Modifiche a "Conversione energetica - un piano su più livelli"

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    L'indipendenza energetica è un settore strategico per il Paese, al pari della produzione industriale, della finanza o del settore militare. La maggioranza in questa piattaforma ne è già consapevole, la dipendenza da fonti fossili determina una dipendenza dalla stabilità geopolitica con il resto del mondo, e negli ultimi decenni stiamo tutti osservando come l'ordine mondiale stia costantemente mutando, portando in questo cambiamento nuove possibilità ma anche continui teatri di guerra, chiusura di frontiere e di tratte commerciali fondamentali. La riduzione delle forniture di petrolio, l'aumento dei prezzi ai fornitori falsato dalle grandi aziende di distribuzione, i conseguenti aumenti dei prezzi dell'energia si ripercuotono a cascata su tutti i settori produttivi e commerciali, impattando quasi ogni aspetto della vita dei cittadini: prezzi del cibo, prezzi del carburante, prezzi del materiale scolastico e casalingo, per non parlare dei costi che gravano sul pubblico per mantenere tutti i servizi. Per queste ragioni, agire in questo ambito dev'essere la priorità di un fronte politico di sinistra, ma allo stesso tempo richiede un'attenta pianificazione nel tempo. Non possiamo più permetterci piani nel breve termine, se l'intenzione è quella di avere un impatto ampio e duraturo è d'obbligo pensare anche nel lungo termine, ponendo oggi le basi per assicurarsi le maggiori possibilità di riuscirci. La seguente sarà una proposta completamente personale, nata e maturata durante la mia esperienza, dove ho affrontato parte di questi argomenti nei miei anni di studio e parte all'interno dei continui confronti con l'attualità e il mondo politico.

    1. Primo passo: il breve periodo

    Nel breve periodo è necessario creare e consolidare le basi di una conversione energetica, basi che sono da trovare nel basso, nelle comunità, nei quartieri delle città e nei centri industriali. In prima battuta sarà necessaria una capillare campagna di informazione al cittadino, con volantinaggio e numeri telefonici, che illustri il potenziale delle fonti rinnovabili, i vantaggi nei prezzi in bolletta e i principali fornitori già presenti nel mercato, sia di servizi di fornitura che di distribuzione e installazione di sistemi di produzione e stoccaggio. Quindi procedere a un'incentivazione, tramite bonus proporzionati al reddito familiare o alla dimensione dell'azienda oppure sgravi fiscali, della creazione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che possono riguardare comunità extraurbane, singoli condomini o quartieri urbani, singole aziende o interi distretti manifatturieri e industriali. Tutto ciò porterà nel corso di 2-3 anni a una progressiva riduzione del fabbisogno energetico, relativa riduzione dei costi di importazione e di mantenimento delle centrali energetiche locali e ad un aumento della resilienza energetica a cali di tensione o a guasti nella rete. Sarà tuttavia necessario un coordinamento con le forze dell'ordine e la Guardia di Finanza al fine di intercettare irregolarità nella gestione dei bonus e degli sgravi, e limitare infiltrazioni criminose.

    1. Secondo passo: il medio periodo

    Qui sta il punto di svolta, che mira a superare la logica della singola legislatura per lanciarsi verso un progetto più ampio. Le campagne di informazione dovranno essere ampliate per mettere al corrente il cittadino di un piano nazionale più ampio, con l'obiettivo di una conversione massimale verso l'energia rinnovabile e un abbattimento radicale dei costi dell'energia. Dovranno essere fornite stime degli effetti benefici a cascata sui costi di produzione e distribuzione dei beni e, più in generale, sui benefici nel costo della vita. Questo al fine di assicurare una base elettorale stabile e permettere di pensare in prospettiva.

    Nel medio periodo bisogna preparare le fondamenta di una conversione su larga scala. Anzitutto, è necessario istituire un comitato che faccia il punto sullo stato attuale della rete elettrica e delle capacità di accumulo, individuando le aree più critiche caratterizzate da infrastrutture datate o carenti. Quindi si procede a una campagna di ammodernamento e di ampliamento della rete stessa, una condizione necessaria se si intende gestire una produzione energetica prevalentemente rinnovabile. Difatti, tanto più sarà importante la quota rinnovabile, tanto più la produzione energetica risulterà concentrata in determinati periodi dell'anno e del giorno, costituendo dei picchi di tensione e di corrente nella rete che devono essere letteralmente dispersi al suo interno per evitare cortocircuiti, black-out o guasti.

    Infine, sarà necessario considerare un piano di riconversione industriale, che dialoghi con le realtà presenti sul territorio e rilanci la produzione manifatturiera in ottica di strutture e infrastrutture energetiche: veicoli ibridi o completamente elettrici per uso domestico e di grossa cilindrata per il commercio, installazione capillare di colonnine di ricarica, dispositivi di accumulo energetico domestici, industriali e di larga scala, produzione di pannelli fotovoltaici e di pale eoliche, produzione di pompe di calore domestiche e industriali. Tutto ciò porterà nell'arco di 4-5 anni a preparare il Paese al passo successivo.

    1. Terzo passo: il lungo termine

    Ora che l'infrastruttura alla base è presente e potenziata a supportare tensioni più concentrate nel tempo e che le reti locali sono già affiancate da CER sia a livello domestico che industriale, è possibile considerare un piano di conversione nella produzione energetica, mirato a diminuire gradualmente l'utilizzo di centrali termiche e a istituire vere e proprie centrali elettriche rinnovabili. Sfruttando l'assetto istituzionale dell'Italia, penso che la migliore gestione sia a livello regionale, tramite comitati che dialoghino con le realtà locali per individuare le migliori posizioni di tali centrali, siano esse fotovoltaiche, solari termiche, eoliche on-shore o off-shore. La gestione deve essere pubblica, e l'energia prodotta deve andare a beneficio anzitutto delle realtà locali, per evitare episodi come quanto successo in Sardegna con l'eolico off-shore che ha portato alla nascita di un forte sentimento contrario a tali progetti. Se svolto su scala nazionale e in maniera capillare, una produzione di questo tipo sarà gradualmente a beneficio di tutti, in quanto può fare conto su una rete di distribuzione capillare ed efficiente in grado di gestire i picchi di produzione.

Titolo (Italiano)

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