altrui.
Focus su minacce reali, soprattutto in delle aree rurali (dove ci sono minor voti a sinistra), anziché ipotetiche invasioni
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