Chiarezza sulle centrali nucleari
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Credo che riguardo le centrali nucleari (a fissione), nei vari interventi, ci sia una certa imprecisione. Da laureato in Fisica teorica, senza supponenza, vorrei sottolineare alcuni aspetti.
In tutte le centrali, dalle prime a quelle di decima generazione, ci sono due aspetti comuni. Primo, l’innesco è lo stesso: un atomo (generalmente) di Uranio 235 viene scisso producendo energia. Secondo; alla fine dei vari processi fisici, ci sono dei prodotti “di scarto” che non rientrano più nei processi di fissione. Le cosiddette nuove centrali fanno sì che l’uranio ed il plutonio prodotti alla fine vengano riutilizzati nella centrale stessa (mai completamente). Gli atomi finali sono, comunque, radioattivi: avranno un tempo di dimezzamento (necessario affinché metà di essi siano decaduti e quindi non più attivi) non sarà di migliaia di anni come il plutonio ma l’ordine di grandezza è di centinaia o varie decine di anni, come il Cesio. Dovranno essere eliminati.
Tre questioni: due referendum hanno detto no alle centrali, ci dimentichiamo di essi o ne teniamo conto? I tempi di costruzione sono lunghi (almeno una decina di anni): ne vale la pena? Cosa facciamo dei prodotti finali (che sempre ci saranno) che sono radioattivi? Bisogna porli in appositi siti perché siano “distanti” per decine o centinaia di anni. Dove li mettiamo?
Sembra che le centrali di III e IV generazione non producano, alla fine, prodotti di scarto radioattivi: questa convinzione è pura ignoranza della fisica che descrive il funzionamento.
In caso investiamo nel perfezionamento dell’ingegneria per centrali a fusione: gli ottimisti parlano di 10/20 anni per la loro costruzione.
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