Modifiche a "Connettività come diritto universale: fibra ottica per tutti i territori"

Corpo del testo (Italiano)

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    L'accesso a una connessione internet di qualità non è un servizio accessorio, ma un'infrastruttura essenziale per il lavoro, la salute, l'istruzione e la partecipazione democratica. Oggi questa infrastruttura è distribuita secondo la logica del profitto: i gestori privati coprono le aree dense e redditizie, lasciando indietro le zone periferiche, rurali e montane. Il risultato è una frattura digitale che si sovrappone e amplifica le disuguaglianze territoriali già esistenti.

    Il problema

    In Italia milioni di cittadini vivono in aree dove la fibra ottica non arriva, non perché sia tecnicamente impossibile portarla, ma perché non è economicamente conveniente per i gestori privati. Chi abita fuori dai centri urbani è costretto a connessioni su doppino telefonico, lente e instabili, inadeguate anche per un uso ordinario. Questo non è un problema tecnico: è una scelta politica che scarica sui cittadini il costo dell'assenza di investimento pubblico.

    Il modello attuale aggrava questa ingiustizia in modo strutturale: lo Stato finanzia la posa della rete nelle aree svantaggiate con fondi pubblici, compreso il PNRR, mentre i privati investono e guadagnano nelle aree redditizie. Una socializzazione dei costi e una privatizzazione dei profitti.

    Una connessione di qualità è inoltre condizione necessaria per lo smart working. Il lavoro da remoto, quando praticato su base volontaria e con tutele adeguate, rappresenta un'opportunità concreta per migliorare la qualità della vita dei lavoratori, ridurre i tempi e i costi degli spostamenti quotidiani, decongestionare il traffico urbano e abbattere le emissioni legate alla mobilità pendolare. Negare la connettività alle aree periferiche significa negare anche questa opportunità a chi già vive in contesti svantaggiati, costringendolo a scegliere tra restare con una connessione inadeguata o spostarsi verso i centri urbani, aggravando lo spopolamento dei territori.

    Proposte operative

    • Connettività ad alta velocità come diritto universale, sancito per legge, con uno standard minimo garantito, indipendentemente dalla localizzazione geografica del cittadino.

    • La rete di telecomunicazioni è infrastruttura strategica dello Stato, al pari delle ferrovie o degli acquedotti, e come tale deve essere interamente di proprietà pubblica. Lo Stato non deve limitarsi a intervenire dove i privati non arrivano: deve assumere il controllo dell'intera infrastruttura passiva, garantendo accesso equo a tutti gli operatori che offrono servizi ai cittadini. Il modello Open Fiber va nella direzione giusta ma è incompleto: la quota privata straniera va acquisita dallo Stato, e la gestione della rete sottratta alla logica del rendimento finanziario.

    • Mappatura pubblica e aggiornata della copertura reale, non dichiarata dai gestori (che spesso sovrastimano la copertura per evitare obblighi), ma verificata con misurazioni indipendenti su tutto il territorio nazionale.

    • Piano nazionale di copertura con priorità alle aree svantaggiate, con fondi pubblici vincolati e scadenze certe, sottratto alle logiche di mercato e verificabile dai cittadini.

    • Politiche coordinate per lo smart working: l'estensione della copertura deve andare di pari passo con norme che garantiscano il diritto al lavoro da remoto dove la mansione lo consente, con tutele per i lavoratori e senza che il risparmio sui costi aziendali si traduca in trasferimento di spese sui dipendenti. La connettività pubblica e il diritto allo smart working sono due facce della stessa politica di sostenibilità e giustizia territoriale.

Titolo (Italiano)

  • +Connettività come diritto universale: fibra ottica per tutti i territori