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Regole chiare per favorire investimenti in energie pulite e riduzione del costo dell'energia

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Abbiamo bisogno di progetti e di imprese delle rinnovabili disposte a investire in Umbria e in Italia per raggiungere gli obbiettivi di decarbonizzazione e per ridurre i costi dell’energia elettrica, per cui è ora di cambiare la narrazione della “invasione” e della “devastazione” quando si parla di rinnovabili, lasciando questi termini alle tante guerre che invece sono causate spesso proprio dalla ricerca del dominio e del controllo delle fossili, come anche l’attacco statunitense all’Iran dimostra. Fare le rinnovabili è oggi più che mai uno strumento di pace.

Il settore delle rinnovabili va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti.

Secondo Legambiente Umbria quello che la regione Umbria dovrebbe urgentemente fare è riorganizzare ed efficientare le macchine amministrative regionali per affrontare correttamente questa sfida. Ad esempio copiare quanto già fa la regione Campania che ha istituito un validissimo ufficio regionale in grado di valutare in tempi celeri e con dovizia i progetti con criteri oggettivi per poi autorizzarli, cosa che gli sta garantendo di essere in linea con gli obbiettivi di legge e quando il Governo si deciderà ad attuare completamente la riforma dei prezzi zonali (superando definitivamente il PUN prezzo unico nazionale) a beneficiarne saranno anche i cittadini e le cittadine delle regioni con più rinnovabili che avranno un costo dell’energia elettrica più basso per via della maggiore presenza di impianti.

Rinviare o bloccare i procedimenti in modo sistematico non significherebbe proteggere il territorio umbro: significherebbe accumulare ulteriore ritardo rispetto a traguardi che la stessa regione, insieme al resto d’Italia, si è impegnata a raggiungere, mancando l’opportunità anche economica che le rinnovabili possono dare ai territori.

Contestualmente alle rinnovabili e anzi in maniera sinergica occorre approntare una seria politica di efficientamento energetico, finora pressochè assente, che coordini misure e incentivi avendo come focus primario quello della povertà energetica. La povertà energetica non si risolve solo pagando parte della bolletta. Si risolve riducendo il bisogno di aiuto nel tempo. Quando diciamo efficienza energetica pensiamo a cappotti termici, pompe di calore, infissi, certificati, incentivi: corretto, ma incompleto. Per una famiglia vulnerabile, l’efficienza è una misura sociale. Una casa migliore riduce la spesa, aumenta il comfort, protegge la salute e rende meno necessario intervenire ogni anno con sussidi d’emergenza. Per questo anche la Commissione europea raccomanda di destinare fondi pubblici, soprattutto sovvenzioni, alle famiglie a basso reddito che hanno risorse limitate e poco accesso al credito commerciale.

Sia per la transizione alle rinnovabili, abbandonando gradualmente ma velocemente la dipendenza dal gas, sia per le politiche di contrasto alla povertà energetica oggi in Europa uno degli esempi migliore viene da quanto sta facendo la penisola iberica con Spagna e Portogallo che sono divenuti in pochi anni laboratorio di politiche e visioni fondamentali ed efficaci. Un esempio è anche la costitiuzione di un osservatorio. L’Osservatorio Ibérico de la Energía può aiutare a confrontare dati, metodologie e buone pratiche. Può rendere più forte il lavoro dei due osservatori nazionali. Può spingere una lettura più mediterranea della povertà energetica, dove il caldo pesa quanto il freddo e dove la qualità delle abitazioni conta quanto il prezzo dell’energia.

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